Musica nuova in lattina

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Il mondo delle sette note è fortemente presente nella rinnovata proposta di uno storico produttore bergamasco: spicca nella denominazione delle diverse linee commercializzate e nell’esperienza d’ascolto offerta dalle sue etichette digitalizzate e multimediali

Fra alcuni generi musicali in particolare e la buona birra esiste da sempre un legame forte e si può anzi dire che spesso birra sia il secondo nome del rock ‘n’ roll nelle sue numerose declinazioni. A sposare il sodalizio in vari modi nel corso della sua storia è stato il marchio indipendente della bergamasca Elav che a buon diritto può affermare di esser come la mitologica fenice risorto dalle sue stesse ceneri lo scorso anno. Il suo catalogo d’offerta non lascia in tal senso spazio ai dubbi poiché le etichette proposte si ispirano via via al grunge, al punk o al metallo pesante, senza dimenticare il flower power psichedelico né la scena indie. E concede inevitabilmente qualcosa anche ad altre forme di espressione artistica quali techno e jazz. Il bello è che la corrispondenza d’amorosi sensi fra bionde, stout e Ipa, per tacer del resto, non resta confinata al design delle confezioni. È invece per tramite di un apposito Qr Code che fa bella mostra di sé su ogni lattina e bottiglia – queste le confezioni nelle quali vengono veicolati il 35 e il 25% della produzione annua, rispettivamente – che Elav apre agli occhi dei consumatori un mondo.

Oggi locali, domani globali

«Per accrescere la qualità e la stabilità dei prodotti di Elav è stato portato a termine un piano di investimenti in tecnologia pari a circa un milione di euro da quando gli impianti sono stati rilevati»

Ovvero: inquadrando il codice con la fotocamera di uno smartphone è possibile accedere a playlist della tendenza musicale corrispondente sul canale Spotify del produttore, che sta conducendo peraltro sondaggi mirati fra i suoi aficionado per ampliare così le compilation secondo i loro gusti. Ma se questo è il marketing (e si avrà modo di vedere come esso transiti anche per altri e ben diversi canali), dall’altra parte nelle sedi di Bonate Sotto va intensificandosi il lavoro per realizzare quantitativi sempre più ingenti della preziosa bevanda e dunque ampliare la presenza sul mercato.

«Per accrescere la qualità e la stabilità dei prodotti di Elav – ci ha raccontato il responsabile per la comunicazione David Carminati è stato portato a termine un piano di investimenti in tecnologia pari a circa un milione di euro da quando gli impianti sono stati rilevati. Parte della nuova compagine societaria proviene dall’attigua Comac che è specializzata proprio nelle tecnologie per l’imbottigliamento mentre il birrificio in sé impiega cinque persone in totale. L’obiettivo per il 2026 è ottenere un complessivo output da 200.000 litri ma entro un triennio vorremmo che i volumi triplicassero. Siamo ben radicati sul territorio e in Lombardia dove il brand si era affermato già quindici o vent’anni orsono: adesso dobbiamo trovare il modo per attrarre una platea giocoforza differente e raggiungere prima le altre regioni d’Italia, per poi puntare all’estero».

La reputazione del Made in Italy è anche in campo brassicolo ormai solida e il successo nei Paesi dell’Ue o negli Stati Uniti è considerato un traguardo alla portata: il primo passo da compiere è però quello di ricostruire il network di distribuzione nazionale per conferirgli una sufficiente efficienza.

Pop art

Già operativo è il sito di commercio elettronico per il quale si vorrebbe far transitare circa un terzo degli ordini, con la restante parte delle vendite equamente suddivisa fra bar e birrerie e la rivendita tramite un team di agenti dedicati. A oggi i dealer sono due e sono attivi sul suolo lombardo e limitrofi oltre che in Toscana e commercializzano anche i fusti in polykeg (ma c’è la possibilità di utilizzare su richiesta i modelli in acciaio) cui è destinato il 40% degli ettolitri in uscita da Elav. «Disponiamo – ha proseguito Carminati – di otto famiglie di birra – Pils, Punks do it bitter, Grunge, Free jazz, Techno, Indie, No war, Dark metal – e altre due sono pronte ad aggiungervisi: Oriental e Moroni. Quest’ultima è stata sviluppata per un contesto speciale e ha una storia particolare alle spalle. Giovan Battista Moroni è infatti come è noto un celebre pittore cinquecentesco nato ad Albino. La serie a lui dedicata è nata in collaborazione con la locale Accademia Carrara e per accompagnare alcuni eventi espositivi. Contiamo di indirizzare i proventi delle vendite al restauro di opere d’arte o iniziative per il sociale sulla scia di quanto abbiamo fatto nel settembre del 2025 con la Festa del risveglio quando il ricavato è stato condiviso coi volontari de L’asino meccanico».

L’albero degli ettolitri

Appoggiandosi a un distributore italiano Elav sceglie i suoi luppoli fra varietà asiatiche come il Sorachi Ace e altre di provenienza statunitense ed europea, mentre è decisamente più autarchica nella scelta delle macchine. Contando su una complessiva superficie di 5-600 metri quadrati comprensivi di tap-room, ha installato un sistema automatico di caricamento dei cereali riadattando una soluzione firmata Errebi, e assemblato quello a osmosi inversa partendo da componenti Sacco. Una combi fornita da Cimec Italia provvede sia al confezionamento delle lattine sia alle bottiglie da 33 o 50 centilitri e vanta una capacità di 2.000 pezzi l’ora per entrambe le tipologie di contenitore; il riempimento è invece affidato a tecnologie ereditate direttamente dall’attigua Comac. Tre sono per finire i fermentatori ed essi sono rispettivamente in grado di gestire sino a 2.000, 4.000, 8.000 litri.

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