Uno studio di Casarano e colleghi applica la metodologia LCA per confrontare due opzioni di approvvigionamento idrico non potabile in un birrificio italiano in Puglia: il recupero delle acque reflue interne e la desalinizzazione delle acque sotterranee.
I risultati evidenziano un quadro articolato: da una parte, il recupero dell’acqua offre chiari vantaggi in alcune categorie ambientali come consumo idrico ed esaurimento dell’ozono; dall’altra è associato a impatti più elevati in altre categorie, tra cui il cambiamento climatico e l’eutrofizzazione, legati principalmente al ciclo di vita dei materiali impiegati nel recupero.
Nonostante queste criticità, l’opzione della sostituzione di acqua di falda con acqua di recupero rappresenta una importante scelta strategica in condizioni di scarsità idrica, quali sempre più di frequente il Sud Italia si trova a dover affrontare. In particolare, per gli usi non potabili, il riuso consente di ridurre la competizione per le forniture di acqua di alta qualità.
Lo studio, inoltre, evidenzia la possibilità di un miglioramento del processo di recupero e quindi di una riduzione del suo impatto ambientale, tramite ad esempio l’ottimizzazione dei parametri operativi dell’impianto per prolungare la durata dei materiali, l’impiego di soluzioni di filtrazione alternative e l’uso di fonti di energia elettrica a minore impatto. In questa prospettiva, dunque, il recupero di acque reflue risulta un’opzione strategica rispetto al processo di desalinizzazione ma come opzione da ottimizzare.
Rifeirmenti bibliografici: Giulia Casarano, Francesco Sardella, Pasquale Giungato. Industrial water reclamation in southern Italy: Insights from the life cycle assessment of a brewery case study. Journal of Cleaner Production, Volume 553, 2026, 147970, ISSN 0959-6526. https://doi.org/10.1016/j.jclepro.2026.147970