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Vino biologico, sostenibile e di qualitĂ 

La rapida evoluzione di questo segmento, concentrata nell'ultimo decennio, è riconducibile alla decisione presa nel 2012 dall'Unione Europea di poter applicare direttamente alle bottiglie di vino il marchio "biologico"

Azienda: QCERTIFICAZIONI
Fonte: rivista "Alimenti&Bevande" n. 3/2022
Data: 19/04/2022


Il vino biologico non smette di generare interesse. Dopo le iniziali resistenze legate ad alcuni pregiudizi sulla presunta differenza di gusto e sapore rispetto a quello prodotto con metodi tradizionali, ha iniziato ad incontrare il favore non solo di consumatori sempre più attenti alla sostenibilità e alla genuinità, ma anche di enologi e produttori. Lo dimostrano sia l'offerta crescente di vini biologici in luoghi tradizionalmente conviviali, quali ristoranti o enoteche, e tra gli scaffali della Gdo, sia il forte aumento dei terreni viticoli coltivati secondo il metodo biologico.
Guardando all'aspetto più prettamente agricolo, la crescita è iniziata a partire dal 2000, prima in modo lento e progressivo, poi segnando un'importante accelerazione nell'ultimo decennio.
In tutto il mondo, nel 2019 poco meno di mezzo milione di ettari dei 7 milioni totali sono stati destinati alla coltura di vitigni bio. L'85% di essi si trova nel continente europeo con Spagna (813.950 ettari), Francia (764.020 ettari) e Italia (614.960 ettari) nelle prime tre posizioni. Mentre gli Stati Uniti d'America si collocano quarti con soli 378.380 ettari.
Riguardo ai consumi globali, invece, l'uso del vino biologico è raddoppiato dal 2013, passando dai 441 milioni di bottiglie ad una previsione nel 2023 di 976 milioni. Si tratta di numeri in netta opposizione al calo che si registra oggi e che si prevede proseguirà anche nei prossimi anni.
I primi tre mercati per consumo di bottiglie biologiche sono Germania, Francia e Gran Bretagna, mentre sul fronte della produzione si stima che l'Italia vedrà un incremento della quota destinata all'esportazione piuttosto che di quella destinata al consumo interno.

Certificazione biologica
La rapida evoluzione, concentrata nell'ultimo decennio, è riconducibile alla decisione presa nel 2012 dall'Unione Europea di poter applicare direttamente alle bottiglie il marchio "biologico". Prima di allora i produttori potevano solamente includere nell'etichetta la dicitura "vino prodotto da uve coltivate con metodo biologico".
Ottenere tale certificazione prevede controlli rigorosi. I produttori, infatti, dovranno dimostrare di essersi attenuti al regolamento (UE) 2018/848 in ciascuna delle fasi del processo: dalla produzione delle materie prime, durante la trasformazione del prodotto e infine nel momento dell'importazione. Riguardo alla prima fase, il regolamento identifica come biologico quel metodo che:

• si basa sulla valorizzazione e sulla conservazione dei sistemi biologici produttivi;
• non prevede il ricorso a prodotti chimici di sintesi;
• svolge una funzione di tutela dell'ambiente e di conservazione dello spazio rurale;
• utilizza nel miglior modo possibile le energie rinnovabili;
• valorizza le risorse territoriali, ambientali e naturali.

La fase della trasformazione deve avvenire utilizzando ingredienti da agricoltura biologica, riducendo l'impiego di additivi o limitandosi a quelli contenuti nell'elenco autorizzato dal regolamento.

Agriqualità, Qualità Controllata e V.I.V.A. Sustainable Wine
Vi sono poi altri tre modelli che possono essere utilizzati per identificare e valorizzare i vini sostenibili.
I primi due valutano l'applicazione dei metodi di agricoltura integrata secondo gli standard previsti dai regolamenti regionali. Agriqualità è un marchio della Regione Toscana che identifica e promuove i prodotti agroalimentari realizzati con le tecniche di agricoltura integrata dalla L.R. 25/99, mentre il marchio Qualità Controllata - QC fa capo alla Regione Emilia Romagna, che ne stabilisce le regole di utilizzo con la legge 28 ottobre 1999, n. 28.
Vi è inoltre V.I.V.A. Sustainable Wine (Valutazione dell'Impatto della Viticoltura nell'Ambiente), uno standard di verifica di Bureau Veritas e QCertificazioni che, con un percorso della durata di due anni, propone una valutazione più ampia degli indicatori di sostenibilità. Esso è rivolto ad aziende che hanno la produzione agricola delle uve, del vino e l'imbottigliamento, ma anche a cantine sociali o grandi produttori che non hanno una produzione diretta delle uve e che si appoggiano a dei conferitori.

Responsabilità sociale, la certificazione GEEIS-Diversity
Infine, alla scelta strategica per il biologico è possibile affiancarne un'altra altrettanto importante e che riguarda la responsabilità sociale e, in particolare, la valorizzazione delle persone che lavorano all'interno dell'azienda. Un esempio? L'Azienda Vinicola Talamonti che, prima tra le realtà del settore, ha scelto e ottenuto la certificazione GEEIS-Diversity. Si tratta di una certificazione rilasciata da Bureau Veritas alle organizzazioni che si impegnano nel garantire l'uguaglianza e l'inclusione sul luogo di lavoro. L'intuizione di questa impresa è stata quella di valorizzare l'impegno per la diversity direttamente in etichetta sulla bottiglia, mandando un messaggio chiaro e distintivo, indirizzato ad un consumatore sempre più attento e sensibile alla dimensione valoriale.

Il quadro, dunque, è quello di un settore in rapida evoluzione, proiettato al futuro, nel quale la crescita già ben avviata proseguirà sostenuta a livello europeo da iniziative quali la strategia "Farm to Fork". Essa, infatti, vedrà il settore agricolo direttamente coinvolto nel raggiungimento di due degli obiettivi comunitari fissati per il 2030: la riduzione del 50% dell'uso di pesticidi e il raggiungimento del 25% della superficie agricola utilizzata in Europa coltivata con metodo biologico.

Fabio Bianciardi
Responsabile Commerciale QCertificazioni
Sofia Bonomi
CSR Specialist, Bureau Veritas Italia



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