
Chi opera in questo settore possiede una formazione multidisciplinare. Le competenze richieste spaziano dalla profonda conoscenza della legislazione alimentare (nazionale e internazionale) allo studio delle tecnologie avanzate e dei processi produttivi, fino alla gestione completa dei laboratori di analisi. Questo bagaglio tecnico è essenziale per garantire la sicurezza, l’efficacia, la sostenibilità e le qualità organolettiche dei prodotti. Si tratta di un ruolo che esige meticolosità, spiccate doti organizzative e un rigoroso approccio logico per individuare tempestivamente le relazioni di causa ed effetto. Ne abbiamo parlato con Carmela Rivetti, dottoressa in Scienze e tecnologie alimentari e Quality Control Specialist presso Biotexia.
Che tipo di formazione ha avuto?
Dopo il diploma in Tecnico dei servizi della ristorazione presso l’Istituto Alberghiero di Montesarchio (Benevento), mi sono iscritta alla facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari dell’Università Federico II di Napoli. Conseguita la laurea triennale in tecnologie alimentari, ho frequentato un corso di specializzazione come Tecnico superiore per l’amministrazione economico-finanziaria delle imprese agricole, per poi completare il mio percorso universitario con la laurea magistrale in Scienze e Tecnologie Alimentari.
Perché ha scelto questo corso di studi?
Gli studi in ambito alberghiero mi hanno trasmesso le basi per organizzare una cucina professionale, le tecniche di preparazione dei piatti, l’importanza della selezione delle materie prime e il rispetto delle norme di sicurezza alimentare. Questa passione mi ha spinto a estendere le mie competenze verso i processi di produzione su larga scala e la legislazione alimentare e la nutrizione.
Le esperienze internazionali
Nel suo curriculum spiccano due esperienze all’estero: la prima in un’azienda agricola britannica, la seconda presso l’Universidad Católica San Antonio de Murcia, in Spagna. Perché ha scelto questi Paesi?
Il soggiorno a Londra risale al 2015. Dopo il corso IFTS, ho avuto l’opportunità di poter partecipare al programma Erasmus e ho scelto il Regno Unito, spinta dal mio interesse per la città di Londra. Nella capitale britannica ho lavorato presso la Cultivate London Limited, una City farm e impresa sociale che promuove l’integrazione tra natura e contesti urbani, diffondendo la cultura del chilometro zero e la cura del verde. Successivamente, durante la laurea magistrale sono partita per la seconda esperienza Erasmus in Spagna presso la prestigiosa Universidad Católica San Antonio de Murcia, nota per l’eccellenza nella ricerca scientifica, un modello accademico fortemente integrato con il mondo del lavoro e i successi sportivi dei suoi studenti. Ho scelto la Spagna sia per la forte affinità agroalimentare che questo paese ha con l’Italia, sia per il prestigio di questo ateneo.

Cosa le hanno dato queste esperienze dal punto di vista professionale e personale?
Sono stati due percorsi distinti ma fondamentali per la mia crescita e indipendenza, rafforzando la mia determinazione e la volontà di acquisire competenze pratiche e mirate, per la carriera che desideravo intraprendere.
La carriera
Come ha esordito nel mondo del lavoro?
Nel 2020, dopo la laurea magistrale, mi sono trasferita in provincia di Milano. L’inizio è stato più difficile del previsto: di giorno lavoravo come collaboratrice scolastica e di sera cercavo posizioni per neolaureati. Il primo vero colloquio è arrivato nel 2022, quando ho firmato un contratto di stage in controllo qualità presso la Farmo di Casorezzo, azienda specializzata in prodotti da forno e pasta senza glutine.
Come è continuata la sua carriera?
Dopo quasi due anni, sono entrata in Illva Saronno (oggi diventata Disaronno group), come analista del laboratorio di controllo qualità nella divisione aromi e offrendo supporto alla Ricerca e Sviluppo (R&D). Da inizio anno 2026, ricopro il ruolo di Quality control specialist presso l’azienda B-natural.
Quali competenze servono per lavorare nella divisione aromi di una grande azienda come la ILLVA?
È indispensabile padroneggiare le tecniche analitiche di base, la cromatografia e conoscere la microbiologia. Fondamentale seguire le procedure stabilite dalle norme ISO per i processi di approvazione delle materie prime e prodotti finiti e la gestione delle criticità dei processi produttivi.
Oggi lavora per il gruppo Biotexia come specialista del controllo qualità. Può illustrarci come è nata l’azienda e cosa produce per il settore food?
L’azienda nasce nel 2009 con il nome di B-Natural, focalizzandosi sulla lavorazione della propoli. Il successo principale è stato il brevetto della tecnologia M.E.D.® (Multi Dynamic Extraction), un metodo estrattivo che preserva le proprietà della propoli ottenendo estratti standardizzati ad alta biodisponibilità, ricchi di polifenoli. Il processo usa solo solventi alimentari, con un monitoraggio costante delle emissioni e il recupero delle acque reflue.
Nel 2021 B-Natural è entrata nel gruppo francese di life science Fytexia, successivamente acquisito dalla divisione ingredients del gruppo ABF. Biotexia è nata ufficialmente il 1° aprile di quest’anno dalla fusione di tre realtà complementari: Fytexia (esperta in polifenoli e peptidi), ABbiotek Health (specializzata in biotici per il microbioma e nella degradazione dell’istamina tramite l’enzima adiDAO) e Anzchem, focalizzata sui lipidi dell’olio di pesce e particolarmente attiva nei mercati di Australia e Nuova Zelanda.
I prodotti
Quali sono le principali differenze tra alimento funzionale, integratore alimentare e prodotto nutraceutico?

È importante premettere che l’Unione Europea non ha ancora fornito una definizione legale univoca per “alimento funzionale” o “prodotto nutraceutico”. Attualmente, il Giappone è l’unico Paese al mondo a riconoscere ufficialmente gli alimenti funzionali come categoria distinta. Al contrario, l’Unione Europea ha chiarito da anni il concetto di integratore alimentare con la Direttiva 2002/46/CE (recepita in Italia dal Decreto Legislativo n.169/2004). Gli integratori sono prodotti alimentari destinati a integrare la dieta comune. Costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive – come vitamine, minerali, aminoacidi, fibre o estratti vegetali – commercializzati in forme predosate (pillole, bustine, gocce). Non sono farmaci, non curano patologie, ma compensano carenze nutrizionali o supportano specifiche funzioni fisiologiche. A volte integratori e farmaci possono condividere lo stesso principio attivo. A fare la differenza sono il dosaggio, la modalità di presentazione e la letteratura scientifica a supporto.