Douglas Merlo ha iniziato la sua esperienza nel mondo della birra artigianale in Italia dove ha vissuto dal 2004 al 2012. È qui che ha seguito il primo corso di “Degustatore di Birra” e ha conosciuto diversi tra i più importanti mastri birrai italiani. Da oltre 15 anni rappresenta il Brasile nei più importanti concorsi birrari del mondo (Belgio, Corea del Sud, Stati Uniti, Italia, Cile, Argentina, Uruguay, Germania, Paesi Bassi). Già professore al corso di Biersommelier della Doemens in Brasile, è anche fondatore e guida di Expedição Cervejeira®. Nel 2018 è stato nominato” Cavaliere della Birra Belga” uno dei più alti riconoscimenti al mondo conferita dall’Associazione dei Birrai Belgi a coloro che promuovono e diffondono la cultura della birra nel proprio Paese e nel mondo. Nel 2020 è stato il primo brasiliano ad essere ammesso come membro della British Guild of Beer Writers: fondata nel 1988 in Inghilterra per contribuire a diffondere la cultura della birra, dei birrifici e dei pub, è considerata una delle più grandi e importanti fonti di informazioni su tutto ciò che riguarda il mondo brassicolo. Nel 2021 è stato il primo brasiliano a raggiungere la finale del premio annuale in Inghilterra di questa associazione nella categoria “Miglior Cittadino Comunicatore della Birra” con un progetto lanciato sul suo canale YouTube su oltre 150 progetti provenienti da tutto il mondo.
Douglas è anche uno degli homebrewer più premiati in Brasile, vantando più di 80 medaglie in concorsi nazionali e internazionali. Nel 2022 è stato inserito nella “Brazilian Beer Hall of Fame”: un tributo annuale che si tiene durante la “Settimana della Birra Brasiliana”, in cui vengono ammessi i cinque personaggi che hanno contribuito in maniera fattiva al movimento birrario brasiliano. È Ambasciatore della “Settimana della Birra Belga” in Brasile e America Latina. Nel 2025 è diventato ambasciatore della Brussels Beer Challenge in Brasile. È Direttore Tecnico del CBC BRASIL (Concurso Brasileiro de Cervejas), il più grande concorso birrario indipendente al mondo, con oltre 4.000 birre iscritte, nonché direttore del BBA – Brazilian International Beer Awards, il terzo concorso birrario internazionale più grande al mondo per numero di paesi partecipanti.
Douglas, qual è lo stato del panorama produttivo delle birre artigianali in Brasile?
«Dopo oltre 10 anni di continuo aumento in termini di produzione e consumo, la birra artigianale brasiliana sta vivendo un momento di forte rallentamento, certificato dalla chiusura o dalla vendita di decine di birrifici. Tra le cause, fattori contingenti come l’indebolimento della valuta brasiliana, l’aumento dei costi di produzione e l’ingresso sul mercato di birre “hype” di largo consumo provenienti dal settore industriale».
Quali sono (se ci sono) le analogie con il movimento internazionale artigianale?
«La vicinanza con il mercato statunitense fa sì che la scena birraria brasiliana faccia riferimento a quella realtà. Infatti i nuovi stili e le nuove tendenze che lì hanno origine, dopo poche settimane vengono replicate da noi. Poi ci sono alcune città del Brasile fondate dai tedeschi, per esempio Blumenau o Pomerode, dove la cultura germanica anche a livello birrario è tangibile».
Se potessi portare qualcosa dell’esperienza del movimento birrario italiano in Brasile cosa porteresti?
«È difficile perché il Brasile è un paese molto grande e molto caldo. Per questo motivo se un birrificio volesse rendere le sue birre in bottiglia disponibili in tutto lo Stato non può permettersi di non stabilizzare il proprio prodotto attraverso la pastorizzazione. Ricorrere alla catena del freddo è sicuramente possibile ma significherebbe aumentare di molto anche i costi del prodotto. Diciamo che alcune realtà delle zone “più fredde” stanno provando a muoversi in questa direzione con le birre rifermentate non pastorizzate. In ogni caso il raggio di distribuzione in questi casi non supera i 50 km di distanza dal birrificio».
E cosa invece di quella Brasiliana porteresti in Italia?
«Da tempo i birrifici brasiliani hanno scoperto spezie, frutti, legni esotici brasiliani che rappresentano un patrimonio di biodiversità incredibile per qualità e quantità. L’Italia pure è ricca di spezie mediterranee, di frutti di bosco e cose tipiche che esistono solo in Italia, o non solo in Italia, ma che la ricordano quando vengono utilizzate per realizzare una birra, come ad esempio il basilico o il timo e ovviamente le uve. La curiosità nella ricerca di sapori propri del Brasile può funzionare da esempio per la produzione artigianale italiana».
Birre e concorsi: credi ci sia qualcosa da rivedere nel meccanismo di valutazione o vada bene così come strutturato?
«Da direttore tecnico di due concorsi (Concurso Brasileiro de Cervejas e il Brazil International Beer Awards) credo che siano molto importanti per i birrifici, sia a livello marketing sia a livello di feedback che i mastri birrai ricevono da giudici preparati e competenti per migliorare i propri prodotti. Ci sono poi concorsi che a me non piacciono, e sono quelli dove il merito non sembra avere molta importanza, quelli dove i premi sono più numerosi delle birre presenti, giusto per capirci, che in un certo senso rovinano la reputazione di quelli più “seri”. A livello europeo vorrei citare l’European Beer Star, il Brussels Beer Challenge, mentre da voi in Italia quello di Birra dell’Anno».
Se dico Catharina Sour…
«Catharina Sour è uno stile brasiliano nato un po’ per caso grazie a una sorta di azione di lobbying da parte dei birrifici brasiliani verso il Beer Judgment Certification Program (BJCP). In realtà all’epoca circolavano tanto in Brasile come in Europa delle birre che facevano riferimento alle American sour: birre realizzate con frumento, acidificate con batteri lattici ed aggiunta di frutta. La novità sta nell’uso della frutta tropicale ed è un’appendice regionale come le Italian Grape Ale. Lo stile ha avuto un momento di forte espansione nei consumi e rimane tale anche se oggi si assiste a un leggero calo come avviene però per tutte le birre artigianali acide. La caratteristica del Catharina Sour è l’utilizzo di frutti che puoi trovare solo qui. Nei concorsi brasiliani i giudici si trovano di fronte a un’esperienza sensoriale con profumi di frutta esotica amazzonica che non hanno mai sentito in vita loro».
E se dicessi IGA…
«Ho vissuto l’ascesa delle IGA quando ancora abitavo in Italia. Sono tutt’ora un grande appassionato tanto di quelle acide che di quelle non acide, barricate o meno. Ho iniziato ad occuparmene anche in Brasile essendo stato contattato da un birrificio locale nel sud del Brasile (Cervejaria Leopoldina) di proprietà di una cantina. Insieme abbiamo sviluppato la prima IGA in Brasile, che ha come riferimento uno stile Saison a cui viene aggiunto il 30% di mosto di uva Chardonnay di loro produzione, con la quale si è distinta in diversi concorsi. A partire da quella ne hanno realizzate molte altre e una di queste in particolare ha ottenuto il riconoscimento di miglior birra brasiliana nel concorso nazionale tra 4.000 partecipanti. Questa birra oggi è un riferimento a livello nazionale e lo scorso anno all’European Beer Star ha sbaragliato la concorrenza di molte birre italiane. Molti giudici italiani invitati al concorso in Brasile hanno avuto modo di apprezzarne la produzione».
Una delle tue attività è quella di organizzatore di turismo birrario dal Brasile verso i paesi storici europei. Immaginando un percorso inverso, quali sarebbero le tappe principali per un amante della birra artigianale europeo?
«Expedição Cervejeira, “Spedizione birraria” in italiano, è l’attività che ho fondato appena ritornato in Brasile quando mi sono accorto che la maggior parte degli appassionati, dei mastri birrai e degli operatori del settore non aveva mai toccato con mano la realtà dei paesi di tradizione birraria europea. Ho pensato che in questo senso i miei viaggi e le relazioni birrarie tessute in Europa potessero essere messe a frutto. Oggi la mia è l’azienda numero uno in America Latina per il turismo birrario, il che mi rende particolarmente felice ed orgoglioso. Per organizzare un viaggio birrario in Brasile bisogna mettere in conto intanto la vastità del paese, il che richiederebbe molto più dei dieci o quindici giorni che generalmente vengono destinati ai tour europei. Solo nel Sud del paese visto il grande numero di birrifici non basterebbe un mese. Altri stati come San Paolo, Espirito Santo o Minas Gerais presentano attività di grande interesse, quest’ultimo in particolare per la grande commistione che si può generare tra birra, caffè, spezie, frutti, legno. Il Brasile, per l’appassionato di birra europeo, sarebbe un vero e proprio parco giochi».
La comunicazione brassicola ha bisogno di…
«Di più trasparenza!».