Automazione: opportunità, limiti e sviluppi futuri dei gripper morbidi

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Si tratta di una tecnologia con un potenziale importante per l’automazione alimentare. Le sfide riguardano la flessibilità, l’igiene, la resistenza e la convenienza. Solo a queste condizioni potranno passare da soluzione innovativa a componente stabile delle linee alimentari automatizzate

L’impiego delle pinze robotiche morbide nel settore alimentare è un tema sempre più interessante, ma nella pratica industriale la loro diffusione è ancora limitata. Manipolare alimenti non confezionati è infatti molto più complesso rispetto alla gestione di prodotti già imballati. Un alimento può essere fragile, umido, irregolare, deformabile o cambiare comportamento in base alla temperatura, alla maturazione e alle condizioni di lavorazione. Per questo motivo, lo sviluppo di gripper soft realmente affidabili, igienici e facilmente integrabili nelle linee produttive rappresenta ancora una sfida importante. La promessa è chiara: migliorare la presa, adattarsi a prodotti diversi, ridurre i tempi di cambio formato, limitare gli scarti e rendere l’automazione più flessibile. Tuttavia, tra ricerca, prototipi e applicazioni industriali su larga scala esiste ancora una distanza da colmare. Negli ultimi anni molte industrie manifatturiere hanno introdotto sistemi robotizzati per aumentare efficienza, qualità e continuità produttiva. I vantaggi sono noti: maggiore velocità, minore variabilità, riduzione dei lavori ripetitivi e possibilità di operare in ambienti difficili. Nel comparto alimentare, però, l’automazione robotica ha seguito un percorso più graduale. I robot sono molto diffusi nelle attività di fine linea, come confezionamento, inscatolamento e pallettizzazione, mentre sono meno presenti nelle fasi in cui è necessario manipolare direttamente il prodotto alimentare. La differenza è sostanziale. Una cosa è prendere una confezione rigida o una scatola con forma e peso prevedibili; un’altra è afferrare un croissant, una mela bagnata, una porzione di pesce o un pezzo di pollo disposto casualmente su un nastro. Nel primo caso la geometria è regolare e ripetibile. Nel secondo, ogni pezzo può essere diverso dal precedente per forma, consistenza, superficie e fragilità. In questi casi la presa può diventare instabile, poco ripetibile o addirittura danneggiare il prodotto. Progettare una pinza specifica per ogni alimento sarebbe possibile, ma poco pratico: aumenterebbero costi, tempi di cambio formato, manutenzione e complessità operativa.

Automazione alimentare e difficoltà della presa robotica

Uno dei principali limiti dell’automazione alimentare è la difficoltà di eguagliare la flessibilità dell’operatore umano. Una persona riesce ad adattare il gesto in modo naturale: valuta la consistenza del prodotto, corregge la presa se l’oggetto scivola, dosa la forza e riesce a manipolare alimenti sovrapposti o disposti in modo irregolare. Per un robot, invece, queste operazioni richiedono sistemi di visione, controllo e presa molto più evoluti. Questo non significa che la robotica non abbia grandi potenzialità nel settore alimentare. Al contrario, i benefici sono importanti. Un sistema automatico può garantire continuità operativa, ripetibilità, riduzione degli errori e migliori condizioni igieniche. Quest’ultimo aspetto è particolarmente rilevante nei prodotti pronti al consumo o destinati a un semplice riscaldamento, dove la contaminazione microbiologica può rappresentare un rischio significativo. La difficoltà della manipolazione alimentare non è nuova. Già nei primi studi sull’automazione della cucina e della preparazione dei cibi era emerso che presa, dispensazione e posizionamento rappresentavano alcuni dei punti più critici. Un esempio storico è il lavoro di Patri del 1991, basato sull’impiego di un robot Puma 760 per servire piatti secondo ricette preimpostate. Pur trattandosi di un progetto teorico, evidenziava già allora quanto fosse complesso manipolare alimenti con soluzioni tecniche semplici e generalizzabili. Ancora oggi il problema resta attuale e la disponibilità di organi di presa flessibili continua a essere uno dei principali ostacoli all’impiego esteso della robotica nella manipolazione diretta di alimenti non confezionati.

Dalla ricerca alle applicazioni industriali

I’m going to create an image of agriculture and smart farms, and green lettuce is spread out in white laboratories and is managed by robots, so it’s like a state-of-the-art farm

La robotica soft rappresenta una delle strade più promettenti per superare i limiti delle pinze tradizionali. I gripper morbidi possono deformarsi, adattarsi alla forma del prodotto e distribuire meglio la forza di presa. Questo li rende adatti ad applicazioni di pick-and-place, porzionamento, confezionamento e gestione di prodotti sfusi o irregolari. Le soluzioni disponibili possono essere ricondotte a diverse famiglie.

Una delle più comuni è quella delle pinze a ventosa. Sono compatte e richiedono il contatto con una sola superficie del prodotto. Funzionano bene con alimenti lisci e abbastanza stabili, ma possono perdere efficacia in presenza di geometrie irregolari, superfici porose, umidità o liquidi superficiali. In questi casi la tenuta del vuoto può diventare instabile e compromettere la ripetibilità della presa. Per aumentare l’affidabilità, il vuoto viene talvolta combinato con elementi morbidi o dita flessibili. Nascono così sistemi ibridi, più adattabili alla forma dell’alimento. Questi sistemi possono migliorare la versatilità, ma introducono anche nuove complessità: più componenti da pulire, maggiore attenzione alla progettazione igienica e più regolazioni da gestire. Un secondo approccio è rappresentato dalle pinze avvolgenti. Questi gripper circondano in parte o completamente il prodotto, distribuendo la forza su una superficie più ampia. Sono adatti a prodotti tondeggianti o abbastanza regolari, come pomodori, mele, uova, agrumi o alcuni prodotti da forno. Il vantaggio è una presa più delicata rispetto a una pinza rigida. Il limite emerge quando la forma del prodotto cambia molto o quando la superficie è scivolosa: in questi casi bisogna trovare un equilibrio preciso tra adattabilità, forza applicata e rischio di danneggiamento. Molto diffuse sono anche le pinze soft a dita. In questo caso più elementi flessibili vengono disposti in configurazioni diverse in base al prodotto da manipolare. Le configurazioni parallele possono essere adatte ad alimenti allungati o cilindrici, come banane, cetrioli o melanzane. Le configurazioni radiali o centrate risultano invece più efficaci con prodotti sferici o irregolari, come mele, arance, kiwi o prodotti da forno. Le pinze a dita possono essere utilizzate anche per alimenti più complessi, come noodles, porzioni di carne, pesce o ingredienti destinati all’assemblaggio di confezioni. In questi casi la sfida non è solo afferrare il prodotto, ma farlo senza romperlo, schiacciarlo o modificarne l’aspetto. I sistemi di attuazione possono essere pneumatici, a tendini, magnetici o ibridi, a seconda della forza richiesta, della velocità di ciclo e delle condizioni igieniche della linea.


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