Se dovessimo riassumere il 2026 dell’industria italiana del packaging con una sola parola, probabilmente sarebbe resilienza. Non è un anno di forte crescita, ma nemmeno di arretramento. In uno scenario segnato da tensioni geopolitiche, incertezza economica e crescente pressione competitiva, il settore continua a dimostrare una capacità di tenuta che non può essere considerata scontata.
I numeri più recenti descrivono infatti un comparto sostanzialmente stabile. Nei primi sei mesi dell’anno l’export registra un incremento dello 0,3%, mentre gli ordini nei primi otto mesi segnano una flessione del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un andamento che conferma un rallentamento della domanda, ma che evidenzia anche la capacità delle imprese di mantenere le proprie posizioni sui mercati internazionali.
Secondo le previsioni MECS, il PIL mondiale dovrebbe crescere del 3% nel 2026 dopo il 3,5% del 2025, con Asia, India e Africa ancora tra i principali motori dello sviluppo. Parallelamente, però, l’aumento dei dazi, le tensioni commerciali e le criticità logistiche lungo alcune rotte strategiche continuano a pesare sulle decisioni di investimento delle imprese.
Dopo la fase di normalizzazione del biennio 2024-2025, anche le materie prime mostrano nuovi segnali di tensione. Petrolio, gas ed energia registrano rincari significativi e lungo la filiera industriale si osservano aumenti di metalli, componentistica meccanica ed elettronica. Per i costruttori di macchine questo significa continuare a confrontarsi con pressioni sui costi e sulla gestione delle forniture.
Nonostante ciò, il mercato mondiale delle macchine per il packaging continua a offrire prospettive positive. Il valore complessivo del settore dovrebbe passare da 58,5 miliardi di euro nel 2025 a 67,7 miliardi nel 2030. Una crescita meno impetuosa rispetto al passato, ma comunque sostenuta da investimenti diffusi nelle principali filiere manifatturiere.
Anche la geografia della domanda sta cambiando. Se l’Europa mantiene una posizione centrale dal lato dell’offerta, la crescita dei consumi e degli investimenti si concentra sempre più in Asia e nei mercati emergenti. Stati Uniti e Cina restano mercati fondamentali, ma nuove opportunità stanno emergendo anche in Africa, America Latina e Sud-Est asiatico.
Per il packaging italiano il quadro resta complessivamente favorevole. Nel 2025 le aziende UCIMA hanno superato i 10,4 miliardi di euro di fatturato, confermando un percorso di crescita costruito su innovazione, internazionalizzazione e capacità di adattarsi ai cambiamenti dei mercati.
La vera sfida dei prossimi anni non sarà tanto l’aumento dei volumi quanto la crescente complessità della domanda. Sostenibilità, automazione, digitalizzazione, nuovi materiali e maggiore flessibilità produttiva stanno ridefinendo le esigenze dei clienti e richiedono tecnologie sempre più avanzate.
Le aspettative per il prossimo futuro rimangono quindi prudenti. Non si intravedono accelerazioni significative, ma nemmeno segnali di criticità strutturale. In una fase di incertezza globale, la stabilità rappresenta già un risultato importante. E sarà la capacità di innovare e presidiare i mercati internazionali a determinare la competitività delle imprese italiane quando il ciclo tornerà ad accelerare.