Si è tenuto ieri a Plast, la fiera internazionale dedicata all’industria delle materie plastiche e della gomma, in corso a Fiera Milano dal 9 al 12 giugno, il convegno “Plastica: nemico pubblico o vittima designata?”, promosso dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS) di IPACK-IMA in collaborazione con Largo Consumo.
Un confronto che ha riunito associazioni di settore, centri di ricerca, grande distribuzione e brand owner attorno ai nodi del comparto: pressioni normative, economia circolare e il ruolo della plastica nel packaging.
Secondo i dati dell’Osservatorio Ipack-Ima – MECS, nel 2025 la produzione globale di materie plastiche ha raggiunto i 375 milioni di tonnellate, mentre il consumo mondiale ha registrato un valore pari a 368 milioni di tonnellate; entrambi si prevede cresceranno fino al 2029 del +3,1% in media all’anno. Nel comparto del packaging, del volume globale di 4.489 miliardi di pack units, ben 2.767 miliardi sono imballaggi in plastica, rispettivamente ripartiti tra Flexible Plastic (1.439 miliardi di pack units) e Rigid Plastic (1.328 miliardi di pack units). Sul fronte ambientale, i rifiuti urbani globali ammontano a 2,1 miliardi di tonnellate, di cui 400 milioni di tonnellate di plastica (19%) e 160 milioni attribuibili al packaging.
È in questo scenario che si inserisce il convegno di IPACK-IMA: un confronto tra chi le regole le interpreta, chi le applica e chi ogni giorno mette la plastica sugli scaffali. Al tavolo, sotto la moderazione di Armando Garosci, direttore di Largo Consumo, relatori di primo piano, tra cui Europen, voce del packaging europeo sui tavoli normativi, Centro Studi MECS di UCIMA per l’analisi di mercato e i responsabili packaging di Esselunga, Henkel e Noberasco.
“Attorno alla plastica nel packaging – si legge in una nota di IPACK-IMA – il confronto pubblico spesso semplifica, trasformando un materiale in imputato. Eppure, la plastica resta insostituibile: estende la shelf life, protegge la sicurezza alimentare e farmaceutica, riduce gli sprechi. Perché la vera partita non si giocherà sulla difesa o condanna di un materiale, ma sulla capacità della manifattura europea di innovare prima che siano le norme a imporlo”.