«Siamo di fronte a un’industria, quella europea delle bevande, che deve reinventare se stessa affrontando, da un lato, sfide complesse e cogliendo, dall’altro, opportunità attraverso la creazione di nuovi modelli di business e una rete di collaborazioni e partnership che risultano fondamentali per affrontare il cambiamento. L’Europa rappresenta una rete di conoscenze, esperienze e innovazioni che devono essere messe a frutto con obiettivi comuni: orientamento al futuro, tecnologie sempre più performanti, sostenibilità come variabile economica imprescindibile. Tutto ciò in uno scenario dove i cambiamenti nei comportamenti dei consumatori sono innegabili». Così Rolf Keller, Managing Director di YONTEX ha aperto la conferenza stampa di presentazione di BrauBeviale che si terrà dal 10 al 12 novembre presso l’Exhibition Centre di Norimberga. «BrauBeviale – prosegue Keller – vuole essere una piattaforma dove si forgia insieme il futuro».
Italia e Svizzera, due mercati a confronto
Interessanti e stimolo di riflessione i dati di mercato presentati da Susanne Blüml, Senior Manager Strategic Portfolio Development di YONTEX. «I dati danno conto di un mercato agile dove i produttori di bevande sono in grado di intercettare le nuove tendenze di consumo e i fabbisogni dei consumatori e sviluppare prodotti che rispondano perfettamente a queste mutate esigenze. Occorre pensare con una visione più ampia e in questo BrauBeviale si propone partner strategico in grado di mostrare tendenze e aiutare l’industria ad allinearsi ai requisiti del mercato dando i giusti stimoli per affrontare le sfide attuali e future».
L’Italia mostra un quadro di stabilità analogo alla media europea. Nel 2025 il volume totale di bevande analcoliche pro capite in Italia si attesta a 229 litri, a fronte di una media europea di 179 litri. Secondo Statista Market Insights si prevede che nel segmento dei soft drink la media europea e quella italiana rimarranno sostanzialmente stabili. In Italia, per quanto concerne le acque minerali, si prevede invece una crescita moderata: il consumo pro-capite dovrebbe raggiungere i 173 litri nel 2025, con un incremento di circa il 6% entro il 2030. Le prospettive per gli energy drink rispecchiano la media europea. In Italia il consumo pro-capite è di 2,95 litri, in linea con il benchmark europeo, con una previsione di crescita di circa il 6% entro il 2030. La categoria delle bevande RTD (ready-to-drink) è invece prevista in crescita a livello europeo, ma relativamente stagnante in Italia. In Europa si prevede infatti una crescita del 7% da un volume pro capite di 1,28 litri, mentre in Italia la media è di 1,1 litri pro capite nel 2025, cifra che è destinata a rimanere sostanzialmente invariata entro il 2030.
Nel 2025, il volume totale delle bevande analcoliche in Europa dovrebbe attestarsi in media intorno a 179 litri pro capite, mentre la Svizzera raggiungerà 230 litri pro capite. Secondo Statista Market Insights questo dato dovrebbe rimanere sostanzialmente invariato fino al 2030. Le prospettive per gli energy drink seguono la media europea. La Svizzera registra un volume di mercato di 12,9 litri pro capite, significativamente superiore alla media europea di 2,95 litri, con una previsione di crescita di circa l’8% entro il 2030. Mentre le bevande RTD sono tra i segmenti in crescita in Europa, si prevede che il mercato svizzero rimanga relativamente stagnante fino al 2030. Tuttavia, il consumo pro capite medio in Svizzera si attesta a 5,1 litri nel 2025, ben al di sopra della media europea di 1,28 litri.
La birra come “collante sociale”
A livello europeo le birre analcoliche stanno acquisendo maggiore rilevanza, con una media di 2,7 litri pro capite. In Italia, invece, il volume rimane significativamente più basso, pari a 0,2 litri pro capite, mentre in Svizzera ha raggiunto i 3,4 litri nel 2025.
La birra alcolica si conferma una presenza saldamente consolidata in entrambi i mercati. La birra rappresenta qualcosa di familiare, sinonimo di artigianalità, territorio e tradizione. Nel 2025 il consumo pro-capite è stato di circa 30 litri in Italia e di 43 litri in Svizzera. A titolo di confronto, la media europea nel 2024 è stata di quasi 48 litri e si prevede che entro il 2030 registrerà un calo graduale fino ad arrivare a circa 45 litri. Mentre a livello europeo si delinea una tendenza al ribasso, l’Italia mostra uno sviluppo in controtendenza: entro il 2030 il consumo pro capite di birra dovrebbe crescere di oltre il 10%. La Svizzera, invece, segue sostanzialmente il trend europeo, con un consumo atteso in diminuzione.
Independent Brewers of Europe: le priorità dell’agenda 2026
Un ulteriore approfondimento sulle sfide del mercato birrario europeo è stato presentato da Stefan Stang, Managing Director Private Brauereien Bayern attraverso dati estratti dal report di Independent Brewers of Europe (IBE), un’allenza transnazionale fondata nel 2024 per rappresentare e tutelare la birrificazione indipendente in Europa. Il gruppo riunisce associazioni nazionali da tutto il continente e difende i piccoli e medi birrifici indipendenti, promuovendo condizioni di mercato eque, trasparenza e capacità di affermarsi in futuro. Il report, che censisce oltre 3.000 birrifici indipendenti in dodici Paesi europei, offre un’istantanea dettagliata delle opportunità e delle sfide del comparto. Volatilità dei prezzi energetici, pressione fiscale e concorrenza crescente dei grandi gruppi internazionali sono temi centrali; eppure, lo studio mette in evidenza la resilienza e la capacità di adattamento dei birrifici indipendenti. La maggior parte dei birrifici indipendenti è costituita da piccole imprese: il 60% dichiara un fatturato annuo inferiore ai 500.000 euro. Nonostante le dimensioni, il loro radicamento locale è significativo: oltre un quarto (28%) della produzione viene venduto direttamente ai consumatori in taproom, bar, beer shop, pub o ristoranti. Il 75% dei birrifici, inoltre, supporta attivamente iniziative e progetti locali, rafforzando il proprio ruolo economico e sociale nel territorio.
Il rapporto segnala anche un cambio generazionale nei comportamenti di consumo: i giovani bevono birra meno frequentemente rispetto alle generazioni precedenti e una parte significativa sceglie di non consumare alcol. Tuttavia, quando scelgono la birra, i consumatori più giovani privilegiano qualità, autenticità e produzione locale. In altre parole: consumano meno birra, ma in modo più consapevole e qualitativamente superiore.
Per affrontare le sfide attuali, molti birrifici indipendenti stanno diversificando la propria offerta: circa il 43% produce già bevande complementari, principalmente soft drink e limonate. Cresce inoltre l’importanza della birra analcolica, trainata dal crescente interesse dei consumatori per le alternative analcoliche o a bassa gradazione. Pur con differenze significative tra i vari stili di birra in Europa, Pale Ale, India Pale Ale e lager chiare restano le categorie più prodotte dai birrifici indipendenti.
Il rapporto fotografa anche un cauto ottimismo: oltre un terzo dei birrifici (37%) punterà sulla qualità del prodotto nel 2026, mentre il 35% investirà in nuovi impianti produttivi. Segnali chiari della volontà di guardare oltre le difficoltà del momento. «Rimane vitale per i produttori indipendenti – conclude Stefan Stang – investire in qualità, innovazione e tecnologia per continuare a rafforzare una cultura birraria europea autentica e diversificata».