Gamberi, il contenuto massimo in solfiti ammesso dipende dalla taglia

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Fonte: rivista “Alimenti&Bevande” n. 3/2021

In gamberi appena pescati possono essere aggiunti l’anidride solforosa ed i suoi sali oppure è tassativamente vietato? Qual è la normativa di riferimento?

Risposta di: Filippo Castoldi, Dirigente Medico Veterinario, Direzione Welfare Regione Lombardia

Il riferimento normativo quanto al corretto impiego degli additivi alimentari è il regolamento (CE) 1333/2008, ripetutamente integrato e modificato da disposizioni successive, anche sulla base delle pressioni del mondo produttivo, e alla luce delle indicazioni dell’Autorità europea per la Sicurezza alimentare (EFSA) per quanto riguarda il rischio per la salute dei consumatori connesso con il loro impiego.
Il regolamento (UE) 2015/647 ha quindi modificato gli allegati II e III al regolamento (CE) 1333/2008 permettendo l’utilizzo dei solfiti nei prodotti della pesca trasformati, inclusi i crostacei e i molluschi, e nei molluschi e crostacei freschi.
Il contenuto massimo in solfiti ammesso viene calcolato come anidride solforosa (SO2) e, nel caso dei crostacei appartenenti alle famiglie Penaeidae, Solenoceridae e Aristaeidae, dipende dalla taglia dei crostacei: tanto maggiore la taglia di questi, tanto minore il contenuto massimo di solfiti che possono essere additivati.
Un ultimo aspetto della massima importanza riguarda l’indicazione dell’aggiunta dei solfiti ai prodotti della pesca che, rientrando tra le sostante che provocano allergie o intolleranze di cui all’allegato II al regolamento (UE) 1169/2011, deve essere riportata in chiaro e con caratteri evidenziati (per dimensioni, stile o colore dello sfondo) nell’etichetta dei prodotti preconfezionati o sul cartello posto in corrispondenza del prodotto offerto in vendita allo stato “sfuso” (non preimballato).

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