Per prevenire e controllare la contaminazione degli alimenti è necessario considerare tutte le vie di trasferimento dei radionuclidi alla catena alimentare e monitorare i livelli di radioattività lungo l’intera filiera produttiva.
a contaminazione degli alimenti in seguito ad incidente nucleare è provocata dal fallout radioattivo e può avvenire sia a breve che a medio-lungo termine. Fra i principali radionuclidi liberati, quelli a maggior impatto biologico noto sono: i radioisotopi dello iodio (131I, 132I, 134I, 135I), del cesio (134Cs, 137Cs) e dello stronzio (89Sr, 90Sr). I radionuclidi a vita breve come lo 131I decadono rapidamente (emivita fisica 8 giorni) e quindi possono essere trasferiti all’uomo solo da catene alimentari brevi e rapide.
La prima via d’ingresso dei radionuclidi nella catena alimentare è la deposizione diretta sulle superfici esposte, ragion per cui nella prima fase risultano più a rischio i prodotti vegetali coltivati in pieno campo ed in particolate i vegetali a foglia larga.
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Incidenti nucleari. I rischi per gli alimenti e gli strumenti di difesa
Bassi i rischi per i consumatori europei in seguito all’incidente di Fukushima.
Per prevenire e controllare la contaminazione degli alimenti è necessario considerare tutte le vie di trasferimento dei radionuclidi alla catena alimentare e monitorare i livelli di radioattività lungo l’intera filiera produttiva.
a contaminazione degli alimenti in seguito ad incidente nucleare è provocata dal fallout radioattivo e può avvenire sia a breve che a medio-lungo termine. Fra i principali radionuclidi liberati, quelli a maggior impatto biologico noto sono: i radioisotopi dello iodio (131I, 132I, 134I, 135I), del cesio (134Cs, 137Cs) e dello stronzio (89Sr, 90Sr). I radionuclidi a vita breve come lo 131I decadono rapidamente (emivita fisica 8 giorni) e quindi possono essere trasferiti all’uomo solo da catene alimentari brevi e rapide.
La prima via d’ingresso dei radionuclidi nella catena alimentare è la deposizione diretta sulle superfici esposte, ragion per cui nella prima fase risultano più a rischio i prodotti vegetali coltivati in pieno campo ed in particolate i vegetali a foglia larga.
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