Ogni imprenditore deve il suo successo della sovrapposizione di storia personale e scelte aziendali. Un vissuto fatto di obiettivi, strategie, criticità da superare, opportunità da cogliere e prospettive future. Ne abbiamo parlato con il dottor Franco Bucciarelli, laureato in chimica e amministratore delegato del Gruppo Bucciarelli. L’azienda fu fondata negli anni ’70 da suo padre Bruno, biologo, che diede vita a un laboratorio specializzato in analisi chimiche e microbiologiche destinate alle aziende alimentari. Oggi il Gruppo ha registrato una crescita significativa ed offre ai clienti un servizio di consulenza su misura, che parte dall’identificazione del problema fino all’implementazione pratica della soluzione.
Perché ha scelto il corso di studi in chimica?
Ho sempre avuto una naturale predisposizione per le discipline scientifiche. Fin dai primi anni di scuola gli insegnanti hanno riconosciuto questa mia attitudine. Materie come matematica, fisica e scienze non mi hanno mai creato difficoltà. Vivevo in una casa di campagna nei pressi di Ascoli Piceno e mio padre Bruno, biologo di professione, aveva riconvertito stalle e cantine in un laboratorio dedicato ad analisi chimiche e microbiologiche su prodotti alimentari. Durante il quarto anno del liceo scientifico, la chimica era una delle materie di studio e mi è sembrato naturale considerarla come scelta universitaria più adatta per prepararmi a lavorare nell’azienda di famiglia. Dopo il diploma, mi sono iscritto alla facoltà di Chimica presso l’Università di Bologna. Quando mio padre lo disse a un suo cliente, quest’ultimo commentò che si trattava di un percorso di studi estremamente difficile e che probabilmente sarei finito fuori corso. Quelle parole mi fecero un po’ male, ma proprio per questo decisi di impegnarmi al massimo per dimostrare a me stesso e agli altri di essere in grado di laurearmi nei cinque anni previsti. Così è stato. Gli studenti erano pochi e alcuni miei compagni erano davvero delle menti brillanti, una situazione che ha ulteriormente stimolato la mia determinazione. Subito dopo la laurea ho superato l’esame di Stato diventando il più giovane iscritto all’albo dei chimici in Italia.
Quali sono stati i suoi primi passi nel mondo del lavoro?
L’azienda di famiglia era cresciuta e si era spostata nella zona industriale di Ascoli Piceno. Mi sentivo “tutta teoria e poca pratica”, così ho indossato il camice e mi sono dedicato al laboratorio strumentale dove analizzavo soprattutto gli alimenti. L’ambiente era però un tema emergente. C’erano situazioni critiche, le aziende ci chiedevano di spiegare loro i meccanismi di formazione e diffusione dell’inquinamento e volevano consigli su quali misure di prevenzione e monitoraggio adottare. Abbiamo quindi inaugurato una divisione dedicata. Ci siamo specializzati nel monitoraggio dell’inquinamento atmosferico e idrico focalizzandoci sugli impatti derivanti dalle attività industriali. Abbiamo poi acquisito una società concorrente ed in seguito tre ulteriori laboratori. Oggi siamo un’unica organizzazione, articolata su due sedi: la storica ad Ascoli Piceno e una seconda, di dimensioni più contenute, a Pomezia.
Come siete strutturati?

Abbiamo tre aree operative: analisi microbiologiche e chimiche, consulenza e una efficace divisione customer care. I nostri clienti sono aziende alimentari, case farmaceutiche, strutture sanitarie e gestori del servizio idrico. Il nostro core business restano le analisi, ma eroghiamo anche molta consulenza in materia di ambiente e sicurezza sul lavoro. Avendo poco meno di cinquanta collaboratori possiamo dire di essere diventati una media impresa. Per strutturarci meglio qualche anno fa ci siamo affidati ad un esperto di organizzazione aziendale. Il primo passo è stato creare dei quadri intermedi da porre a capo dei tre nostri reparti: il laboratorio, il customer care – front office e il team che si reca presso i clienti, formato da campionatori e consulenti che aiutano le aziende a muoversi nell’intricato panorama normativo di settore.
Capacità organizzativa e visione imprenditoriale
Per un periodo è stato Presidente di Confindustria Giovani di Ascoli Piceno e in seguito Vicepresidente dei Giovani imprenditori di Confindustria, che opportunità offre l’associazionismo?
Aderire al Gruppo Giovani mi ha permesso di conoscere altri giovani imprenditori, imparare dalle loro esperienze, impostare nuove collaborazioni. Contribuire attivamente alla vita associativa consente di acquisire competenze manageriali fondamentali per risolvere i problemi che quotidianamente si presentano in azienda. Sono stato Presidente del Gruppo di Ascoli Piceno e in seguito Vicepresidente dell’organizzazione nazionale. È stato un capitolo straordinario della mia vita. Nonostante venissi da una piccola città fui preferito a candidati di maggiore età ed esperienza che rappresentavano realtà territoriali più grandi e organizzate, mi riferisco per esempio a Milano, Roma, Napoli o la Sicilia.
Quali caratteristiche deve avere un giovane imprenditore che desideri dare continuità alla propria azienda?
La leadership, intesa come l’abilità di guidare, ispirare e motivare le persone verso il raggiungimento di obiettivi condivisi, è un fattore necessario ma non sufficiente se non è accompagnata da senso di responsabilità, curiosità, creatività, ottimismo, passione. Altrettanto importante è avere una visione chiara della propria azienda e del contesto dove opera. La responsabilità non è delegabile. Ogni decisione di un imprenditore incide sulla propria vita, sulla vita dei propri collaboratori, fornitori, clienti e, in senso lato, sulla vita della comunità dove l’azienda opera. La curiosità spinge ad innovare, incide sul modo di affrontare i problemi e di adattarsi ai cambiamenti. Essere curioso porta a considerare ad una ad una le molteplici sfaccettature di un problema facilitandone la soluzione. L’ottimismo aiuta a trasformare le difficoltà in opportunità. È una emozione positiva trasmissibile all’intero contesto aziendale. Regala un pizzico di buonumore, facilita la collaborazione e rende più piacevole la quotidianità. La passione è il motore interiore che spinge ad amare il proprio lavoro così intensamente da dedicargli gran parte del proprio tempo e delle proprie energie.
Cosa intende invece per visione chiara della propria azienda?
Avere ben presenti i suoi punti di forza e di debolezza permette di definire obiettivi concreti e di pianificare in dettaglio le azioni necessarie per raggiungerli anche in situazioni d’incertezza o quando si è in presenza di numerose e allettanti opportunità. Un bravo imprenditore ha fiducia nelle proprie scelte e sa che le sfide sono parte del percorso, sa che è importante affrontarle con determinazione, perseverando e mettendo a frutto le proprie competenze strategiche. In assenza di un programma chiaro si dissipano tempo ed energie preziose. Talvolta la visione iniziale potrebbe essere sbagliata. Se così fosse è necessario prendere atto dell’errore e avere il coraggio di cambiare direzione. Raggiungere l’obiettivo è appagante, ma ciò che determina la crescita e il progresso è il desiderio di affrontare sfide sempre nuove.
La GB Academy
Come formate il vostro personale?
Il nostro team tecnico è composto da laureati in discipline scientifiche: ingegneria, chimica, microbiologia, chimica e tecnologie farmaceutiche, scienze e tecnologie alimentari, geologia e scienze ambientali. Da anni accogliamo studenti per tirocini, progetti di ricerca e tesi di laurea. Per valorizzare il periodo che trascorrono nella nostra azienda, abbiamo istituito la GB – Gruppo Bucciarelli Academy. Per noi ospitare uno studente significa sottoscrivere convenzioni con gli istituti di provenienza, definire progetti formativi dettagliati, nominare tutor aziendali e garantire un’adeguata supervisione quando gli studenti sono nelle nostre sedi. Per i ragazzi è invece una straordinaria opportunità per mettere in pratica quanto appreso durante il percorso scolastico. Convinti che a nessuna delle due parti interessi una collaborazione passiva, non trattiamo gli studenti come semplici spettatori, ma li integriamo nella nostra operatività sotto la supervisione di un tutor. Ogni studente ha un preciso compito e deve garantire continuità di presenza declinata in un numero minimo di ore giornaliere in azienda. Al termine dello stage o del lavoro di tesi, selezioniamo i profili più promettenti, chiedendo loro di inserirsi stabilmente nella nostra squadra. Dopo l’assunzione garantiamo a tutti i dipendenti una formazione continua tramite corsi interni, corsi presso i fornitori di strumentazione o presso enti specializzati esterni. Collaboriamo attivamente anche con un ITS situato a poca distanza da noi. È un’iniziativa che rispecchia i nostri valori e il nostro impegno verso l’innovazione sostenibile. Ad oggi è attivo un percorso formativo di eccellenza in ecosostenibilità e innovazione dei materiali polimerici e compositi. Chi supera gli esami consegue il titolo di Tecnico Superiore per le Produzioni Circolari nella Chimica Verde e nei Materiali Innovativi.
Dando per scontata la capacità professionale quali altre doti occorrono per superare le vostre selezioni?
Durante i colloqui approfondiamo il grado di motivazione del candidato: quanto crede in ciò che farà e quanto è disposto a impegnarsi per crescere e migliorare. Siamo molto attenti alla sua compatibilità con i nostri valori fondamentali: etica, rispetto e attenzione verso gli altri, onestà intellettuale e capacità di riconoscere i propri errori trasformandoli in una opportunità di crescita professionale. Non sottovalutiamo il valore della curiosità, perché ogni componente di un nostro team deve voler capire e di conseguenza essere disposto a ragionare a fondo per risolvere il problema. A ciò si aggiungono la passione per il proprio lavoro e l’attitudine a collaborare con i colleghi. Ogni neoassunto farà parte di una squadra e un approccio individualista mina o rallenta il gruppo.
I punti di forza

Quali sono i vostri punti di forza rispetto alla media dei concorrenti?
La multidisciplinarietà e i continui investimenti in nuove tecnologie applicate alla strumentazione di laboratorio e al servizio ai clienti. I lockdown 2020 hanno introdotto “a forza” due innovazioni: le call con i clienti e il potenziamento della logistica dell’ultimo miglio. Fino ad allora il non recarsi presso il cliente era considerato una mancanza di rispetto, ora ci rendiamo conto di quanto tempo ed energie sprecavamo in lunghi e talvolta poco proficui spostamenti. Nello stesso periodo i corrieri sono stati “costretti” a potenziare i propri servizi. Oggi le consegne di campioni e reagenti sono più sicure e puntuali, permettendoci di acquisire nuovi clienti con sedi relativamente distanti dalla nostra. Cerchiamo di anticipare il mercato. Talvolta acquistiamo strumenti innovativi pur nella consapevolezza di non riuscire inizialmente a sfruttarne a pieno le potenzialità. Sappiamo, per contro, che la strumentazione di ultima generazione è un plus che incrementa la dapprima la nostra competenza, poi la nostra offerta. Abbiamo investito molto anche sul servizio clienti. Nell’area customer care abbiamo adottato automazione, intelligenza artificiale e personalizzazione avanzata per aumentare l’efficienza e la qualità dei contatti e per presentarci a nuovi potenziali clienti. Chi ci contatta sa di poter contare su un operatore specializzato che conosce a fondo l’azienda che ha scritto o chiamato. Un altro punto di forza è l’esserci sempre. Non chiudiamo mai per ferie, se il telefono squilla e non possiamo rispondere richiamiamo nell’arco di pochi minuti. Come accennavo, vogliamo crescere, crediamo nella tecnologia e stiamo investendo anche nella nostra sede, in particolare è stato istallato un sistema fotovoltaico. L’autoproduzione di energia ci rende parzialmente indipendenti, ci aiuterà a ridurre i costi e migliorerà le nostre performance ESG.
Quali servizi proponete specificatamente alle aziende alimentari?
Consulenza a tutto tondo: analisi chimiche e microbiologiche, analisi per la compilazione di tabelle nutrizionali UE ed extra UE, prove di shelf-life, sistemi di autocontrollo igienico, protocolli di sanificazione generali e mirati a specifici microrganismi (mi riferisco per esempio alla Listeria), convalida dei piani di pulizia e di disinfezione, selezione del miglior fornitore in base alle campionature ricevute e al prodotto che il cliente intende sviluppare, controllo microbiologico e chimico di materie prime, semilavorati e prodotti finiti.
In assenza di indicazioni di legge, quali parametri può prendere in considerazione un’azienda alimentare per valutare la conformità dei suoi processi e dei suoi prodotti?
È un tema complesso. Le leggi sono in continua evoluzione e talvolta sono scritte in modo poco chiaro. Quando danno adito a diverse interpretazioni, è necessario considerare a fondo il campo di applicazione della norma e gli obiettivi perseguiti dal legislatore. Laddove la legge non c’è, si supplisce con l’esperienza, la letteratura scientifica e con le analisi. L’ultima ratio è giocare a carte scoperte: c’è un problema, la normativa non ci aiuta, interpelliamo il funzionario di turno, l’organismo di certificazione o il Ministero competente per capire quale ritengono sia il miglior protocollo da adottare.
Avete avuto la sensazione che in questo periodo di difficoltà internazionali le aziende alimentari siano meno attente alla conformità di quanto producono e vendono?
La mia risposta vale sia per la produzione, sia per gli aspetti ambientali. In alcuni casi le attuali normative sono davvero troppo stringenti e i continui emendamenti prevedono controlli che possono apparire ridondanti ed economicamente onerosi, le aziende meno strutturate potrebbero decidere di rinunciare alla massima qualità possibile. Il nostro compito è farlo presente e indurle a tornare sulla “retta via” ricordando loro che il Made in Italy è e sarà sempre di più la loro ancora di salvezza. All’estero, l’Italia è talvolta dipinta come il Paese dei ricorsi, dei repentini cambi normativi, dell’alto costo di energia e manodopera, ciò nonostante, il Made in Italy è e resta il brand più famoso e copiato al mondo, deve quindi essere tutelato con la qualità. Sono convinto che il Made in Italy salverà l’Italia permettendole di primeggiare anche in tanti nuovi mercati.
Progetti in corso?
Crescono le richieste di consulenza in materia ambientale. Imprese e territorio devono continuare a coesistere, perché sono l’uno la forza dell’altro. Trascurando o sottovalutando la normativa ambientale l’imprenditore è in difficoltà in caso di controlli, sanzioni, richieste di risarcimento danni. Il nostro intervento è efficace solo se conosciamo la reale situazione dell’azienda, chiediamo quindi ai clienti la massima sincerità e trasparenza. Nel caso delle aziende alimentari il problema ambientale più sentito è l’ingente consumo di acqua utilizzata nelle fasi trasformazione dei prodotti e nella sanificazione degli impianti. Le acque reflue sono spesso cariche di sostanze organiche (grassi, proteine, zuccheri), azoto e fosforo. Se non adeguatamente trattate, possono causare l’eutrofizzazione dei corpi idrici recettori e inquinare le falde acquifere. Subito dopo vengono emissioni di gas serra, polveri sottili, odori sgradevoli dovuti a lavorazioni o cotture, rifiuti solidi organici ed inorganici ed infine gli alti consumi energetici dovuti alle lavorazioni e alla conservazione dei prodotti in condizioni refrigerate o sottozero. Di volta in volta valutiamo e proponiamo soluzioni personalizzate per esempio un piano analitico sulle acque reflue. I principali parametri considerati sono BOD (Domanda Biochimica di Ossigeno) – quantità di ossigeno consumata dai microrganismi per degradare in 5 giorni la materia organica presente nelle acque di scarico; COD (Domanda Chimica di Ossigeno) – quantità di ossigeno necessaria per la scomporre le sostanze organiche ed inorganiche presenti, è il parametro che permette di determinare l’efficienza del trattamento; TSS (Solidi Sospesi Totali) – la quantità di particelle solide non disciolte (residui di cibo, fanghi) presenti nell’acqua di scarico; il pH, la temperatura, la conducibilità elettrica, la presenza e la quantità di oli e grassi, azoto, fosforo, tensioattivi oltre a diversi parametri microbiologici per prevenire la potenziale immissione di patogeni nell’ambiente.
Cosa serve al vostro settore per evolvere e continuare a crescere?
Competenze sempre più diversificate e giovani curiosi e appassionati, capaci di operare in un contesto di multidisciplinarietà superando la visione ristretta della singola specializzazione. Da “tenace ottimista” credo che il meglio debba ancora venire. Il futuro sarà condizionato anche dall’atteggiamento dei molti imprenditori italiani che, nonostante tutto, continuano ad innovare per perfezionare e far crescere le proprie aziende.