Con la sentenza del 25 novembre scorso la Corte di Giustizia ha deciso del ricorso (C-47/09) presentato dalla Commissione europea contro l’Italia, stabilendo che quest’ultima, prevedendo la possibilità di completare con l’aggettivo “puro” o con la dicitura “cioccolato puro” l’etichettatura dei prodotti di cioccolato che non contengano grassi vegetali diversi dal burro di cacao, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza, da un lato, della direttiva di settore (2000/36/CE), e, dall’altro, della direttiva orizzontale sull’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonchè la relativa pubblicità (dir. 2000/13/CE).
La decisione dei giudici, però, crea più problemi di quanti non ne risolva. E soprattutto rischia di generare ulteriore confusione.
Le possibili soluzioni.
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Cioccolato puro. L’Italia condannata, ma non è una debacle
La sentenza della Corte di Giustizia sul ricorso della Commissione europea.
Con la sentenza del 25 novembre scorso la Corte di Giustizia ha deciso del ricorso (C-47/09) presentato dalla Commissione europea contro l’Italia, stabilendo che quest’ultima, prevedendo la possibilità di completare con l’aggettivo “puro” o con la dicitura “cioccolato puro” l’etichettatura dei prodotti di cioccolato che non contengano grassi vegetali diversi dal burro di cacao, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza, da un lato, della direttiva di settore (2000/36/CE), e, dall’altro, della direttiva orizzontale sull’etichettatura e la presentazione dei prodotti alimentari, nonchè la relativa pubblicità (dir. 2000/13/CE).
La decisione dei giudici, però, crea più problemi di quanti non ne risolva. E soprattutto rischia di generare ulteriore confusione.
Le possibili soluzioni.
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