Nel fine linea si sta giocando una partita sempre più centrale per le prestazioni complessive delle linee di imbottigliamento. È una fase che oggi emerge come uno dei punti più delicati – e allo stesso ricchi di opportunità – dell’intero processo. In un contesto produttivo che sta cambiando radicalmente – lotti più piccoli, maggiore varietà di formati, packaging sempre più leggero e differenziato, richieste di personalizzazione – anche il fine linea viene messo sotto pressione. In parallelo, il suo ruolo viene ridefinito dall’entrata sempre più decisa di robotica, automazione avanzata, sistemi digitali. E cambia identità: il fine linea non è più soltanto una sequenza di macchine dedicate a imballaggio e pallettizzazione, ma un sistema intelligente, capace di adattarsi alle variazioni produttive e, soprattutto, di dialogare con il resto della linea, elemento considerato essenziale nel processo produttivo.
È proprio su queste tre colonne – flessibilità, produttività e integrazione – che si gioca oggi il plusvalore delle soluzioni. Le scelte tecnologiche non incidono solo sulle prestazioni della singola macchina, ma hanno effetti diretti sulla continuità operativa, sull’organizzazione del lavoro e sulla capacità dell’impianto di evolvere nel tempo.
Per approfondire questi aspetti abbiamo raccolto il punto di vista di due aziende del settore, ponendo loro alcune domande chiave: quali tecnologie stanno realmente generando valore, come stanno cambiando le esigenze degli imbottigliatori, quale ruolo ha oggi l’integrazione digitale e come si sta evolvendo, in prospettiva, il concetto stesso di fine linea. Le risposte che seguono permettono di leggere, da angolazioni diverse ma complementari, le trasformazioni in atto in una fase che oggi incide in modo diretto sulla competitività degli impianti.
ERCOPAC: obiettivo flessibilità e connessione
Ercopac, azienda con oltre vent’anni di esperienza nel fine linea e soluzioni dedicate a depallettizzazione, etichettatura, fasciatura, pallettizzazione e movimentazione, individua nella flessibilità, nella connettività e nella capacità di evolvere nel tempo i pilastri dello sviluppo futuro dei sistemi di fine linea.
A illustrarne il punto di vista è Elena Maselli, Marketing Manager di Ercopac.

Quali tecnologie di fine linea (robotica, sistemi di visione, automazione avanzata, soluzioni per packaging sostenibile, digitalizzazione) stanno oggi generando un reale vantaggio industriale per l’utilizzatore e con quali benefici?
«I benefici possono essere ricondotti a una serie di miglioramenti concreti e trasversali: dall’aumento della produttività alla possibilità di operare in continuo (24/7), fino all’eliminazione delle attività ripetitive. A questi si affiancano una sensibile riduzione degli infortuni, grazie all’adozione di sistemi di sicurezza evoluti, una maggiore flessibilità operativa, oltre a un monitoraggio costante dei processi e a una pianificazione più efficace delle attività. Oggi le tecnologie di automazione del fine linea stanno vivendo una fase di forte evoluzione grazie alla convergenza tra robotica intelligente, digitalizzazione e sostenibilità del packaging. Le aziende che adottano soluzioni avanzate in questa fase – spesso ancora gestita in parte manualmente – stanno ottenendo vantaggi competitivi concreti in termini di produttività, qualità e sicurezza».
Come stanno evolvendo le esigenze degli imbottigliatori (micro-lotti, alta variabilità, personalizzazione del packaging, linee ibride) e quali scelte tecnologiche nel fine linea risultano oggi decisive per garantire continuità produttiva e ritorno dell’investimento?
«Le nuove scelte tecnologiche per il fine linea si inseriscono in un contesto produttivo sempre più articolato, caratterizzato da lotti di dimensioni ridotte e da cambi di formato frequenti. A questo si aggiunge l’evoluzione dei materiali, con bottiglie più sottili e un minore utilizzo di PET, film sempre più leggeri e casse meno rigide, elementi che richiedono una gestione più attenta e soluzioni impiantistiche capaci di garantire stabilità e continuità operativa. Le esigenze degli imbottigliatori (beverage, food&liquid) stanno cambiando rapidamente. Il modello tradizionale “alta velocità + pochi formati” sta lasciando spazio a linee molto più flessibili, con alta variabilità di SKU e packaging. Questo ha un impatto diretto sul fine linea (case packing, palletizing, wrapping, intralogistica), che oggi è spesso il vero collo di bottiglia della produttività».
Quanto incide oggi l’integrazione del fine linea con il resto della linea e con i sistemi di fabbrica (monitoraggio, OEE, manutenzione predittiva, connettività 4.0) nella creazione di valore industriale? Quali caratteristiche dovrebbe richiedere un utilizzatore per non trovarsi con un impianto rapidamente obsoleto?
«Oggi l’integrazione del fine linea con la linea produttiva e con i sistemi digitali di fabbrica è diventata uno dei principali fattori di creazione di valore industriale. In molti impianti beverage o food il fine linea non è più solo una sequenza di macchine, ma un nodo informativo della fabbrica connessa».
Qual è la vostra visione strategica del fine linea nei prossimi anni e quale elemento distintivo caratterizza il vostro approccio tecnologico e progettuale?
«La nostra visione è che il fine linea stia evolvendo da insieme di macchine a sistema intelligente e connesso capace di adattarsi alla crescente variabilità dei prodotti, dei formati e dei flussi logistici. Nei prossimi anni il fine linea dovrà rispondere a tre grandi trasformazioni dell’industria: moltiplicazione degli SKU e micro-lotti, packaging sempre più variabile e sostenibile, integrazione completa con i sistemi digitali di fabbrica. Il nostro obiettivo è quindi progettare sistemi di fine linea flessibili, connessi e pronti per evolvere nel tempo, mantenendo elevati livelli di efficienza e semplicità operativa».
Mondo & Scaglione: la robotica è la risposta alle domande del mercato
Da oltre 50 anni Mondo & Scaglione progetta, sviluppa, realizza e collauda internamente le soluzioni destinate al mercato, distinguendosi per una forte componente robotica. In questo ambito, l’azienda con sede a Canelli individua il principale vantaggio competitivo per il fine linea e una risposta concreta alle esigenze oggi dominanti: flessibilità, incremento del numero di cicli rispetto ai sistemi tradizionali, maggiore produttività e riduzione degli ingombri.
A delineare la visione aziendale è Fabrizio Panza, socio di Mondo & Scaglione.

Quali tecnologie di fine linea (robotica, sistemi di visione, automazione avanzata, soluzioni per packaging sostenibile, digitalizzazione) stanno oggi generando un reale vantaggio industriale per l’utilizzatore e con quali benefici?
«Sicuramente la robotica sta entrando pesantemente nelle macchine di fine linea e nelle macchine per il packaging in generale. Per quanto ci riguarda è già da alcuni anni che stiamo “spingendo” i nostri clienti verso questa soluzione. Quando iniziammo, circa venti anni fa, era molto difficile far passare il messaggio che questa soluzione fosse la più adatta al cliente, mentre oggi la robotica non viene più vista come un sistema complesso ma come un sistema che risolve problemi. Utilizzare i robot oggi significa avere vantaggi di flessibilità, aumento del numero di cicli rispetto ai sistemi tradizionali quindi maggiore produttività e riduzione degli ingombri. A questo punto è chiaro che per alcune funzioni di “manipolazione” prodotto quali le operazioni di pick & place e di pallettizzazione i robot sono la soluzione più adatta».
Come stanno evolvendo le esigenze degli imbottigliatori (micro-lotti, alta variabilità, personalizzazione del packaging, linee ibride) e quali scelte tecnologiche nel fine linea risultano oggi decisive per garantire continuità produttiva e ritorno dell’investimento?
«Il mercato sempre più competitivo e sempre più veloce con un time to market sempre più ridotto impone ai nostri clienti di strutturarsi in maniera molto flessibile al fine di poter fornire in tempi brevissimi quantitativi di merce importanti. Anche le mode, molto più mutevoli rispetto a un tempo, impongono ai clienti la necessità di attrezzarsi di macchine molto flessibili per poter passare da un tipo/formato di prodotto a quello successivo in tempi limitati. I robot, avendo cicliche molto veloci rispetto alle macchine tradizionali, soddisfano le esigenze di lavorare ad alte velocità. Inoltre, avendo la possibilità di attuare in maniera completamente automatica i cambi formato, garantiscono agli utenti la flessibilità necessaria per passare da un lotto/formato di prodotto a quello seguente in tempi ridotti e senza l’ausilio dell’operatore. Ovviamente quanto descritto sopra, garantisce non solo vantaggi tecnici al cliente finale ma anche economici permettendo una riduzione del personale necessario per la funzionalità della linea e aumentando i volumi prodotti in un tempo più breve rispetto allo standard».
Quanto incide oggi l’integrazione del fine linea con il resto della linea e con i sistemi di (monitoraggio, OEE, manutenzione predittiva, connettività 4.0) nella creazione di valore industriale? Quali caratteristiche dovrebbe richiedere un utilizzatore per non trovarsi con un impianto rapidamente obsoleto?
«Oggi è fondamentale che tutte le macchine che compongono una linea di confezionamento comunichino tra di loro. La linea ormai viene considerata come una singola macchina che prevede un input di prodotto “grezzo” che fornirà un output di prodotto finito e stoccato. Industria 4.0 ha aiutato ad accelerare un processo di modernizzazione che era già in corso aiutando il cliente da due punti di vista: innanzitutto, dandogli la possibilità di raccogliere dati concernenti tutte le fasi di lavorazione della linea e quindi aiutandolo a prendere decisioni in tempi brevissimi su quali azioni intraprendere per migliorare l’efficienza della stessa; in secondo luogo permettendogli di essere aiutato da remoto nel caso in cui qualche macchina abbia problemi durante la produzione. Il consiglio da dare a qualsiasi cliente è sicuramente di acquistare macchine che integrino tutti gli strumenti di connettività oggi presenti sul mercato».
Qual è la vostra visione strategica del fine linea nei prossimi anni e quale elemento distintivo caratterizza il vostro approccio tecnologico e progettuale?
«Per noi la robotica non è una scoperta ma è solo la naturale evoluzione che avevamo immaginato quasi vent’anni fa. La velocità e la facilità dei cambi formato/prodotto, la riduzione del layout delle macchine e la loro integrazione sempre più spinta permettendo linee molto performanti e flessibili in spazi ridotti è quello a cui abbiamo lavorato e stiamo lavorando per il futuro. Il nostro DNA ci ha sempre spinti a creare soluzioni basandoci sulla domanda del mercato, spesso studiate anche sulle esigenze specifiche di un singolo cliente. Lo abbiamo fatto per 55 anni, contiamo di continuare con questa filosofia per i prossimi 55 anni».