Costanza qualitativa come obiettivo produttivo

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Stabilità del prodotto, precisione nei processi e controllo continuo sono aspetti fondamentali per Birrificio Lariano, che ha accompagnato la sua crescita con investimenti mirati nel confezionamento e nel laboratorio interno

È il 2008 quando Birrificio Lariano nasce dalla volontà di trasformare una passione da homebrewer in un’attività professionale vera e propria. A dare forma al progetto sono Fulvio, zio dell’attuale amministratore e birraio Federico Nessi, Emanuele, allora socio, ed Elio Nessi, padre di Federico. Il percorso prende avvio con mezzi e dimensioni contenute, ma con l’intenzione di costruire progressivamente una realtà produttiva strutturata. «Siamo partiti in maniera artigianale, con tanta passione e tanta voglia di imparare – racconta Nessi –. Nel tempo siamo cresciuti sia dal punto di vista produttivo sia come struttura aziendale, cercando però di mantenere un approccio concreto, perché per noi contano la qualità del prodotto e il rapporto diretto con clienti e consumatori. Gli investimenti hanno seguito questa impostazione: perfezionarci senza fare passi più lunghi della gamba». Il salto dimensionale arriva nel 2016, con il trasferimento a Sirone, in provincia di Lecco, dove oggi sono concentrate produzione, confezionamento, logistica e spedizioni. Dai circa 150 mq della sede originaria si è passati a oltre 1.000 mq, con un apparato produttivo più ampio, spazi meglio organizzati e una sezione di confezionamento più evoluta. «La nostra produzione si aggira attorno ai 4.000 ettolitri all’anno, con la possibilità di superare i 5.000 grazie all’attuale stabilimento».

Gestione precisa post-fermentazione

La filosofia produttiva di Birrificio Lariano parte da un obiettivo preciso: garantire costanza. La birra non viene considerata conclusa con la formulazione della ricetta o con la fine della fermentazione: il risultato deve rimanere integro anche nelle fasi successive, fino al confezionamento e alla distribuzione. Per questo sono state progressivamente rafforzate procedure e verifiche, oltre al laboratorio interno, affiancando alla sensibilità del lavoro brassicolo una gestione più sistematica dei parametri produttivi e il monitoraggio del prodotto durante tutte le fasi. «Il nostro principale punto di forza è la continuità qualitativa – conferma il birraio –: è fondamentale che il cliente ritrovi sempre la stessa esperienza nel bicchiere. Una birra deve essere riconoscibile, pulita, stabile e fedele al profilo che vogliamo ottenere, indipendentemente dal lotto o dal periodo dell’anno». La stessa logica orienta il confezionamento, considerato determinante per un’ideale conservazione delle bevande. L’attuale dotazione comprende un’imbottigliatrice GAI a 6 becchi e una nuova infustatrice Sifa a 5 teste, installata alla fine del 2025; una selezione che privilegia costruttori italiani riconosciuti per valore, affidabilità e garanzia nell’assistenza tecnica. «Incidendo direttamente sulla stabilità e sulla conservazione della birra nel tempo, per noi il confezionamento è una fase estremamente delicata. Non guardiamo soltanto alla velocità delle macchine, ci interessa poter mantenere standard produttivi elevati e costanti, con un controllo preciso di ciò che accade dopo la fermentazione».

Nuova infustatrice a cinque teste

L’infustatrice Sifa a 5 teste recentemente implementata in azienda

L’investimento più significativo del biennio 2024/2025 nell’area produttiva riguarda l’infustamento, a cui è destinato circa l’80-85% della produzione. La nuova Sifa a 5 teste ha sostituito due precedenti macchine monotesta, modificando in modo sostanziale l’organizzazione del reparto. Il vantaggio non è soltanto legato alla capacità oraria: l’automazione odierna consente di gestire con maggiore continuità una sequenza articolata di operazioni, rendendo più lineare l’intero flusso dei contenitori. Nello specifico, i fusti arrivano alla macchina attraverso una rulliera e vengono sottoposti alle diverse fasi di detergenza e sanificazione, con l’impiego di prodotti acidi, basici e vapore; seguono il riempimento, il risciacquo finale dell’attacco e lo scarico attraverso la rulliera d’uscita. «L’inserimento di questa nuova linea ci ha permesso di migliorare notevolmente la gestione del confezionamento: abbiamo velocizzato il processo e organizzato meglio il lavoro e la capacità dell’infustatrice, oggi, è di circa 70-75 fusti all’ora. Il fatto di gestire in linea lavaggio, detergenza, sanificazione e riempimento offre una maggiore continuità. È stato un investimento importante, ma i benefici sono concreti sia sul piano operativo sia nella gestione qualitativa». In questo senso, la macchina si colloca all’interno di una scelta più ampia: aumentare l’efficienza senza trasformare la produttività nell’unico parametro di valutazione. «Puntiamo a sostenere i volumi con una conduzione più ordinata del packaging, mantenendo sotto osservazione le condizioni che incidono sulla stabilità del prodotto». L’ampliamento del laboratorio interno, realizzato nello stesso biennio con nuovi strumenti di analisi e controllo, va letto dunque nella stessa prospettiva: più capacità di confezionamento richiede, infatti, un presidio altrettanto accurato della qualità.

15-20 referenze tra classiche e luppolate

L’etichettatura delle bottiglie

Anche la linea dedicata alle bottiglie accompagna i formati in vetro – da 33 cl e, per alcune referenze, da 75 cl – attraverso una sequenza ben definita. Inizialmente le bottiglie vengono caricate su un piano rotante, prima di essere avviate all’etichettatura, dove una macchina etichettatrice ENOS stampa direttamente su etichetta lotto, scadenza e informazioni necessarie. Il trasporto prosegue poi sul nastro fino all’imbottigliatrice GAI che opera a una velocità di circa 1.000 bottiglie/ora; in essa i contenitori vengono sciacquati, insufflati, riempiti e tappati. Una volta completato il processo, le bottiglie sono risciacquate esternamente, inscatolate e trasferite in cella. «Mantenere standard elevati e costanti tramite macchinari adeguati è la nostra priorità: lavorare bene sulla ricetta non basta». La produzione si articola attualmente su 15-20 referenze fisse, alle quali si aggiungono one shot e stagionali. La Grigna e Falesia, tra le prime birre realizzate dal birrificio, continuano a essere tra le più richieste, mentre Statale 52 e American Hype rappresentano il versante più luppolato della proposta e il lato più moderno del repertorio, senza abbandonare equilibrio, pulizia e bevibilità. «Alla base di tutto c’è la volontà di produrre birre piacevoli e identitarie. Non ci interessa inseguire mode momentanee o creare prodotti estremi solo per stupire: vogliamo offrire birre che il cliente abbia piacere di bere una seconda volta, e poi una terza. Ogni prodotto deve avere una personalità precisa, ma rimanere accessibile e gradevole».

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