A Bolle di Malto la birra italiana tra filiera e nuovi consumi

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Bolle di Malto

Bolle di Malto, dal 30 agosto al 7 settembre, ha trasformato Biella nella capitale italiana della birra. Oltre 100 eventi, 50 birrifici artigianali, musica, degustazioni, incontri e iniziative diffuse hanno animato le piazze e gli spazi della città, in un grande appuntamento dedicato alla cultura brassicola e alle sue molteplici espressioni.

Tra gli eventi il Salone Italiano della Birra – realizzato in collaborazione con Errebi Creative, giunto alla seconda edizione – rappresenta il cuore professionale di Bolle di Malto proponendosi come punto di incontro dell’intera filiera brassicola italiana e del mondo Ho.Re.Ca.

Secondo il Report 2025 di AssoBirra i consumi italiani si sono mantenuti oltre i 21 milioni di ettolitri nonostante il rallentamento della domanda. A cambiare è soprattutto il modo in cui gli italiani si avvicinano alla birra: tra i fenomeni più rilevanti emerge infatti la crescita delle birre analcoliche, la cui quota di mercato è passata dal 2,1% al 3,9% tra il 2024 e il 2025.

«Siamo particolarmente lieti di aver preso parte al Salone Italiano della Birra, nella cornice di un appuntamento ormai cruciale per il settore qual è Bolle di Malto. Un’occasione per portare anche il punto di vista di AssoBirra all’interno di un’iniziativa capace di dare al comparto brassicolo un luogo di incontro, confronto e dialogo in cui tutte le componenti della filiera possono riconoscersi e contribuire a costruire una visione condivisa del futuro. Un’iniziativa che valorizza la birra non solo come prodotto, ma come espressione di un sistema fatto di imprese, competenze, persone, territori e relazioni che contribuiscono al valore economico e sociale del nostro Paese. In un momento di grandi trasformazioni, occasioni come questa sono particolarmente preziose: per crescere è necessario continuare a fare sistema, favorendo il confronto tra aziende, istituzioni, associazioni e tutti gli attori della filiera», ha commentato Federico Sannella, Presidente di AssoBirra

Il confronto “Dalla terra al bicchiere: filiera, energia e sostenibilità” tenutosi venerdì 4 settembre ha favorito il dialogo tra istituzioni e alcuni dei rappresentanti più importanti del comparto brassicolo.

«La prima cosa che vengo a fare è ascoltare: raccogliere le istanze che arrivano da questa filiera – dai birrifici, dagli agricoltori, da chi malta, da chi distribuisce – e riportarle a Roma. Un tavolo come questo, con tutti gli anelli della catena seduti insieme, è il posto giusto per farlo. Oggi siamo presenti qui a Biella perché la filiera brassicola è una filiera del Made in Italy a pieno titolo che vale oltre dieci miliardi di euro e dà lavoro a più di centomila persone lungo tutta la catena dal campo al bicchiere: agricoltura, manifattura, commercio, turismo. Radicamento territoriale, saper fare artigiano, qualità riconoscibile: è ciò che chiamiamo Made in Italy», ha dichiarato in apertura Matteo Rinero, rappresentante del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

«La birra italiana – ha affermato Paolo Merlin, vice presidente di AssoBirrarappresenta un ecosistema che genera valore lungo tutta la filiera. Basti pensare che negli ultimi 10 anni ha generato ricchezza per 92 miliardi di euro a fronte di un aumento del 20% della produzione e del 14% dei consumi. Innegabile il trend delle birre No-Lo e l’importanza del canale Ho.Re.Ca nell’allargare la filiera offrendo al consumatore occasioni fondamentali di esperienzialità».

«Siamo in chiusura di un’estate che è stata molto positiva: dal nostro osservatorio, che ci permette di monitorare l’andamento dei nostri circa 350 associati, emerge una crescita dei risultati economici e una ritrovata consapevolezza da parte delle aziende che sono più preparate e maggiormente pronte a compiere scelte strategiche in vista del futuro. Oggi in Italia, però, manca una fascia imprenditoriale media, soprattutto per quanto riguarda i piccoli birrifici indipendenti. È fondamentale riuscire a costruire una massa critica e una presenza sempre più significativa presso i consumatori, rafforzando l’identità e il movimento della birra artigianale. È questo il fenomeno che dobbiamo perseguire per sostenere la crescita del settore. Allo stesso tempo, non possiamo perdere di vista la natura del nostro comparto, che rimane particolarmente frammentato: accanto alle aziende più strutturate continuiamo ad avere tanti piccoli birrifici, vere e proprie realtà artigianali che lavorano con grande focalizzazione e con un forte rispetto per quella che è sempre stata la birra artigianale in Italia», ha aggiunto Vittorio Ferraris, Presidente di Unionbirrai che è intervenuto anche sul tema delle birre analcoliche, ribadendo l’apertura dell’associazione verso un segmento in crescita: «È un mercato interessante, che deve essere affrontato con grande responsabilità sul piano della sicurezza microbiologica e della tutela del consumatore. La sfida per i produttori artigianali è mantenere anche nelle analcoliche identità, qualità e capacità di differenziazione».

Anche Teo Musso, Presidente di Consorzio Birra Italiana, sottolineando la maturità ormai acquisita dal comparto della birra italiana, in particolare quella artigianale, ha posto l’attenzione sul fatto che la birra analcolica, ritenuta ad esclusivo appannaggio della GenZ, in realtà rappresenta un’importante traiettoria da seguire per conferire ulteriore valore aggiunto all’intera filiera birraria.

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