Know your beer: il valore della comunicazione

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Un ecosistema complesso e vivace quello birrario italiano il cui valore aggiunto si estende dal territorio al bicchiere grazie anche a produzioni locali e birraturismo. Ne è testimonianza concreta la presentazione del portale europeo Know Your Beer

Insieme a una serie di novità recenti, anche in tema legislativo, Unionbirrai ha promosso, anche a livello internazionale, uno dei temi più attuali per l’attuale fase storica del sistema birrario: la comunicazione tra birrifici e consumatori. Risale allo scorso 10 aprile la presentazione, presso la Camera dei deputati, del portale europeo Know Your Beer promosso dalla European Beer Consumers’ Union (EBCU). Ce ne parla Simone Monetti, Segretario Generale Unionbirrai.

Qual è il ruolo della European Beer Consumers’ Union nel sistema birrario europeo?

«L’EBCU svolge un ruolo di coordinamento e rappresentanza a livello europeo: è un’organizzazione “ombrello” che riunisce associazioni nazionali impegnate nella tutela e nella promozione dei consumatori di birra, con approcci diversi, che vanno dalle realtà legate all’homebrewing fino alle associazioni di appassionati. La sua missione è duplice. Da un lato, garantire ai consumatori l’accesso a una reale diversità di prodotto, sostenendo indirettamente la vitalità dei piccoli birrifici indipendenti, che sono i principali responsabili dell’ampliamento dell’offerta e della qualità nel mercato. Dall’altro, intervenire a livello istituzionale europeo per segnalare criticità e disparità tra Paesi, ad esempio in materia di accise, regole di mercato o pratiche che incidono sui prezzi finali. Un altro pilastro dell’attività dell’EBCU è la trasparenza: l’associazione opera come interlocutore nei confronti del legislatore affinché le norme sull’informazione al consumatore siano sempre più chiare, accessibili e complete, rafforzando così la consapevolezza di chi acquista e consuma birra».

Quali attività sono svolte In Italia nel contesto di EBCU?

«In Italia il rapporto con EBCU si concretizza in diverse attività, tra cui spicca il concorso Birra dell’Anno, organizzato da Unionbirrai e sostenuto dall’endorsement europeo proprio per le sue caratteristiche di trasparenza e affidabilità. Il concorso si distingue per un approccio rigoroso: prevede un sistema di valutazione chiaro, con podi definiti (primo, secondo, terzo posto) e degustazioni alla cieca, condotte secondo standard elevati. Questo garantisce che i risultati rispecchino realmente il valore qualitativo delle birre in gara, offrendo un riferimento credibile anche per i consumatori. Parallelamente, Unionbirrai contribuisce alla diffusione delle iniziative culturali promosse da EBCU, come la guida europea agli stili birrari, che non si limita a una classificazione tecnica ma approfondisce il contesto storico e culturale delle birre. In questo ambito, l’Italia ha un ruolo rilevante, contribuendo direttamente alla definizione e valorizzazione di stili riconosciuti a livello internazionale come l’Italian Pilsener e l’Italian Grape Ale».

Quali sono gli scopi e gli strumenti del progetto Know Your Beer?

«Know Your Beer nasce con un obiettivo molto chiaro: rendere il consumatore più consapevole, mettendolo nelle condizioni di comprendere davvero ciò che sta bevendo. Non si tratta di uno strumento tecnico o didascalico, ma di un supporto pratico che aiuta a interpretare le informazioni presenti in etichetta e a valutare il livello di trasparenza del produttore. Questo è fondamentale, perché la birra è un prodotto complesso e tutt’altro che uniforme, anche se spesso viene percepito come tale. Attraverso indicazioni semplici e accessibili, il portale consente di orientarsi tra ingredienti, origine, caratteristiche e modalità di produzione, offrendo un riscontro immediato sulla qualità dell’informazione fornita. In questo senso, Know Your Beer diventa uno strumento che permette al consumatore di scegliere con maggiore consapevolezza».

Tra le parole chiave citate durante la presentazione presso la Camera dei Deputati anche consumo responsabile, origine del prodotto, fino ai consigli su conservazione e servizio della birra. In pratica una guida a un consumo consapevole ed esperienziale?

«Assolutamente sì. La consapevolezza è un obiettivo condiviso sia dalle organizzazioni dei consumatori sia dai produttori. Informare significa innanzitutto rendere trasparente ciò che si consuma, inclusi gli aspetti legati alla salute e ai corretti comportamenti di consumo. Allo stesso tempo, Know Your Beer va oltre l’informazione di base e accompagna il consumatore anche nella dimensione esperienziale della birra: dalla conservazione al servizio, fino alla scelta del bicchiere o alle modalità di spillatura. La birra, infatti, è un prodotto fortemente legato all’esperienza di consumo. A differenza di altri comparti agroalimentari, dove il territorio è immediatamente percepibile, nel caso della birra l’esperienza si costruisce lungo tutta la filiera, fino al momento del servizio. Per questo, anche gli aspetti apparentemente secondari diventano parte integrante della qualità percepita».

Dagli incontri ospitati a Roma per l’EBCU 73rd Delegates Meeting sono emerse esperienze dagli altri Paesi europei che possano essere riportate anche in Italia?

«L’EBCU 73rd Delegates Meeting è certamente un momento di confronto e networking, ma si inserisce in un lavoro continuo che si sviluppa durante tutto l’anno attraverso gruppi di lavoro e scambi costanti tra le organizzazioni. Da questo punto di vista, più che importare modelli esterni, spesso emerge come l’Italia sia già un riferimento, soprattutto in ambito agroalimentare. Un esempio concreto è l’indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta: una pratica che da noi è ormai consolidata e che in altri Paesi rappresenta ancora un obiettivo da raggiungere. Questo riflette una caratteristica tipica dei birrifici artigianali italiani: la volontà di raccontarsi, di dichiarare origine e identità, valorizzando il legame con il territorio. Allo stesso tempo, il confronto europeo mette in evidenza anche alcune criticità, soprattutto nei Paesi dove le politiche sull’alcol sono più restrittive, come Irlanda e Paesi nordici. In questi contesti si osservano dinamiche che possono diventare penalizzanti per il settore, come l’inasprimento della fiscalità o limitazioni alla commercializzazione. Il lavoro comune va quindi anche nella direzione di prevenire queste derive, cercando un equilibrio tra tutela del consumatore e sviluppo di un comparto che ha dimostrato di generare valore economico, culturale e territoriale».

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