Migliorare la riconoscibilità del marchio

Condividi

Il progetto di rebranding Tedeschi ha ridefinito linguaggi, segni e narrazione di una realtà storica della Valpolicella

Nel mondo del vino il rebranding è spesso un’operazione di equilibrio tra ciò che deve restare e ciò che deve cambiare, tra memoria e progetto, tra riconoscibilità e innovazione. La nuova identità visiva presentata da Tedeschi lo scorso Vinitaly si colloca precisamente in questo spazio di tensione, ma lo fa con un approccio che va oltre la dimensione estetica. Il progetto nasce come risposta a un’esigenza strategica: rendere più esplicita e leggibile una visione già presente nella cultura aziendale, traducendola in un sistema coerente di segni, linguaggi e materiali. Il packaging diventa così il primo terreno su cui questa trasformazione si rende visibile, assumendo il ruolo di dispositivo narrativo capace di sintetizzare valori, metodo produttivo e posizionamento.

«Il rebranding rappresenta per noi un passaggio fondamentale. Non si tratta solo del restyling del logo o di una nuova immagine, ma di una presa di coscienza ancora più forte della nostra identità», afferma Sabrina Tedeschi, alla guida dell’azienda insieme ai fratelli Antonietta e Riccardo. Il debutto della nuova immagine è avvenuto in concomitanza con due interventi emblematici: la presentazione del nuovo GA.RY e il restyling del Valpolicella Superiore Nicalò. Due etichette diverse per funzione e posizionamento, ma unite da una medesima logica progettuale che interpreta il packaging come spazio di costruzione del senso e non come semplice superficie decorativa.

Il vino come espressione del sapere

Il nuovo posizionamento del brand si articola attorno a un concetto dichiarato: il vino come espressione del sapere. Una visione che trova sintesi nel claim “Dediti alla conoscenza”, assunto come principio ordinatore dell’intera identità visiva. «Per Tedeschi il vino è saper esprimere il know-how, nulla è lasciato al caso», sottolinea l’imprenditrice, evidenziando come ogni bottiglia sia il risultato di un processo in cui conoscenza, ricerca e interpretazione del territorio si intrecciano. Un approccio scientifico rivolto allo studio e alla sperimentazione che viene alimentato anche dalla collaborazione con l’Università di Verona e con l’Università La Sapienza di Roma, e che sottolinea l’impegno di questa realtà vitivinicola nel restituire un’interpretazione autentica del proprio territorio, divenendone ambasciatrice. Il rebranding ha preso forma a partire da questa impostazione culturale ed è stato sviluppato dall’agenzia creativa internazionale Hangar Design Group attraverso un percorso progettuale rigoroso e strutturato. «Siamo partiti da un’analisi della comunicazione Tedeschi attraverso il nostro metodo proprietario HDG Aboard™, che ci consente di ottenere una fotografia puntuale delle criticità e delle opportunità espressive del brand», spiega Anna Bovo, Managing Partner di Hangar Design Group. Sulla base degli output emersi, sono stati ridefiniti gli elementi della visual identity con l’obiettivo di rafforzarne il valore percepito nel rispetto del DNA aziendale. Il logo storico è stato mantenuto nei suoi elementi fondanti – pittogramma e tipogramma -, ma rivisitato «in un’ottica di maggiore pulizia e modernità, per renderlo più attuale e adatto anche ai media digitali», mentre per le etichette si è lavorato valorizzando la singolarità di ogni vino. Le scelte cromatiche – in particolare le tonalità calde del crema e del burgundy – hanno contribuito a costruire un linguaggio visivo misurato, elegante e fortemente espressivo, capace di coniugare contemporaneità e continuità con l’eredità familiare. Il risultato è un sistema grafico che non impone un’interruzione, ma organizza in modo più chiaro e riconoscibile il patrimonio simbolico dell’azienda.

GA.RY, approccio rispettoso e gentile

Sulla label di GA.RY i 3 diversi vitigni si intrecciano in un gioco di alto e bassorilievi

Nato come IGT Veneto Bianco da Garganega, Riesling e Chardonnay e incarnazione di una proposta inedita all’interno della gamma Tedeschi, il vino GA.RY rappresenta il primo campo di applicazione concreto di questo impianto identitario. La sua etichetta è concepita come traduzione visiva del metodo produttivo e della relazione con il territorio. «I tre diversi vitigni si intrecciano in un gioco di alto e basso rilievi: con questa raffigurazione vogliamo trasferire al consumatore la cura maniacale nei confronti dei terreni dai quali provengono i nostri vini – racconta Sabrina -. Un approccio di rispetto e gentilezza». La scelta di lavorare sulla tridimensionalità del segno introduce una dimensione tattile che amplia la percezione del packaging, mentre la carta goffrata, «preziosa, capace di resistere al secchiello», risponde a esigenze sia estetiche sia funzionali. Dal punto di vista strategico, GA.RY diventa un progetto-soglia: un vino che innova l’offerta storica senza interrompere la continuità del brand. «Siamo partiti dalle esigenze più immediate dell’azienda, lavorando al lancio di questo nuovo blend che innova la tradizionale offerta “rossista” Tedeschi», osserva Bovo, sottolineando come l’etichetta sia stata concepita per dialogare con il sistema visivo complessivo. In questo senso, il packaging di GA.RY non rappresenta un unicum, ma un tassello di un disegno più ampio, in cui ogni elemento concorre a definire una grammatica riconoscibile.

L’evoluzione di Nicalò in etichetta

Sulla label di Nicalò oggi emerge il grappolo d’uva a sottolineare lo stile produttivo

Il restyling del Valpolicella Superiore Nicalò si colloca invece in un contesto diverso, legato alla reinterpretazione di un vino già presente in gamma. Negli ultimi anni, l’azienda ha rivisto la vinificazione di questa referenza, eliminando il leggero appassimento delle uve introdotto negli anni Ottanta per valorizzare maggiormente la freschezza del frutto. L’etichetta è chiamata a rendere visibile questa evoluzione. «Per il Nicalò abbiamo abbandonato il simbolo che rappresentava il breve appassimento – illustra Sabrina – e oggi, al suo posto, emerge il grappolo d’uva, riprodotto in una composizione dai toni acquerellati, dinamica e contemporanea, dal forte impatto cromatico». Anche il nome Nicalò è stato reinterpretato attraverso «un logo moderno, con tratti sinuosi, che attribuisce al vino un’identità personale e marcata». In termini di progettazione, dunque, il design ha assunto il ruolo di traduttore visivo delle scelte enologiche. A confermarlo è Anna Bovo: «La nuova etichetta doveva esprimere chiaramente il cambiamento dello stile produttivo adottato, più moderno e in linea con le aspettative del mercato. Abbiamo per questo costruito il progetto grafico in stretta relazione con la natura del prodotto». In questo processo, materiali e fornitori sono comunque rimasti invariati: «L’agenzia Hangar si è sempre confrontata con i nostri fornitori storici per trovare i materiali idonei a rappresentare l’immagine nel migliore dei modi», assicura Tedeschi, a conferma di un approccio che ha lavorato sulla reinterpretazione dell’esistente, più che sulla sua sostituzione.

Oltre la label: architettura di marca

Questo rebranding si configura come un percorso progressivo e sistemico per Tedeschi, destinato a coinvolgere l’intera gamma e l’insieme dei canali di comunicazione. «Non stiamo lavorando solo al packaging, ma anche all’immagine dei canali social, al sito internet, alle fiere e a tutto il materiale di comunicazione aziendale, che dovrà essere coerente e ben definito. Al centro di tutto il lavoro rimangono i concetti di eleganza e distintività di Tedeschi. Sono già in fase di progettazione le etichette del Valpolicella Ripasso e dei cru La Fabriseria e Maternigo – per questi ultimi anche la bottiglia bordolese sarà sostituita dalla borgognotta – che verranno svelati in occasione di questo Vinitaly; le etichette dei vini Amarone più iconiche, invece, saranno semplicemente rivisitate». L’obiettivo dichiarato, dunque, e il fine a cui Tedeschi ha puntato sin dall’inizio del progetto, non è l’ingresso in nuovi comparti, ma il rafforzamento della riconoscibilità del brand a scaffale. Hangar Design Group accompagna tutt’oggi l’azienda in una consulenza estesa, come dichiara Bovo: «Dopo il primo intervento di rebranding, che ha comportato la ridefinizione del codice espressivo del marchio Tedeschi, stiamo portando avanti una consulenza a 360 gradi sui temi della comunicazione, che spazia dall’ambito digital al redesign delle etichette».

Tedeschi produce tra le 400.000 e le 500.000 bottiglie annue

Studio, metodo e visione

La visione strategica di Tedeschi guarda ai prossimi anni senza rinnegare l’impostazione rigorosa che ha sempre contraddistinto l’azienda. La crescita, nelle parole di Sabrina Tedeschi, passerà da un rafforzamento strutturato delle attività di marketing e comunicazione, strumenti considerati indispensabili per rendere il marchio sempre più riconoscibile presso un pubblico ampio e trasversale, senza snaturarne il posizionamento; accanto a questo, resterà centrale il ruolo della ricerca scientifica, chiamata a supportare scelte agronomiche e produttive sempre più mirate in risposta al cambiamento climatico, con interventi in vigna orientati al miglioramento qualitativo delle uve e a una gestione più precisa dei tempi di affinamento: «Continueremo a lavorare per allungare l’invecchiamento dei vini Amarone e, allo stesso tempo, per rendere più immediata l’espressione dei Valpolicella». Sullo sfondo, si profila un naturale passaggio generazionale, affrontato come un processo graduale e consapevole, che vede l’ingresso delle nuove leve formatesi fuori dall’azienda come un’opportunità di arricchimento delle competenze: «Stiamo pianificando l’entrata di alcuni dei nostri figli, che hanno maturato esperienze universitarie e professionali anche in altri ambiti; da gennaio, ad esempio, Enrico, figlio di mia sorella Antonietta, ci affianca nella gestione del mercato italiano». In un contesto competitivo complesso come quello del beverage, Tedeschi individua nella distintività dei prodotti, nella continuità stilistica e nell’affidabilità nel tempo le condizioni imprescindibili per rimanere rilevanti: «Il mercato, da noi, deve poter continuare ad aspettarsi qualità costante, coerenza e la capacità di fondere le nostre radici a un sapere contemporaneo».

Edicola web

Ti potrebbero interessare