Pericolosità di una sostanza alimentare per la salute pubblica, si può provare anche senza il parere tecnico di un esperto

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Cassazione penale, sentenza n. 122033 del 22 marzo 2023 (udienza del 29 novembre 2022 – riferimenti normativi: articoli 440 e 515 del codice penale)

La pericolosità della sostanza alimentare per la salute pubblica, tale da configurare il delitto di cui all’articolo 440 del codice penale, può essere provata anche senza l’ausilio di uno specifico approfondimento peritale.
Il delitto di cui all’articolo 440 del codice penale concorre sul piano sanzionatorio con quello di cui all’articolo 515 del codice penale.

Un macellaio fu condannato per i delitti di adulterazione di sostanze alimentari in modo pericoloso per la salute pubblica e di tentata frode in commercio per avere esposto per la vendita della salsiccia poi risultata all’analisi di laboratorio contenere solfiti. La Cassazione è stata investita da un duplice motivo di impugnazione: in primo luogo, non essere stata provata l’effettiva pericolosità del prodotto; in secondo luogo, non essere ammissibile il concorso tra i due reati contestati (oltre al non essere integrato il “tentativo” di frode, in quanto il preparato non sarebbe stato in vendita, ma in semplice esposizione).
In linea con la sentenza sopra commentata, la Corte ha convenuto con la difesa che all’integrazione del reato di cui all’articolo 440 del codice penale concorre l’accertamento della pericolosità in concreto (oltre all’adulterazione dell’alimento derivante dall’introduzione di una sostanza estranea). Si aggiunge, peraltro, che tale prova non deve essere necessariamente fornita tramite il parere tecnico di un esperto, potendosi ricavare dalle complessive circostanze del fatto. Nella specie, il quantitativo di solfiti presente nella salsiccia era di 286 mg/kg, ossia quasi trenta volte superiore al limite (10 mg/kg) che, con riferimento ad altre tipologie di carne (ma non i preparati di carne fresca), ne impone la segnalazione al consumatore. E in proposito la Corte rimanda ad una sentenza del 2014 che aveva ravvisato il reato in oggetto in quanto l’ingestione di salsiccia contaminata da solfiti aveva provocato uno shock anafilattico con gravi conseguenze dannose sulla salute del consumatore.
Nonostante l’apparenza, le due decisioni in commento non sono tra loro contraddittorie. Infatti, comune ad entrambe è l’affermazione di principio della necessità di prova in concreto della pericolosità del prodotto. Né la prima sentenza indica prove specifiche che, sole, possano darne la dimostrazione, mentre la seconda si ricollega al principio del libero convincimento del giudice, alieno dall’esistenza di prove legali, secondo il quale un fatto può essere accertato sulla base di qualsiasi circostanza concreta che ragionevolmente consenta di pervenire a quella conclusione.
Quanto al cumulo sanzionatorio derivante dalla congiunta commissione dei due reati (articoli 440 e 515 del codice penale), si è osservato che tali fattispecie si distinguono per elementi costitutivi (l’uno incrimina l’adulterazione o la contraffazione di sostanze alimentari; l’altro la consegna – o il tentativo di consegna – nell’esercizio di un’attività commerciale di cosa diversa da quella dichiarata) e in ragione dei diversi interessi giuridici protetti (l’articolo 440 del codice penale tutela la salute pubblica; l’articolo 515 del codice penale il leale esercizio del commercio).

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