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Auditor o ispettori? La conduzione di audit nelle aziende alimentari
Le aziende sono sempre più soggette a verifiche per valutare il rispetto dei requisiti igienico-sanitari e la capacità di conseguire gli obiettivi prefissati. Alcuni consigli e critiche per un audit di qualità davvero efficace.
Oggigiorno quasi tutte le aziende alimentari sono soggette ad audit: audit di valutazione sono svolti da appositi organismi nel caso in cui l’azienda sia certificata a fronte di un qualsivoglia standard; sempre più numerosi sono i clienti (la grande distribuzione organizzata, in primis) che effettuano direttamente delle verifiche ai propri fornitori al fine di saggiarne l’affidabilità; sempre più spesso, le direzioni aziendali o il controllo qualità interno richiedono e/o effettuano audit volti a verificare la capacità della propria organizzazione di conseguire gli obiettivi prefissati.
Gli audit, siano di parte prima (richiesti da strutture interne), seconda (effettuati da o per conto dei clienti) o terza (effettuati dagli organismi di certificazione o da organismi di controllo), rappresentano ormai un vissuto comune delle aziende, non solo in campo alimentare ma, di fatto, in tutti i settori produttivi.
Il loro costo, non solo relativamente all’esborso diretto di denaro, ma anche in termini di tempo, di impiego di risorse, di “disturbo” alle normali attività aziendali, comincia ad essere una voce non banale nel bilancio aziendale e non sono infrequenti chiare manifestazioni di insofferenza verso di essi da parte delle aziende.
Una insofferenza del resto spesso comprensibile: l’incrocio di verifiche svolte da enti diversi porta spesso a differenti interpretazioni, a richieste a volte in contraddizione tra di loro, ad una sorta di tacita gara tra i valutatori nello “scovare” punti di debolezza nell’azienda auditata.
Si arriva così all’assurdo di sistemi di gestione “pret a porter”: la presenza in azienda di procedure o manuali HACCP fatti su misura per i diversi auditor. L’ispettore dell’ASL non gradisce un manuale di autocontrollo integrato nel sistema di gestione della qualità? Poco male! Ecco pronto un manuale “autoportante”, che tace rigorosamente in merito a tutte le altre procedure e istruzioni presenti in azienda (del resto utilissime nel gestire le stesse problematiche).
Si arriva così ad un paradosso: l’audit di qualità, strumento fondamentale di diagnosi (o autodiagnosi) organizzativa diventa un gioco delle parti, con attori più o meno consapevoli del ruolo che stanno ricoprendo, ma che pur sempre attori restano.
A dire il vero il quadro non sempre è così funereo: di auditor bravi e sensati da una parte ed aziende sinceramente interessate al miglioramento continuo dall’altra ce ne sono tanti.
Questo articolo vuole essere anche un incoraggiamento per i loro sforzi ed uno stimolo affinchè il loro numero aumenti.
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