Longevità, freschezza e omogeneità: sono i tre “non negoziabili” quando Valerio Civa riassaggia uno dei propri spumanti a mesi dall’imbottigliamento. «Non ci perdoniamo alcuna deviazione dal profilo identitario: niente cali di pressione, niente note estranee, niente differenze sensibili tra bottiglie».
Da qui l’interesse immediato per NOMACORC Pops, introdotto di recente nel segmento spumanti: «Cercavamo più costanza tra bottiglie e un migliore controllo della freschezza nel tempo. In più, l’approccio a zero emissioni era coerente con i nostri valori: una scelta pratica, non ideologica».
Sul fronte prestazionale, l’azienda riferisce stabilità sia nella tenuta della pressione sia nei livelli di CO₂ disciolta, valutata soprattutto in condizioni reali lungo la vita commerciale.
Ma è sul tema ossigeno che la differenza diventa “visibile” nel bicchiere: «Meno ossidazione e una riduzione significativa delle deviazioni aromatiche. Il profilo resta più nitido, il frutto è preservato e l’evoluzione è più lineare e pulita».
La parola chiave rimane costanza. Oltre ai controlli del Quality Control, CIVA affianca panel sensoriali interni e il feedback dei professionisti. Non mancano però i vincoli: «Alcuni disciplinari non consentono ancora questa chiusura e una parte della clientela è prudente verso il sintetico. Dove possibile, POPS ci aiuta anche a posizionare meglio alcune cuvée, valorizzandone affidabilità e freschezza». «Neutralità sensoriale, sentore di tappo azzerato, tenuta costante della CO₂ e prodotti omogenei e fedeli a loro stessi nel tempo».