La direttiva europea contro gli sprechi alimentari

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La Direttiva (UE) 2025/1892, entrata in vigore a ottobre 2025 per contrastare gli sprechi alimentari, compie un ulteriore passo verso l’integrazione tra politiche sui rifiuti, controllo del ciclo di vita dei prodotti e uso efficiente di energia e risorse.

La nuova normativa – che identifica il settore alimentare come il più intensivo nel consumo di risorse e responsabile di significative esternalità ambientali negative – introduce alcuni obiettivi vincolanti: entro il 31 dicembre 2030 i rifiuti alimentari generati durante nelle fasi di produzione e trasformazione dovranno essere ridotti del 10% a livello nazionale e quelli provenienti dal commercio al dettaglio, dai ristoranti, dai servizi di ristorazione e dai nuclei domestici dovranno essere diminuiti del 30% pro capite.

Nei settori alimentare e tessile – sottolinea il testo della normativa – “le lacune tecnologiche e la carenza di finanziamenti, tra le altre cose, ostacolano la transizione verso l’economia circolare e la decarbonizzazione”. La direttiva incoraggia esplicitamente l’adozione di soluzioni tecnologiche e organizzative in grado di prevenire lo spreco lungo l’intera filiera, avendo rilevato che una quota significativa delle perdite nasce da scelte inefficienti di processo e di progettazione dei prodotti.

Tra le soluzioni promosse vi sono l’utilizzo di imballaggi attivi, in grado di prolungare la shelf life dei prodotti, e l’introduzione di sistemi più accurati per il monitoraggio delle condizioni di conservazione. Queste misure possono anche rivelarsi utili per ridurre la necessità di alcuni interventi cautelativi oggi adottati per compensare l’incertezza sullo stato reale dei prodotti. Una maggiore precisione sulle condizioni di conservazione e sulla durata residua permette di ottimizzare i cicli di produzione, stoccaggio e distribuzione, evitando trattamenti eccessivi e riducendo i consumi energetici associati.

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