
È noto che gli imballaggi attivi prolungano il tempo di conservazione degli alimenti grazie alle proprietà antimicrobiche e antiossidanti dei loro componenti, che tipicamente sono gli oli essenziali e i nanomateriali (argento, ossido di zinco e biossido di titanio).
Recentemente, l’attenzione si sta spostando dai nanomateriali convenzionali ai carbon quantum dots (CQDs), termine che si può tradurre come “punti quantici di carbonio” e che indica nanoparticelle di carbonio con dimensioni inferiori ai 10 nanometri, laddove un nanometro corrisponde a un millesimo di millimetro. Si tratta di particelle così piccole che sarebbe possibile allinearne migliaia sulla larghezza di un capello umano.
I CQD sono già usati in diversi campi, dal biomedicale per il rilascio di farmaci alle celle solari. Attualmente i CQD sono meno studiati dei quantum dots di silicio o altri semiconduttori, usati nei transistor, nelle celle solari, nelle tecniche di rilevazione oncologica e nelle luci a LED.
Recentemente è stata messa a punto la preparazione dei CQD a partire dagli scarti della frutta, che sono biomasse rinnovabili. Una rassegna di D. Gupta et al. ha descritto i relativi processi di preparazione, le proprietà dei CQD e le loro applicazioni negli imballaggi alimentari.