“Di più non si può chiedere”: è da questa frase, pronunciata dall’enologo e consulente Alberto Antonini al rientro dall’esplorazione di un territorio vitivinicolo nel Sud-Est della Spagna, che prende forma un progetto destinato a ridefinire la presenza internazionale di Fantini Wines.
Valentino Sciotti, fondatore e CEO del Gruppo, ricostruisce così l’origine di Finca Fella, iniziativa avviata nel 2021 in un territorio che da tempo aveva attirato l’attenzione della realtà abruzzese. L’intuizione si traduce inizialmente in una joint venture con la cooperativa di Alpera, scelta che consente di testare il potenziale produttivo e commerciale dell’area. I risultati arrivano rapidamente: i vini incontrano un consenso immediato e confermano la vocazione di un comprensorio fino ad allora privo di una piena valorizzazione enologica. Nel 2025 avviene il passaggio strategico: l’acquisizione, da parte di Fantini Wines, della storica Cantina Venta la Vega, oggi unico stabilimento spagnolo del Gruppo, quartier generale del progetto e centro operativo di Finca Fella all’interno della DO Almansa.
«È un passo che consolida la nostra presenza in Spagna e apre una nuova fase di sviluppo internazionale, nel segno della qualità e della valorizzazione dei terroir più autentici», osserva Sciotti. Per Fantini Wines, fondata nel 1994 a Ortona e oggi Gruppo leader nell’export dal Sud Italia con oltre 23 milioni di bottiglie annue distribuite in più di 90 Paesi, si tratta di un’ulteriore estensione di un modello che integra collaborazioni con viticoltori locali e boutique winery altamente specializzate, riuscendo a coniugare artigianalità, qualità e volumi scalabili. L’acquisizione di Fantini Wines da parte di Platinum Equity nel 2020 e i risultati economici del 2024 – margine operativo lordo al 27,5% e circa 84 milioni di euro di fatturato – delineano un contesto industriale solido entro cui si inserisce la scommessa spagnola.
Trasformare la fatica in eccellenza
Finca Fella si estende su oltre 1.300 ettari di vigneti, coltivati con passione e dedizione da una rete di piccoli viticoltori legati all’azienda da accordi di lungo periodo. «Conoscono ogni filare come le proprie tasche e saprebbero persino chiamare le viti per nome – sottolinea Sciotti -. È un know-how che non abbiamo voluto perdere, al fine di assicurarci uve della più alta qualità possibile». L’altopiano su cui si trova l’azienda si colloca a circa 900 metri di altitudine ed è caratterizzato da clima continentale e ventilato, piogge rare e forti escursioni termiche tra giorno e notte: la vita, qui, è dura, autentica, con condizioni pedoclimatiche che favoriscono una viticoltura di resistenza, in grado di trasformare la fatica in eccellenza. I vigneti “in vaso”, spesso secolari ed eroici, crescono radi e bassi, costretti a cercare in profondità la poca acqua disponibile; la conseguenza naturale è la concentrazione degli acini e una produzione di grappoli piccoli e intensi. Nonostante tale ricchezza, l’area non ha mai sviluppato un’enologia capace di esprimere appieno questo patrimonio: «Noi ci siamo prefissati di colmare questo vuoto tramite un approccio moderno, ma rispettoso». La Cantina conta attualmente tre dipendenti locali, a cui si aggiunge l’enologo di progetto, e durante la vendemmia l’organico si amplia di ulteriori quattro o cinque unità. Sul fronte ambientale, la sostenibilità è definita un “pilastro strategico” e l’obiettivo dichiarato è estendere a Finca Fella gli stessi standard di rendicontazione e gestione green adottati in Italia, dove Fantini opera con tre impianti di proprietà a Ortona (CH), Roseto degli Abruzzi (TE) e Acerenza (PZ), puntando anche in questo caso su un modello produttivo trasparente e misurabile: uso efficiente delle risorse idriche, progressiva introduzione di energie rinnovabili, riduzione dell’impronta carbonica lungo la filiera. Il clima secco e ventilato dell’area consente di operare secondo il disciplinare biologico, grazie a basse umidità e notti fredde che limitano malattie e funghi, evitando l’impiego di anticrittogamici. «Finca Fella non vuole essere solo un progetto enologico, ma anche un laboratorio di sostenibilità in cui tradizione e innovazione convivono in equilibrio».
Garanzia di affidabilità e performance
Un progetto identitario, dunque, con un impianto industriale coerente con gli standard del Gruppo. E proprio l’imbottigliamento, fase conclusiva e non reversibile del processo, rappresenta uno dei cardini tecnici su cui si misura la credibilità dell’iniziativa. Cuore pulsante della struttura, la linea di imbottigliamento di ultima generazione – ammodernata subito dopo l’acquisizione della Cantina – è stata concepita seguendo un principio guida molto semplice, ma fondamentale: garantire la massima precisione e preservare l’integrità del vino in ogni fase del processo produttivo. «Le scelte tecnologiche che abbiamo compiuto sono state prese per lavorare nel massimo riguardo dei prodotti, minimizzando ogni possibile stress o alterazione – dichiara Mauro Di Giacomo, enologo di Finca Fella -. In particolare, poniamo grande attenzione al controllo dell’ossidazione: l’intero ciclo, dalla pressatura fino all’imbottigliamento, avviene in assenza di ossigeno, il che ci permette di mantenere intatti i profumi primari e la freschezza aromatica dei vini, evitando perdite qualitative». Le tipologie di vetri gestite lungo un percorso completamente automatizzato e controllato sono tre, ad oggi, e la linea, contraddistinta da una capacità di 2.000 bottiglie all’ora, risulta composta da macchinari forniti da alcuni dei migliori produttori italiani del settore enologico.

La ricerca della perfezione
Il ciclo si apre con un depallettizzatore Mas Pack che separa le bottiglie vuote dai pallet in modo ordinato e attento, evitando contatti diretti tra vetro e parti meccaniche; da qui le bottiglie sono avviate al sistema di sciacquatura, dove vengono pulite e sanificate con estrema cura, pronte per la fase successiva. Una riempitrice GAI – asse portante del processo – opera in ambiente inerte, minimizzando l’esposizione all’ossigeno e riducendo ogni possibile stress sui prodotti. «GAI è un marchio sinonimo di eccellenza e accuratezza nel mondo del vino e i suoi impianti assicurano un riempimento estremamente preciso – evidenzia Di Giacomo -. È una fase cruciale e determinante, questa: una volta che il vino è imbottigliato e tappato, infatti, non si può più intervenire. Ogni dettaglio deve essere perfetto». Dopo la tappatura, le bottiglie transitano sull’etichettatrice GAI, completamente automatizzata, che garantisce uniformità applicativa e coerenza estetica. L’identità visiva dei prodotti, in questo contesto, è trattata con la stessa attenzione riservata al contenuto. La cartonatrice APE, compatta e versatile, consente poi un confezionamento rapido e sicuro, ottimizzando tempi e spazi e adattandosi ai diversi formati bottiglia, un vantaggio importante per una produzione articolata come quella di Finca Fella. L’ultimo step è affidato al pallettizzatore Mas Pack, che organizza le scatole ultimate su pallet pronti per lo stoccaggio o la spedizione, automatizzando la movimentazione e contribuendo alla sicurezza sul lavoro e all’efficienza logistica. «Abbiamo acquistato recentemente il pallettizzatore e il depallettizzatore, per migliorare la nostra efficienza produttiva; contiamo di compiere presto un ulteriore investimento: una macchina per azoto e CO2, con relative linee di distribuzione sugli impianti. L’imbottigliamento è probabilmente la fase più delicata della filiera: per questo investiamo costantemente in tecnologie di alto livello, che garantiscano precisione, igiene e totale protezione del vino. Il fine è assicurare che il prodotto arrivi al consumatore esattamente come lo abbiamo pensato e creato in cantina: senza alterazioni né perdite aromatiche».