L’imbottigliamento a firma Eurostar per Castello di Verrazzano

Condividi
imbottigliamento EUROSTAR

Nel cuore del Chianti Classico il Castello di Verrazzano è una realtà che impone rispetto già solo per la sua continuità storica. Mille anni di presenza sul territorio non rappresentano un semplice elemento evocativo: sono un sistema produttivo che si è evoluto senza mai perdere il proprio baricentro. L’azienda si estende su circa 250 ettari, di cui 50 vitati. Una dimensione importante ma gestita con un’impostazione che privilegia la coerenza rispetto all’espansione. «La scelta è stata quella di rimanere all’interno dei propri confini territoriali, sviluppando qualità e identità piuttosto che aumentare indiscriminatamente i volumi», dice Luigi Cappellini, proprietario di Castello di Verrazzano.

Il fulcro produttivo è il Sangiovese, vitigno identitario del territorio, ma anche tra i più sensibili dal punto di vista tecnico. Le sue caratteristiche impongono attenzione costante: gestione dell’ossigeno, equilibrio della solfitazione, precisione nei passaggi più delicati del processo. Ogni fase può incidere sull’espressione aromatica finale. È proprio in questa coerenza tra vitigno, territorio e processo che si comprende la decisione di investire in una nuova linea di imbottigliamento.

Castello di Verrazzano si estende su circa 250 ettari di cui 50 vitati

Produzione artigianale, esigenze globali

Con circa 250-300.000 bottiglie annue, Verrazzano mantiene un’impostazione produttiva artigianale. Luigi Cappellini stesso segue il vino lungo tutto il ciclo: dal vigneto fino al confezionamento. Questa continuità è un valore identitario, ma non esime dall’esigenza di controllo. I mercati internazionali, in particolare quelli nordamericani, richiedono certificazioni riconosciute, parametri costanti e tracciabilità rigorosa. Qui emerge la tensione centrale: mantenere l’artigianalità del gesto, ma dotarsi di strumenti capaci di garantire precisione e uniformità tipiche dell’industria. La nuova linea di imbottigliamento EUROSTAR nasce proprio da questa esigenza.

Perchè una nuova linea

«L’investimento non è stato motivato da un aumento dei volumi, ma da una necessità qualitativa e organizzativa», afferma Cappellini. Gli obiettivi erano chiari:

  • tutela dell’integrità aromatica, attraverso un sistema di riempimento senza contatto vino–ossigeno;
  • controllo fine della solfitazione per operare su livelli molto bassi e coerenti con l’approccio biologico;
  • igienizzabilità totale, fondamentale per un prodotto naturale sensibile a contaminazioni;
  • riduzione degli sprechi idrici ed energetici coerente con l’autosufficienza aziendale;
  • cambio formato rapido, per gestire bottiglie da 0,5 L, 0,75 L e 1,5 L con operazioni semplici e veloci;
  • compattezza strutturale, per inserirsi in una cantina millenaria con spazi non pensati per macchinari moderni.

Un aspetto operativo particolarmente rilevante riguarda la gestione dei momenti di “attacca e stacca” del processo. In una cantina storica i flussi non sono lineari come in un impianto industriale contemporaneo. La presenza di una campana di raccolta consente di mantenere continuità anche nei passaggi tra diversi vasi vinari, compensando eventuali discontinuità a monte.

Solidità percepita e accettazione operativa

MAXIMA EP 16/16/1R: giostra di sciacquatura a 16 posizioni con pinze di presa, sistema di trasferimento con stelle a geometria variabile e coclea di ingresso in collegamento diretto con la giostra di riempimento

Oltre ai parametri tecnici, l’azienda ha dato grande importanza alla solidità costruttiva e alla percezione da parte degli operatori. «In contesti con una lunga tradizione, la macchina non può essere un elemento autoreferenziale o esclusivamente “da tabella”. Deve dimostrare affidabilità nel tempo, facilità di manutenzione, accessibilità dei componenti, semplicità di utilizzo», dice Cappellini. L’operatore è colui che smonta, rimonta e pulisce l’impianto. Se una leva non è dove la mano la cerca naturalmente, la macchina non entra nel ritmo della cantina. L’integrazione non è solo tecnica, ma culturale. Anche la rumorosità contenuta e la fluidità del processo contribuiscono a rendere l’esperienza operativa più armonica all’interno di una struttura storica.

Meno shock, più continuità espressiva

«Un segnale significativo riguarda la riduzione dello shock percepito nel vino appena imbottigliato. In passato, era frequente sentire che un vino necessitasse di tempo per “riaversi” dopo l’imbottigliamento. Con la nuova linea EUROSTAR questa sensazione risulta attenuata: il vino appare più stabile fin da subito, con una migliore tenuta delle componenti aromatiche». Il processo di riempimento, lavorando in assenza di ossigeno e con livelli di solfitazione estremamente contenuti, consente di limitare al minimo gli stress ossidativi e meccanici. In una realtà come Verrazzano, dove la viticoltura biologica e l’agricoltura organica rigenerativa sono parte integrante dell’identità aziendale, la tutela delle “nuance” aromatiche non è un dettaglio, ma una conseguenza logica del lavoro in vigna. Se l’obiettivo è rispettare l’equilibrio naturale della pianta e intervenire il meno possibile, anche l’imbottigliamento deve essere coerente: niente contatti indesiderati con l’ossigeno, ambienti pienamente igienizzabili, gestione controllata delle variabili di processo.

La riduzione dello shock diventa così un indicatore concreto di qualità del sistema nel suo complesso. È il segno che la tecnologia ha compreso la natura del prodotto. Non si tratta soltanto di un miglioramento tecnico, ma di una continuità espressiva tra vasca e bottiglia: il vino restituito al consumatore è più vicino possibile a quello che esce dal tino, senza passaggi traumatici che ne alterino struttura e profilo aromatico.

Innovare in una struttura millenaria

Introdurre una linea moderna in un edificio che esiste da mille anni comporta sfide non solo strutturali, ma culturali. Da un lato ci sono vincoli fisici: spazi limitati, flussi non progettati per l’automazione contemporanea, necessità di non alterare l’equilibrio architettonico. Dall’altro c’è una memoria tecnica consolidata, una modalità di lavoro che si tramanda nel tempo. La nuova linea EUROSTAR è stata accettata perché non si impone come elemento estraneo, ma si integra nel sistema. Tecnologia avanzata ma non ostentata. Precisione senza complessità superflua. Modernità che non rompe la coerenza operativa.

Per Verrazzano l’innovazione non è mai fine a sé stessa. Ogni investimento deve rispondere a una logica di coerenza. La nuova linea di imbottigliamento rappresenta un tassello di questo percorso: tutela l’integrità del Sangiovese; consente una gestione precisa dei parametri enologici; riduce l’impatto sulle risorse; si inserisce in modo armonico in una struttura millenaria; viene accettata e “amata” in tempi brevi dagli operatori.

In una cantina che misura il tempo in generazioni, la tecnologia deve dimostrare di saper durare e di sapersi integrare. Non basta essere performante: deve diventare parte del ritmo quotidiano. È in questo equilibrio tra storia e controllo di processo che si comprende il senso dell’investimento. Non una rottura con il passato, ma uno strumento per custodirlo con maggiore precisione.

Edicola web

Ti potrebbero interessare