Dall’Italia all’Islanda: l’imbottigliamento come leva di qualità

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La tecnologia italiana dell’imbottigliamento incontra la birra artigianale islandese: il caso Kaldi Brewery

Quando si parla di tecnologia per l’imbottigliamento, il Made in Italy dimostra di non avere confini geografici, arrivando a supportare la produzione birraria artigianale anche nel cuore dell’Islanda. Qui il Made in Italy parla la lingua di CIMEC, con sede a Nizza Monferrato (AT). Il contesto applicativo di questa storia è quello di Kaldi Brewery, fondata nel 2006 nel piccolo villaggio di Árskógssandur, nel nord dell’Islanda, prima microbirreria del Paese. In un mercato allora dominato da soli due grandi produttori industriali, la nascita di Kaldi segna una svolta culturale prima ancora che produttiva. Ricorda il mastro birraio Sigurður Ólafsson: «Prima di Kaldi in Islanda c’erano solo due birrifici industriali e sentivamo che la qualità non era al centro della produzione birraria del Paese». Da lì nasce l’idea di Kaldi: riportare l’attenzione sulla birra, sulle materie prime e su un processo controllato in ogni sua fase.

Area produttiva Kaldi con macchine CIMEC

La produzione si concentra fin dall’inizio su Pilsner e Ale per il mercato domestico, con un approccio artigianale rigoroso e un forte controllo di processo. In parallelo, il birrificio cresce insieme al movimento craft islandese che negli anni si sviluppa rapidamente. «Kaldi è rimasta la più grande craft brewery d’Islanda fin dal 2006, anche se oggi nel Paese operano circa 30 birrifici», sottolinea Ólafsson. Per molti anni l’unico formato è la bottiglia in vetro ambrato, scelta non solo per tradizione ma per convinzione. «Abbiamo sempre creduto che una birra di qualità debba essere servita in una bottiglia di vetro ambrata», racconta il mastro birraio. Con il passare del tempo, tuttavia, anche il mercato islandese segue un’evoluzione ormai evidente a livello internazionale. «Negli ultimi dieci anni il mercato è cambiato molto: la lattina è diventata un formato molto più consumato rispetto alla bottiglia». Kaldi sceglie quindi di non abbandonare il vetro ma di affiancarlo, costruendo una struttura produttiva capace di gestire entrambi i formati. Oggi circa il 70% della produzione è confezionato in lattina e il restante 30% in bottiglia.

Una scelta tecnologica che accompagna la storia del birrificio

In questo percorso l’imbottigliamento non è mai stato considerato un semplice passaggio finale, ma una fase strategica. Per questo Kaldi ha scelto fin dall’inizio di affidarsi a un unico partner tecnologico: CIMEC. La collaborazione inizia nel 2006 con l’installazione di una linea completa per bottiglie in vetro. La scelta non è casuale. «Quando abbiamo avviato Kaldi, il nostro primo mastro birraio – David Masa, proveniente da Praga – aveva già esperienza con le linee CIMEC e ci suggerì di investire in una linea della stessa azienda da 3.000 bottiglie/ora». Nonostante oggi questo non sia un impianto recente, quella linea ha accompagnato la crescita del birrificio per quasi vent’anni, mantenendo affidabilità operativa e coerenza qualitativa.

Dal vetro alla lattina: una transizione senza compromessi

Il passaggio alla lattina avviene tra il 2019 e il 2020, quando Kaldi decide di investire in una nuova linea in grado di rispondere a esigenze molto precise: capacità reale di circa 3.000 lattine/ora, continuità di funzionamento, bassi livelli di ossigeno residuo e integrazione in spazi produttivi limitati. «Volevamo avere la possibilità di servire i nostri clienti sia in bottiglia sia in lattina – spiega Ólafsson – e per questo nel 2019 abbiamo iniziato a confrontarci con il nostro partner di lunga data, CIMEC, per valutare le soluzioni disponibili». Nel 2020 entra così in funzione una linea lattine completa fornita da CIMEC. «In primavera abbiamo ricevuto la nostra riempitrice lattine da 3.000 pezzi/ora e da allora lavora per noi con grande successo».

La linea per lattine di CIMEC

La linea comprende depalettizzatore, sciacquatrice, riempitrice isobarica aggraffatrice con sistema di doppia aggraffatura e asciugatore. Uno degli aspetti più apprezzati è la corrispondenza tra capacità nominale e prestazioni reali. «Molti altri costruttori che avevamo valutato offrivano una capacità nominale tra 1.700 e 2.500 lattine/ora ma poi in produzione reale ci si fermava molto prima. Con CIMEC non è così e riusciamo a lavorare molto vicini al valore nominale dichiarato». Oggi Kaldi riempie circa 4 milioni di lattine all’anno, mantenendo velocità elevate senza forzare l’impianto. Il riempimento isobarico garantisce livelli di ossigeno molto bassi, a tutela della qualità della birra. «Questo ci permette di mantenere la qualità delle nostre birre al livello più alto possibile». La doppia aggraffatura viene definita da Ólafsson «un vero game changer», determinante per sostenere i volumi richiesti dal mercato.

Soluzioni a confronto

Prima dell’acquisto, Kaldi ha considerato anche altre soluzioni oltre a CIMEC? Risponde Ólafsson: «Dal 2006 lavoriamo solo con linee CIMEC. Ma negli anni abbiamo visitato molti birrifici, in Islanda e all’estero, e partecipato a numerose fiere di settore, vedendo in funzione molte linee di imbottigliamento diverse». Un confronto sul campo, dunque, Kaldi lo ha avuto: indiretto ma comunque utile per rafforzare la valutazione tecnica: «Credo che CIMEC abbia un vantaggio concreto nella qualità costruttiva, nei componenti e soprattutto nell’output reale dei prodotti finiti». Il fatto che Kaldi continui a mantenere nel tempo le prestazioni dichiarate, sia sulla linea bottiglie sia su quella delle lattine, viene considerato come un indicatore chiaro della qualità degli impianti. «Il sistema di doppia aggraffatura, in particolare, è stato un vero punto di svolta per noi: è ciò che ci permette di sostenere i volumi richiesti dal nostro mercato».

Imbottigliamento, layout e gestione operativa

Dettagli della linea di lattine di CIMEC

L’installazione della linea lattine ha richiesto un importante lavoro di progettazione, anche a causa di vincoli di spazio. «Avevamo molte richieste specifiche e limiti dimensionali – racconta Ólafsson -. CIMEC ha gestito tutto questo attraverso un intenso scambio di layout e disegni, assicurandosi che la linea si adattasse allo spazio e che l’output fosse quello desiderato». Dal punto di vista operativo, la similarità strutturale tra la linea vetro del 2006 e la linea lattine del 2020 ha facilitato l’apprendimento. «Perché cambiare ciò che funziona? – osserva il mastro birraio -. La struttura simile delle due linee ha reso molto più semplice il passaggio da una all’altra». Tutto il personale è in grado di operare le macchine nelle attività quotidiane, mentre la manutenzione più avanzata viene gestita dal tecnico interno in coordinamento con CIMEC.

Una partnership di lungo periodo

A distanza di quasi vent’anni dalla prima installazione, l’esperienza di Kaldi Brewery dimostra come l’imbottigliamento sia una leva strategica anche nel mondo craft. «Consiglieremmo senza esitazioni CIMEC a qualsiasi birrificio – dice Ólafsson – soprattutto dopo aver visto altri investire in soluzioni più economiche con risultati spesso deludenti». Una storia di continuità, affidabilità e scelte tecnologiche coerenti, in cui le linee di imbottigliamento diventano parte integrante del valore della birra.

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