Un asset strategico e verificabile

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Costa Arènte interpreta la sostenibilità come infrastruttura operativa e culturale, integrando biodiversità, innovazione e responsabilità di filiera in un modello produttivo capace di tradurre il terroir della Valpantena in valore misurabile, oltre che dichiarato

Il profilo identitario di Costa Arènte si costruisce attorno a un principio operativo preciso: la sostenibilità come strumento per restituire fedelmente il carattere del territorio. In questo senso, la Valpantena non rappresenta soltanto un’origine geografica, ma un elemento strutturale del progetto enologico, che trova nella gestione consapevole delle risorse naturali la propria chiave interpretativa. La scelta di rivendicare in etichetta l’appartenenza territoriale non è formale, ma il risultato di un percorso agronomico e produttivo orientato alla conservazione degli equilibri ambientali e alla trasmissione nel vino delle peculiarità pedoclimatiche. L’azienda nasce a metà degli anni Novanta da un investimento volto alla valorizzazione della proprietà, con nuovi impianti viticoli e il recupero delle strutture esistenti; l’acquisizione nel 2015 da parte de Le Tenute del Leone Alato – divisione vitivinicola del gruppo agrifood Leone Alato, controllato da Generali Italia, che comprende anche Genagricola 1851 – segna l’avvio di una fase più strutturata, pur mantenendo una dimensione produttiva che non rinuncia alla manualità e alla cura del dettaglio. La tenuta si estende oggi su 42 ettari – di cui 18,5 vitati – nel Comune di Grezzana (VR) lungo la collina de La Costa, a un’altitudine compresa tra i 100 e i 250 metri, su suoli calcarei ricchi di fossili che contribuiscono a definire la cifra stilistica dei vini, caratterizzati da freschezza e sapidità. Le bottiglie prodotte annualmente sono circa 85.000, distribuite su otto etichette, con Amarone e Amarone Riserva a rappresentare il vertice qualitativo. «Dieci vendemmie di passione non sono solo un dato temporale per noi, ma la dimostrazione che il progetto è coerente e radicato nel territorio, evoluto attraverso progressivi affinamenti tecnici e stilistici senza perdere di identità – osserva Igor Boccardo, Amministratore Delegato di Leone Alato –. Il principale punto di forza di Costa Arènte è l’approccio rispettoso del terroir: produrre vini dall’identità fortemente legata alla Valpantena è possibile solo attraverso una sostenibilità praticata ogni giorno, in vigna e in cantina».

Tutela delle specie e gestione agronomica

I filari si alternano a boschi, uliveti, siepi e aree spontanee, configurando un paesaggio agricolo articolato che favorisce la biodiversità e la presenza di insetti impollinatori

Il cuore dell’approccio sostenibile si sviluppa in vigneto, dove l’assenza di monocoltura costituisce un elemento distintivo e strutturale. I filari si alternano a boschi, uliveti, siepi e aree spontanee, configurando un paesaggio agricolo articolato che favorisce la biodiversità e la presenza di insetti impollinatori. L’adozione di specie mellifere e la decisione di mantenere confini non recintati contribuiscono a creare un ecosistema aperto, in cui le specie animali possono muoversi liberamente e trovare condizioni favorevoli alla riproduzione. «Il rispetto della fauna e degli impollinatori non è un elemento accessorio, ma parte integrante del nostro modo di lavorare», afferma Boccardo. Anche le pratiche agronomiche, come lo sfalcio a file alterne, sono orientate a favorire l’equilibrio dell’ecosistema e a consentire alle essenze erbacee di completare il ciclo vegetativo, con benefici diretti sulla fertilità del suolo e sulla stabilità complessiva dell’ambiente. Questa impostazione si riflette nella gestione della materia prima: ogni intervento è calibrato per mantenere l’integrità del grappolo.

Sfalcio e gestione a file alterne per favorire equilibrio del suolo

Le rese contenute, la vendemmia manuale e la selezione accurata delle uve rappresentano passaggi fondamentali di un processo che mira a preservare la qualità originaria del frutto. La scelta della pergola veronese, sia semplice sia doppia, risponde non solo a esigenze produttive, ma si inserisce in una più ampia logica di sostenibilità, favorendo una migliore aerazione e protezione dei grappoli. In questa prospettiva, la gestione agronomica si lega direttamente alla riflessione sugli effetti del cambiamento climatico, che orienta in modo sempre più marcato le scelte tecniche aziendali: dalla ricerca di forme di allevamento capaci di garantire ombreggiamento all’eventuale impiego di reti protettive, fino all’adozione di pratiche che permettano di gestire al meglio la siccità, come semine interfila e tecniche mirate a mantenere il suolo più fresco e umido, tutte soluzioni che rappresentano risposte concrete a condizioni ambientali sempre più variabili. «La sfida è continuare a produrre vini freschi ed eleganti in contesti climatici più caldi», evidenzia Boccardo.

Combinare manualità e tecnologia

Fondamentali, per l’azienda, sono gli strumenti di agricoltura di precisione e i sistemi di supporto alle decisioni, che, attraverso una gestione più consapevole delle risorse, le permettono di ridimensionare i trattamenti e limitare la propria impronta ambientale, mantenendo elevati gli standard qualitativi. Si tratta, nello specifico, di piattaforme in grado di elaborare dati climatici e agronomici per individuare il momento più efficace per intervenire in vigneto, così come di sistemi di monitoraggio che consentono di valutare lo stato idrico del suolo e modulare le pratiche agronomiche in funzione delle reali esigenze delle piante. A questi si affiancano tecnologie digitali che integrano informazioni provenienti dal campo con modelli previsionali, permettendo una pianificazione più accurata delle operazioni e una diminuzione degli sprechi, in un equilibrio costante tra efficienza produttiva e tutela dell’ecosistema, ulteriormente rafforzato dal progetto di monitoraggio della biodiversità sviluppato con la naturetech company 3Bee, che introduce strumenti scientifici per analizzare lo stato ecologico dei vigneti e tradurre i dati raccolti in azioni concrete di miglioramento continuo. Anche in cantina la sostenibilità assume una dimensione operativa che combina manualità e tecnologia: il principio guida resta quello di intervenire per esaltare la materia prima, evitando interventi correttivi invasivi. «I vini si ottengono per valorizzazione, non per addizione – spiega Boccardo –: tutte le operazioni sono manuali e il legno è usato solo per l’affinamento e non per marcare il profilo organolettico, così da non snaturare i sentori varietali e la finezza delle nostre referenze». Il fruttaio di nuova generazione rappresenta uno degli elementi più avanzati del sistema produttivo: grazie al controllo automatizzato di temperatura e umidità, esso consente un appassimento efficiente, riducendo gli scarti a livelli minimi e ottimizzando l’utilizzo delle risorse, mentre un impianto fotovoltaico contribuisce a coprirne il fabbisogno energetico, inserendosi in una strategia più ampia di contenimento dell’impatto ambientale lungo il ciclo produttivo“.

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