
A Venegazzù, in provincia di Treviso, l’imbottigliamento del vino non è concepito come una corsa alla massima velocità, ma come una fase nella quale flessibilità e tutela del prodotto devono convivere. È qui che, dal 1972, la famiglia Palla – fondamentale nel processo di riconoscimento dell’Asolo Prosecco Superiore DOCG – consolida la tradizione dei vini del territorio, anche grazie a una tecnologia legata al riempimento e al confezionamento considerata, dalla proprietà, indispensabile.
«Producendo sia vini fermi che spumanti, la nostra esigenza è quella di disporre di macchinari che si adattino a tutte le tipologie di vino – spiega Lorenzo Palla, titolare di Loredan Gasparini –. Non abbiamo necessità di attrezzature dalle enormi capacità produttive». La linea di imbottigliamento viene avviata due o tre volte al mese e lavora, in media, circa 3.000 bottiglie all’ora; il confezionamento, invece, è quotidiano.

Al di là di qualche private label, si imbottigliano più o meno 500.000 referenze all’anno, 300.000 delle quali attraverso il brand Loredan Gasparini e 200.000 a marchio Casa Bianca di Venegazzù Vini. Della linea fanno parte un depallettizzatore Babydepal OMA, un monoblocco Titania32 di Bertolaso provvisto di tappatore Delta604, una gabbiettatrice Record 5000 di Robino & Galandrino, una lavabottiglie GAI 5108, un’incapsulatrice Robino & Galandrino Variant, un’etichettatrice Cavagnino & Gatti e una serie di macchinari OMA dedicati al confezionamento: formacartoni AC400HM/40HM, incartonatrice IS800, inseritore di alveari 1T, chiudicartoni CSF400 HM e pallettizzatore Millenium 3000. Completa l’assetto un tappatore a corona per il Metodo Classico. «È una linea che consideriamo completa per le nostre esigenze», sottolinea Palla, mentre descrive la lavorazione su diversi formati e l’utilizzo di tre differenti tipologie di bottiglie.
Confezionamento in base alle esigenze


Quando la produzione richiede il funzionamento in linea, il percorso comincia dal depallettizzatore: le bottiglie vengono prelevate dal pallet, lavate e avviate al monoblocco Titania32+Delta604, dove avvengono imbottigliamento e chiusura, con una configurazione per vini fermi e spumanti. Dopo il riempimento e la tappatura, le bottiglie passano alla gabbiettatrice Robino & Galandrino Record 5000, mentre per il Metodo Classico entra in gioco il tappatore a corona. Il flusso prosegue verso il tunnel di asciugatura, dedicato soprattutto agli spumanti. Questi vengono imbottigliati a bassa temperatura e devono essere riportati a condizioni più favorevoli prima dell’etichettatura: un passaggio che consente alla superficie della bottiglia di arrivare alla fase successiva con le caratteristiche necessarie per una corretta applicazione dei materiali autoadesivi. «Quando andiamo in linea con gli spumanti, i vetri dei contenitori hanno la necessità di venire riscaldati un minimo, così da riuscire al meglio nel passaggio dell’etichettatura», precisa Palla. L’organizzazione prevede anche un secondo schema: più frequentemente, dopo l’imbottigliamento le bottiglie vengono depositate nei cestoni e l’etichettatura avviene in una fase successiva; il prodotto viene poi ripreso, lavato esternamente e asciugato per passare all’etichettatrice Cavagnino & Gatti, che dispone di quattro stazioni per l’apposizione di etichetta frontale e posteriore, collarino e fascetta. Il confezionamento può così essere organizzato secondo le esigenze delle diverse referenze.

Una volta completata l’applicazione delle label, il percorso si sposta verso il confezionamento secondario: l’incartonatrice OMA opera affiancata al formatore di cartoni e all’inseritore degli alveari, prima che avvengano la chiusura del cartone e la preparazione delle unità destinate alla movimentazione grazie al pallettizzatore Millenium 3000.
Tutelare la qualità di prodotti differenti
Punta di diamante dell’impianto – che comprende macchine con più di dieci anni e la cui continuità operativa è affidata abitualmente alle operazioni di manutenzione – è il monoblocco Bertolaso, ancora efficiente grazie alle revisioni periodiche. E se il rinnovo recente si è concentrato sul fine linea, coerentemente con un confezionamento quotidiano e con imbottigliamenti programmati, la prossima evoluzione riguarderà il lavaggio esterno e interno delle bottiglie. «Sarà questa, con tutta probabilità, la prossima macchina che sostituiremo», conferma il titolare, chiarendo come le apparecchiature in azienda abbiano una capacità oraria inferiore rispetto alle soluzioni oggi disponibili. L’obiettivo non è aumentare indiscriminatamente la velocità, ma mantenere una dotazione adeguata a tutelare la qualità di prodotti differenti, che si tratti di spumanti o di vini fermi. Per il 2026 è in previsione anche l’acquisto di qualche altro vinificatore e di contenitori di stoccaggio di taglia più piccola. «Il grande lavoro di parcellizzazione che stiamo portando avanti in campagna richiede raccolte sempre più mirate che ci spingono a strutturarci e organizzarci dotandoci di recipienti più piccoli. Inoltre, abbiamo in programma la sostituzione di alcune botti e l’acquisto di nuove pompe per la vendemmia».
Attrezzature funzionali e attente ai consumi
Questi investimenti seguono quello rilevante del 2025: circa 500.000 euro sono stati destinati al rinnovo dell’impianto elettrico, per adeguarlo alle esigenze aziendali, e, perlopiù, a un nuovo impianto fotovoltaico destinato a far raggiungere alla Cantina l’autonomia energetica entro il prossimo anno. Per il resto, secondo Palla, la strategia di cantina è chiara: «Il nostro obiettivo è quello di mantenere un buon livello di attrezzature, che siano funzionali a garantire la qualità dei nostri prodotti e che, allo stesso tempo, prestino attenzione ai consumi. Anche l’automazione dovrà rendere più semplice la gestione dei diversi formati, senza complicare il lavoro dei dipendenti e del personale». Non sono previste nuove linee né aumenti significativi dei volumi, perché le uve di proprietà manterranno stabile la produzione; la crescita, dunque, passerà dal posizionamento delle referenze, rivolte in particolare al canale HoReCa, seguendo le tendenze e senza allontanarsi dall’identità. «L’unicità e l’artigianalità sono essenziali nel nostro mercato – conclude Palla –: dobbiamo riuscire a esprimere ciò che gli altri non hanno e saper caratterizzare la produzione in modo chiaro per il consumatore, realizzando vini che raccontino le singolarità della nostra terra. L’imbottigliamento, in questo senso, è un momento cruciale in cui una produzione legata al luogo incontra una tecnologia chiamata a conservarne il risultato. È attraverso questa autenticità e questo modo di operare che saremo in grado di continuare a valorizzare le varie espressioni del nostro areale».