Facile cadere in tentazione

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Non è la prima volta che condivido con voi il mio rapporto con l’intelligenza artificiale e vorrei farlo di nuovo. Ebbene sì, ho attivato la licenza ChatGPT Edu

Non è la prima volta che condivido con voi il mio rapporto con l’intelligenza artificiale e vorrei farlo di nuovo. Ebbene sì, ho attivato la licenza ChatGPT Edu (grazie a un accordo raggiunto fra il gruppo ICT di CRUI e OpenAI, dallo scorso settembre le università possono accedere a una delle principali piattaforme di IA generativa a condizioni agevolate). Così nello scrivere il dossier del FAD di questo numero non ho resistito alla tentazione di chiedere al programma di creare delle immagini su alcuni concetti. In effetti è vero quello che in molti mi vanno dicendo da tempo, può sembrare stupefacente come riesca a restituire delle immagini carine (anche se poi lo stile è sempre quello, identificabile immediatamente, privo di personalità) che riescono a cogliere gli elementi essenziali di concetti anche complessi. Dopo avere speso tempo a leggere documenti, testi e ad elaborare esperienze pregresse, ecco che lei (o lui, preferirei un esso o essa, oramai poco usati, invidio l’it degli inglesi) in pochi secondi mi restituisce proprio quegli elementi chiave che volevo. Certo, a volte ho trovato delle ripetizioni o degli errori (infatti leggo in piccolo in fondo allo schermo che ChatGPT può commettere errori) che posso correggere e che correggo tranquilla (perché sempre in fondo allo schermo leggo che OpenAI non utilizzerà i dati dell’area di lavoro del nostro ateneo per addestrare i modelli). Non so quale sentimento prevalga tra stupore (però è un software con milioni di dati e informazioni, lo stupore e l’ammirazione sono piuttosto per chi ha saputo svilupparlo e per chi ha generato le informazioni che lo alimentano), soddisfazione (c’ero arrivata anch’io senza la sua capacità di elaborazione), rabbia (invece di spendere tutto quel tempo a leggere e studiare avrei potuto fare altro e chiedere direttamente al sistema). Ma l’ultimo sentimento svanisce in fretta e mi riporta alla mente i famosi bignamini che imperversavano ai miei tempi, super riassunti di intere materie, salvavita di tanti studenti per la preparazione agli esami di maturità e non solo. Eppure, inutile dirlo, la differenza era abissale tra chi li usava al massimo come supporto finale di una lunga e dedita preparazione e chi li usava invece come unica fonte di preparazione. E così sarà ancora adesso, solo tutto più veloce. Ma tornando alle mie belle immagini, nonostante io abbia chiesto solo un’immagine su una frase precisa, mi ritrovo uno sciorinare di informazioni e spiegazioni che non avevo domandato.  Perché? Mi vuole fare un piacere? Mi ha presa per una che non sapendo nulla chiede direttamente al software per non perdere tempo e fatica? Questo mi irrita e chiudo la finestra senza leggere. Passo alla richiesta dell’immagine successiva, e qui devo fare qualche tentativo in più per ottenere quello che volevo. Mi vengono in mente le decine di persone, oramai divenute esperte utilizzatrici dello strumento, che mi hanno spiegato come sia importante porre le domande nel modo giusto. Mi dico che in fondo è un’evoluzione dei motori di ricerca di Internet, dove abbiamo imparato che a seconda dell’impostazione della ricerca, i risultati cambiano. Però, non so, non ne ho voglia adesso di sforzarmi di fare meglio la domanda perché l’IA non capisce, chiudo e torno a leggere un libro di narrativa sul mio comodo divano, qui sono io che devo comprendere il testo, cosa facile se lo scrittore è bravo e se sei abituato a leggere. Appunto, qualcuno dirà, si vede che non sei abituata a fare bene le domande. Appunto, ribatterò, se non sei abituato a leggere e a capire, cosa te ne farai del riassunto dell’IA?

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