Beverage: il nuovo volto del contoterzismo

Condividi

Consulenza, sviluppo prodotto, packaging e produzione: Bubble Bev interpreta il contoterzismo come un servizio integrato che accompagna il cliente dall’idea al prodotto finito

Nel settore beverage il contoterzismo sta vivendo una fase di trasformazione. Per anni si è sviluppato secondo un modello ben preciso: la maggior parte degli operatori metteva a disposizione la capacità produttiva residua dei propri impianti e chi voleva lanciare una nuova bevanda doveva adattarsi ai formati, ai quantitativi minimi e ai vincoli produttivi del fornitore. Oggi, tuttavia, la crescita di nuovi marchi, la diffusione di categorie emergenti di prodotto e la rapidità con cui cambiano gusti e consumi stanno modificando questo equilibrio. Sempre più aziende cercano un partner che non si limiti a riempire una bottiglia o una lattina solo se “avanza capacità” ma che sia in grado di accompagnare lo sviluppo del prodotto, dalla definizione della ricetta fino alla produzione. È in questo scenario che si inserisce Bubble Bev. Il progetto prende forma nel 2021 a Lessona (Biella), reinterpretando progressivamente il concetto di “conto terzi” e costruendo un modello che integra consulenza, sviluppo prodotto, compliance normativa, packaging e produzione. Oltre ad ampliare i servizi, l’azienda ha ridefinito il ruolo del co-packer all’interno della filiera beverage. «Per noi fare contoterzismo non significa semplicemente produrre una bevanda. Significa diventare un partner che aiuta il cliente a trasformare un’idea in un prodotto pronto per il mercato» spiega Nick Ranghino, co-founder di Bubble Bev.

Da un’intuizione a un modello di business

Curiosamente, Bubble Bev non nasce come contoterzista. Le sue vere origini risalgono al 2019, quando Nick Ranghino e Luca Rosa fondano Meadlight Drinks con l’obiettivo di produrre e commercializzare idromele. La pandemia interrompe il progetto proprio nella fase di lancio. Ma quello che inizialmente rappresenta un ostacolo si trasforma nell’occasione per osservare il mercato da una prospettiva diversa e individuare un’esigenza ancora poco presidiata dal contoterzismo italiano. Ranghino, Rosa e Massimo Mengoli di FlaRa Holding, che nel frattempo si è unito alla compagine del progetto, si accorgono infatti che molte realtà – dalle startup ai marchi già affermati – incontrano una difficoltà comune: trovare un partner sufficientemente flessibile per sviluppare nuove bevande senza dover adattare il progetto ai limiti produttivi di un fornitore o senza dover modificare la propria compagine produttiva. «Il mercato del conto terzi – spiega Ranghino – è storicamente dominato da aziende che producono principalmente per i propri marchi e mettono a disposizione la capacità produttiva residua. Questo significa quantitativi minimi elevati, processi poco personalizzabili e una limitata disponibilità a seguire progetti fuori standard. Noi siamo partiti da un approccio diverso. Abbiamo iniziato ad ascoltare quello che il mercato ci stava chiedendo e ci siamo accorti che il bisogno non era solo produrre, ma accompagnare lo sviluppo dei progetti».

Lo stabilimento di Bubble Bev a Lessona (Biella)

Da qui nasce il cambio di rotta: Bubble Bev inizia a mettere a disposizione le competenze sviluppate internamente, prima attraverso piccoli progetti personalizzati e poi costruendo un’offerta sempre più articolata. L’evoluzione non avviene inizialmente seguendo un piano definito a tavolino ma osservando le richieste che arrivano dal mercato. Ogni nuovo progetto rappresenta un’occasione per ampliare il perimetro dei servizi, investire in nuove competenze e rafforzare un modello che si differenzia dal tradizionale conto terzi non tanto per ciò che produce, quanto per il modo in cui accompagna il cliente. Nel giro di pochi anni Bubble Bev amplia il reparto Ricerca e Sviluppo, investe in nuove linee produttive e costruisce una struttura capace di seguire il cliente lungo l’intero percorso di sviluppo della bevanda. La produzione rimane il punto di arrivo, ma non rappresenta più il centro dell’offerta. Il valore si sposta progressivamente sulle competenze che precedono e accompagnano l’attività industriale.

Dal contoterzi al partner di sviluppo

Qual è il vero elemento distintivo di Bubble Bev? Ranghino lo riassume in una parola: verticalizzazione. «Il cliente oggi chiede un supporto verticale. Non basta più essere il produttore: dobbiamo entrare nella sua catena del valore». In pratica, Bubble Bev può intervenire fin dalle primissime fasi di sviluppo del progetto. Alcuni clienti arrivano con una ricetta già definita e richiedono prevalentemente il supporto produttivo; altri devono ancora trasformare un’intuizione in un prodotto industrializzabile. In questo secondo caso il lavoro inizia molto prima dell’ingresso in linea.

Un interlocutore unico

Qual è dunque il workflow di Bubble Bev? Così lo descrive Ranghino: «Il primo passo consiste nell’analizzare il progetto e comprendere quale sia il livello di sviluppo raggiunto. Dopo la fase commerciale, ogni cliente viene affidato a un project manager che coordina le diverse attività e diventa il punto di riferimento durante tutto il percorso. Attorno a questa figura si muovono il reparto Ricerca e Sviluppo, i tecnici che seguono la compliance normativa, gli specialisti del packaging e la produzione. L’obiettivo è creare un flusso continuo tra competenze differenti, evitando che il cliente debba rivolgersi a interlocutori diversi per ogni fase del progetto». Il reparto Ricerca e Sviluppo interviene nella formulazione della ricetta, nella selezione degli ingredienti e nella realizzazione dei campioni. Parallelamente vengono affrontati gli aspetti regolatori, dall’etichettatura alla conformità normativa necessaria per la commercializzazione nei diversi mercati. Il workflow prosegue poi con la progettazione del packaging e con la pianificazione della produzione, mantenendo un coordinamento costante tra tutte le funzioni aziendali. «Nei prossimi anni vorremmo digitalizzare ulteriormente questo processo attraverso strumenti che consentiranno ai clienti di monitorare lo stato di avanzamento delle diverse fasi del progetto, senza rinunciare al rapporto diretto con il team aziendale», spiega Ranghino.

La flessibilità coinvolge anche gli impianti

Anche le scelte impiantistiche di Bubble Bev sono innovative. Infatti, più che acquistare macchine standard, Bubble Bev ha lavorato con i costruttori per adattare gli impianti alle proprie esigenze operative, privilegiando la versatilità come leva competitiva.

Lo stabilimento è stato organizzato per gestire tipologie di bevande, formati e confezioni differenti, privilegiando la flessibilità operativa rispetto alla massimizzazione dei volumi. Una scelta coerente con un modello che si rivolge contemporaneamente a startup, retailer e aziende già consolidate, ciascuna con esigenze produttive specifiche. 

Oggi l’impianto è articolato in aree dedicate alla gestione delle materie prime fresche e secche (e a breve anche liquide) che convergono nel reparto di confezionamento. Qui operano le linee produttive: una linea ad alta capacità per vetro e lattina a media velocità (16-20.000 pezzi/ora), una seconda linea dedicata ai lotti più contenuti e ai diversi formati e una linea specifica per il confezionamento in fusto. Questa configurazione permette di passare rapidamente da una produzione all’altra, mantenendo elevata la capacità di risposta alle richieste del mercato: «Non vogliamo competere sui grandi volumi – spiega Ranghino – Significherebbe confrontarsi con operatori che hanno costruito il proprio vantaggio sulle economie di scala. Noi preferiamo differenziarci offrendo la capacità di gestire progetti complessi, packaging differenti e richieste specifiche, trasformando la flessibilità in un elemento del servizio e non soltanto della produzione». 

Osservatorio privilegiato

La posizione che Bubble Bev occupa oggi nella filiera le consente anche di osservare da vicino l’evoluzione del mercato. Startup, brand affermati e retailer si rivolgono infatti all’azienda per valutare nuovi progetti, trasformando il confronto quotidiano con i clienti in un osservatorio privilegiato sulle categorie emergenti e sui cambiamenti della domanda.

Questa posizione privilegiata permette anche di cogliere in anticipo alcune tendenze. Secondo Ranghino cresce oggi l’interesse per le bevande funzionali e per le categorie low e no alcohol, trainate non tanto dalla rinuncia all’alcol quanto dalla ricerca di occasioni di consumo diverse e da una crescente attenzione al benessere. «Questo vale per quest’anno; l’anno prossimo potrebbe essere differente», afferma Ranghino, sottolineando la velocità con cui il comparto del beverage cambia.

Edicola web

Ti potrebbero interessare