Audit su autorità competenti, pubblicata la relazione su quelli svolti nel 2022

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Complessivamente sono stati effettuati 107 audit sulle autorità  competenti, un numero ancora inferiore del 37,8% rispetto alla media (172,2) di quelli svolti nel quinquennio prepandemico 2015-2019

Fonte: Redazione “Alimenti&Bevande”

Il Ministero della salute ha pubblicato la relazione sulle attività di audit in sicurezza alimentare e sanità pubblica veterinaria svolte nel 2022 sulle autorità competenti regionali e locali.
Complessivamente sono stati svolti 107 audit sulle autorità competenti (13 dal Ministero della Salute sui sistemi regionali e 94 dalle Regioni e Province autonome sulle Aziende sanitarie locali), un numero ancora inferiore del 37,8% rispetto alla media (172,2) degli audit effettuati nel quinquennio prepandemico 2015-2019.
Nel 2022, mentre le Regioni e le Province Autonome hanno assicurato l’attività di audit in tutti gli otto sistemi di controllo definiti dal cosiddetto “Country Profile Italia” – benessere animale, fitosanitari e loro residui, alimenti e igiene generale, farmaci veterinari e residui, Tse (encefalopatie spongiformi trasmissibili) e sottoprodotti di origine animale, mangimi e alimentazione degli animali, alimenti di origine animale, salute animale – quello di farmaci veterinari e residui non è incluso, oramai da diversi anni, tra i settori oggetto di audit ministeriali.
Gli aspetti più critici rilevati durante l’attività di audit svolta nel 2022 riguardano la presenza di procedure documentate, l’organizzazione, la verifica dell’efficacia dei controlli ufficiali e la disponibilità di infrastrutture, attrezzature e ambienti di lavoro.
In sintesi, le cause profonde più ricorrenti all’origine delle non conformità più frequenti sono state:

• personale numericamente insufficiente a causa del mancato ricambio generazionale, dovuto al pensionamento degli addetti ai controlli ufficiali e al blocco delle assunzioni;
• difformità organizzativa delle autorità competenti, organizzazione incoerente e/o non funzionale;
• eccessiva frequenza dei processi di riorganizzazione delle autorità competenti;
• non adeguata attribuzione di compiti e responsabilità;
• carenze nel coordinamento (nelle e tra le autorità competenti);
• formazione degli addetti ai controlli ufficiali non adeguata;
• utilizzo di modulistica incoerente;
• anagrafica degli operatori del settore primario incomplete e/o poco fruibili;
• sistemi informatici non interoperanti;
• carenza nella categorizzazione del rischio degli operatori;
• carenza nelle procedure di programmazione;
• carenze nell’organizzazione dei piani di emergenza;
• carenze nell’attuazione delle procedure di verifica dell’efficacia dei controlli ufficiali.

Da rilevare che vi sono alcuni ambiti che permangono non sufficientemente auditati:

• per il Ministero:
– infrastrutture, attrezzature e ambiente di lavoro;
– gestione strumenti di controllo;
– diritto alla difesa, ricorsi, reclami e contenziosi;
– sicurezza degli operatori;
– laboratori nazionali di riferimento;
– sistema di rilascio delle certificazioni ufficiali;
– risorse finanziarie (ad esempio, la tariffazione);
• per le Regioni:
– laboratori che effettuano analisi nell’ambito delle procedure di autocontrollo (in 11 Regioni);
– laboratori nazionali di riferimento (in 11);
– accreditamento delle prove di laboratorio (in 11);
– capacità di laboratorio (in 10);
– piani di emergenza (in 10);
– diritto alla difesa, ricorsi, reclami e contenziosi” (in 9);
– sicurezza degli operatori (in 9).

Consulta la relazione

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