Insieme a Julia Leferman abbiamo discusso dei principali cambiamenti che stanno interessando il comparto birrario: dalla sostenibilità all’innovazione tecnologica, dalle nuove esigenze dei consumatori alla crescita delle birre analcoliche, fino al ruolo sempre più centrale della collaborazione lungo tutta la catena del valore. Un’analisi che dedica particolare attenzione anche all’Italia, dove la birra ha saputo costruire un legame sempre più forte con gastronomia, territori e turismo.
The Brewers of Europe rappresenta la voce della birra europea. Qual è il suo ruolo e quale rapporto ha con il comparto italiano?

«The Brewers of Europe è la voce della comunità birraria europea. Riunisce 28 associazioni nazionali di produttori di birra e cinque aziende globali, rappresentando le priorità di oltre 10.000 birrifici: dalle imprese familiari con secoli di storia ai produttori artigianali più innovativi, fino alle grandi realtà internazionali. Il nostro compito è promuovere e tutelare gli interessi delle imprese birrarie, facendo comprendere ai decisori politici il valore economico, sociale e culturale della produzione di birra. Allo stesso tempo, lavoriamo per creare le condizioni necessarie affinché il settore possa essere competitivo, sostenibile e innovativo.
L’Italia rappresenta un eccellente esempio del dinamismo della birra europea. Con oltre mille birrifici e una produzione annua vicina ai 17 milioni di ettolitri, è una delle principali realtà birrarie del continente. Attraverso AssoBirra, la nostra associazione membro in Italia, collaboriamo a stretto contatto con i produttori italiani sulle principali opportunità e sulle sfide che interessano il settore a livello europeo.
Negli ultimi vent’anni l’Italia ha costruito una cultura birraria vivace e originale, capace di coniugare creatività, qualità e un forte legame con la gastronomia. Le birre italiane conquistano regolarmente alcuni dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali e i birrai italiani sono sempre più apprezzati non soltanto per la capacità di innovare, ma anche per il modo in cui sanno legare la birra all’identità dei territori e al turismo.
I birrifici stanno inoltre diventando sempre più vere e proprie destinazioni turistiche. Gli itinerari dedicati alla birra permettono ai visitatori di scoprire contemporaneamente prodotti, tradizioni e specialità gastronomiche locali. È un esempio perfetto di ciò che intendiamo quando diciamo che la birra è molto più di una bevanda: è parte di un ecosistema più ampio, capace di sostenere l’agricoltura, l’ospitalità e le comunità locali».
L’Europa ha una lunga tradizione birraria e la birra rappresenta un comparto economico importante. Qual è oggi lo stato di salute del settore?
«L’Europa continua a essere il cuore della produzione birraria mondiale, ma il settore sta attraversando una fase complessa. Incertezza economica, inflazione, aumento dei costi produttivi e cambiamenti nelle abitudini dei consumatori continuano a pesare sul mercato.
Il nostro più recente rapporto European Beer Trends evidenzia che nel 2025 sono diminuite nuovamente sia la produzione sia i consumi. Concentrarsi esclusivamente sui volumi, tuttavia, non restituisce un quadro completo. La birra europea continua a innovare, investire e adattarsi ai cambiamenti. I produttori stanno rispondendo alle nuove esigenze dei consumatori attraverso la premiumizzazione, una maggiore attenzione alla sostenibilità, la digitalizzazione e una crescente varietà di stili, comprese le birre analcoliche.
Oggi circa una birra su dodici consumata nell’Unione europea è analcolica. È un dato significativo, perché dimostra come l’innovazione stia creando nuove occasioni di consumo e permettendo di apprezzare la birra anche nell’ambito di uno stile di vita orientato alla moderazione.
Il comparto continua inoltre a generare un importante valore economico e occupazionale: circa due milioni di posti di lavoro sono collegati alla filiera della birra, dall’agricoltura alla maltazione, dalla produzione alla logistica, fino all’ospitalità e al turismo.
La birra rimane quindi una delle grandi storie di successo del settore agroalimentare europeo. Entro la fine dell’anno presenteremo inoltre dati aggiornati sul suo impatto economico e sociale.
La birra non è più soltanto il risultato di un processo produttivo, ma il prodotto di una filiera integrata, dal campo al consumatore. Quanto è percepito questo valore?

«Sempre di più. È esattamente ciò che intendiamo quando diciamo “Beer is More”. Ma abbiamo tutti la responsabilità di continuare a raccontare questa storia, andando oltre la birra che troviamo nel bicchiere. Dietro ogni pinta c’è un’intera rete: agricoltori che coltivano orzo e luppolo, maltatori, birrai, produttori di packaging, aziende di trasporto, bar, ristoranti, pub e rivenditori. Ogni anello della filiera genera occupazione, sostiene le economie rurali e contribuisce alla vitalità delle comunità locali. La birra è inoltre profondamente legata ai territori. I consumatori mostrano un interesse crescente per autenticità, origine delle materie prime e sostenibilità. Vogliono sapere da dove arrivano gli ingredienti, come vengono realizzati i prodotti e quale contributo le aziende stanno dando alla tutela dell’ambiente e al raggiungimento degli obiettivi europei di sostenibilità.
Per i birrifici questo rappresenta una grande opportunità. La birra ha infatti una storia particolarmente forte e trasparente da raccontare: è un prodotto profondamente radicato nella cultura europea e nasce da ingredienti strettamente legati all’agricoltura.
Ma il suo valore non è soltanto economico o ambientale. La birra è parte della nostra cultura e del nostro stile di vita. Pub, birrifici e birrerie all’aperto sono luoghi in cui le persone si incontrano, festeggiano e condividono esperienze. Dopo la pandemia abbiamo compreso ancora meglio quanto siano importanti questi momenti di socialità e quanto valore abbiano per le nostre comunità».
In questo scenario, quanto contano materie prime, tecnologia e servizi?
«Sono fondamentali. Il settore birrario moderno dipende dalla collaborazione lungo tutta la catena del valore. Il cambiamento climatico rende sempre più importante la resilienza del comparto agricolo. I birrifici stanno quindi lavorando a stretto contatto con gli agricoltori per migliorare la sostenibilità, proteggere la biodiversità e garantire nel lungo periodo la disponibilità di materie prime di alta qualità.
Parallelamente, gli investimenti tecnologici permettono di aumentare l’efficienza energetica, migliorare la gestione dell’acqua e ridurre gli sprechi, contribuendo a rendere la produzione della birra uno dei processi più circolari al mondo.
Inoltre, sistemi di controllo sempre più precisi, processi di produzione supportati dall’intelligenza artificiale, nuove tecnologie per la dealcolazione e soluzioni di packaging più sostenibili stanno trasformando ogni fase della filiera.
In questo percorso un ruolo fondamentale è svolto da Università, Centri di ricerca e centri tecnologici, che mettono in relazione il mondo della scienza con quello delle imprese.
La collaborazione continua tra ricercatori e birrifici sarà determinante per consentire all’Europa di mantenere la propria leadership mondiale nell’eccellenza birraria.
È proprio questo spirito di collaborazione che ha caratterizzato il Congresso della European Brewery Convention (EBC) di settembre a Rotterdam: un appuntamento che ha riunito birrai, scienziati, fornitori e innovatori provenienti da tutta Europa per condividere conoscenze, presentare le ricerche e le tecnologie più recenti e contribuire insieme a definire il futuro del settore».