Produzione, commercio e consumo – prodotti alimentari (in
genere) – sostanze vietate – impiego – Vendita – Frodi alimentari – Concetto di
distribuzione per il consumo – Individuazione.
Il concetto di
distribuzione per il consumo enunciato dall’art. 5 della legge 30 aprile 1962 n.
283, in tema di frodi alimentari ha riguardo all’immissione nel commercio del
prodotto adulterato o comunque irregolare. Immissione che si verifica quando il
prodotto entra nella materiale disponibilità dell’operatore commerciale
(grossista o dettagliante) che lo fornirà ai consumatori.
FONTE: CED CORTE DI CASSAZIONE
Svolgimento del processo
Con sentenza
16.10.1998 la Corte di Appello di Potenza confermava la sentenza 4.11.1997 del
Pretore di quella città che aveva affermato la penale responsabilità di in
ordine al reato di cui:
– all’art. 5, lett. d), legge n. 283/1962 (per
avere, quale legale rappresentante della s.r.l. , prodotto e commercializzato
molluschi eduli lamellibranchi – vongole surgelate – risultati non idonei per
l’alimentazione umana in quanto invasi da “escherichia coli” – acc. in Potenza,
il 26.10.1994)
e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo aveva
condannato alla pena – condizionalmente sospesa – di giorni 10 di arresto e lire
1.000.000 di ammenda.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato,
il quale lamenta:
a) violazione della legge processuale per l’incompetenza
territoriale dei giudicanti, già eccepita in appello, dovendo detta competenza
individuarsi in relazione al luogo di produzione e non a quello
dell’accertamento;
b) carenza e manifesta illogicità della motivazione in
punto di affermazione della responsabilità, in presenza di un dubbio irrisolto
“afferente l’epoca, le modalità e le cause dell’avaria del prodotto”;
c)
mancata assunzione di una prova decisiva, per il diniego del richiesto
espletamento di una indagine peritale rivolta ad accertare se i batteri dovevano
essere necessariamente presenti sin dalla fase del confezionamento oppure
avevano invaso il prodotto per vicende successive non ascrivibili al produttore.
Motivi della decisione
Il ricorso deve essere
rigettato, poiché tutte le doglianze anzidette sono infondate.
1. La
questione della competenza territoriale si incentra sull’assunto difensivo
secondo il quale il reato si sarebbe consumato nel luogo di produzione delle
vongole surgelate e non in quello dell’accertamento della presenza dei batteri.
In proposito, però, deve ribadirsi l’orientamento già espresso da questa
Corte Suprema (Cass., Sez. VI, 16.3.1979, n. 2970, Morgante) secondo il quale il
concetto di “distribuzione per il consumo”, enunciato dall’art. 5 della legge
30.4.1962, n. 283, in tema di frodi alimentari, prescinde dall’iter delineato
dal codice civile per l’esecuzione del contratto ed ha riguardo, invece,
all’immissione nel commercio del prodotto adulterato o comunque irregolare:
immissione che si verifica quando il prodotto entra nella materiale
disponibilità dell’operatore commerciale (grossista o dettagliante) che lo
fornirà ai consumatori.
Ciò, nella fattispecie in esame, si è verificato in
Potenza, per cui correttamente è stata individuata la competenza territoriale
della locale autorità giudiziaria.
2. L’affermazione della responsabilità
dell’imputato risulta correttamente fondata – ed adeguatamente motivata –
sull’esito degli accertamenti eseguiti presso un laboratorio pubblico di
analisi, confermato dalla deposizione resa al dibattimento pretorile dal
direttore del laboratorio medesimo (il teste ), il quale ha altresì specificato
– con giudizio tecnico non smentito dalla difesa – che “il batterio doveva
essere necessariamente presente sin dall’inizio del confezionamento”.
3. A
norma dell’art. 603, 1° comma, c.p.p., la rinnovazione dell’istruzione nel
giudizio di appello ha natura di istituto eccezionale rispetto all’abbandono del
principio di oralità nel secondo grado, ove vige la presunzione che l’indagine
probatoria abbia raggiunto la sua completezza nel dibattimento già svoltosi.
A tale istituto di carattere eccezionale può farsi ricorso solo quando il
giudice ritenga, nella sua discrezionalità, di non poter decidere allo stato
degli atti ed un’impossibilità siffatta può sussistere quando i dati probatori
già acquisiti siano incerti nonché quando l’incombente richiesto rivesta
carattere di decisività nel senso che lo stesso possa eliminare le eventuali
suddette incertezze ovvero sia di per sé oggettivamente idoneo ad inficiare ogni
altra risultanza.
L’error in procedendo, in cui si sostanzia il vizio che
l’art. 606, 1° comma – lett. d), c.p.p. ricomprende fra i motivi di ricorso per
Cassazione, rileva pertanto — secondo la giurisprudenza di questa Corte Suprema
— solo quando la prova richiesta e non ammessa, confrontata con le motivazioni
addotte a sostegno della sentenza impugnata, risulti “decisiva”, cioé tale che,
se esperita, avrebbe potuto determinare una decisione diversa. Ciò comporta che
la valutazione in ordine alla decisività della prova deve essere compiuta
accertando se i fatti indicati dalla parte nella relativa richiesta fossero tali
da potere inficiare le argomentazioni poste a base del convincimento dei giudici
di merito e tanto non è dato ravvisare nella sentenza in esame.
La parte
aveva chiesto, con l’atto di appello, che venisse disposta perizia intesa ad
accertare la presenza e la concentrazione del batterio nelle vongole surgelate
sottoposte a sequestro. La Corte di merito, a fronte di tale richiesta, ha
affermato di poter escludere ogni incertezza allo stato degli atti e, da una
valutazione globale della vicenda processuale, appare evidente la piena idoneità
degli accertamenti già eseguiti e l’assoluta superfluità dell’ulteriore mezzo
istruttorio richiesto.
4. Al rigetto del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione,
visti gli artt. 607, 615 e 616
c.p.p.,
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
Home » Frodi in commercio
Frodi in commercio
Cassazione penale, sentenza n. 7054 del 4 giugno 1999 (udienza del 20 aprile 1999 – riferimenti normativi: legge 283/1962)
Produzione, commercio e consumo – prodotti alimentari (in
genere) – sostanze vietate – impiego – Vendita – Frodi alimentari – Concetto di
distribuzione per il consumo – Individuazione.
Il concetto di
distribuzione per il consumo enunciato dall’art. 5 della legge 30 aprile 1962 n.
283, in tema di frodi alimentari ha riguardo all’immissione nel commercio del
prodotto adulterato o comunque irregolare. Immissione che si verifica quando il
prodotto entra nella materiale disponibilità dell’operatore commerciale
(grossista o dettagliante) che lo fornirà ai consumatori.
FONTE: CED CORTE DI CASSAZIONE
Svolgimento del processo
Con sentenza
16.10.1998 la Corte di Appello di Potenza confermava la sentenza 4.11.1997 del
Pretore di quella città che aveva affermato la penale responsabilità di in
ordine al reato di cui:
– all’art. 5, lett. d), legge n. 283/1962 (per
avere, quale legale rappresentante della s.r.l. , prodotto e commercializzato
molluschi eduli lamellibranchi – vongole surgelate – risultati non idonei per
l’alimentazione umana in quanto invasi da “escherichia coli” – acc. in Potenza,
il 26.10.1994)
e, riconosciute circostanze attenuanti generiche, lo aveva
condannato alla pena – condizionalmente sospesa – di giorni 10 di arresto e lire
1.000.000 di ammenda.
Avverso tale sentenza ha proposto ricorso l’imputato,
il quale lamenta:
a) violazione della legge processuale per l’incompetenza
territoriale dei giudicanti, già eccepita in appello, dovendo detta competenza
individuarsi in relazione al luogo di produzione e non a quello
dell’accertamento;
b) carenza e manifesta illogicità della motivazione in
punto di affermazione della responsabilità, in presenza di un dubbio irrisolto
“afferente l’epoca, le modalità e le cause dell’avaria del prodotto”;
c)
mancata assunzione di una prova decisiva, per il diniego del richiesto
espletamento di una indagine peritale rivolta ad accertare se i batteri dovevano
essere necessariamente presenti sin dalla fase del confezionamento oppure
avevano invaso il prodotto per vicende successive non ascrivibili al produttore.
Motivi della decisione
Il ricorso deve essere
rigettato, poiché tutte le doglianze anzidette sono infondate.
1. La
questione della competenza territoriale si incentra sull’assunto difensivo
secondo il quale il reato si sarebbe consumato nel luogo di produzione delle
vongole surgelate e non in quello dell’accertamento della presenza dei batteri.
In proposito, però, deve ribadirsi l’orientamento già espresso da questa
Corte Suprema (Cass., Sez. VI, 16.3.1979, n. 2970, Morgante) secondo il quale il
concetto di “distribuzione per il consumo”, enunciato dall’art. 5 della legge
30.4.1962, n. 283, in tema di frodi alimentari, prescinde dall’iter delineato
dal codice civile per l’esecuzione del contratto ed ha riguardo, invece,
all’immissione nel commercio del prodotto adulterato o comunque irregolare:
immissione che si verifica quando il prodotto entra nella materiale
disponibilità dell’operatore commerciale (grossista o dettagliante) che lo
fornirà ai consumatori.
Ciò, nella fattispecie in esame, si è verificato in
Potenza, per cui correttamente è stata individuata la competenza territoriale
della locale autorità giudiziaria.
2. L’affermazione della responsabilità
dell’imputato risulta correttamente fondata – ed adeguatamente motivata –
sull’esito degli accertamenti eseguiti presso un laboratorio pubblico di
analisi, confermato dalla deposizione resa al dibattimento pretorile dal
direttore del laboratorio medesimo (il teste ), il quale ha altresì specificato
– con giudizio tecnico non smentito dalla difesa – che “il batterio doveva
essere necessariamente presente sin dall’inizio del confezionamento”.
3. A
norma dell’art. 603, 1° comma, c.p.p., la rinnovazione dell’istruzione nel
giudizio di appello ha natura di istituto eccezionale rispetto all’abbandono del
principio di oralità nel secondo grado, ove vige la presunzione che l’indagine
probatoria abbia raggiunto la sua completezza nel dibattimento già svoltosi.
A tale istituto di carattere eccezionale può farsi ricorso solo quando il
giudice ritenga, nella sua discrezionalità, di non poter decidere allo stato
degli atti ed un’impossibilità siffatta può sussistere quando i dati probatori
già acquisiti siano incerti nonché quando l’incombente richiesto rivesta
carattere di decisività nel senso che lo stesso possa eliminare le eventuali
suddette incertezze ovvero sia di per sé oggettivamente idoneo ad inficiare ogni
altra risultanza.
L’error in procedendo, in cui si sostanzia il vizio che
l’art. 606, 1° comma – lett. d), c.p.p. ricomprende fra i motivi di ricorso per
Cassazione, rileva pertanto — secondo la giurisprudenza di questa Corte Suprema
— solo quando la prova richiesta e non ammessa, confrontata con le motivazioni
addotte a sostegno della sentenza impugnata, risulti “decisiva”, cioé tale che,
se esperita, avrebbe potuto determinare una decisione diversa. Ciò comporta che
la valutazione in ordine alla decisività della prova deve essere compiuta
accertando se i fatti indicati dalla parte nella relativa richiesta fossero tali
da potere inficiare le argomentazioni poste a base del convincimento dei giudici
di merito e tanto non è dato ravvisare nella sentenza in esame.
La parte
aveva chiesto, con l’atto di appello, che venisse disposta perizia intesa ad
accertare la presenza e la concentrazione del batterio nelle vongole surgelate
sottoposte a sequestro. La Corte di merito, a fronte di tale richiesta, ha
affermato di poter escludere ogni incertezza allo stato degli atti e, da una
valutazione globale della vicenda processuale, appare evidente la piena idoneità
degli accertamenti già eseguiti e l’assoluta superfluità dell’ulteriore mezzo
istruttorio richiesto.
4. Al rigetto del ricorso segue la condanna del
ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
P.Q.M.
la Corte Suprema di Cassazione,
visti gli artt. 607, 615 e 616
c.p.p.,
rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese
processuali.
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