Era il 3 aprile 1996, il giorno dell’inaugurazione di Birrificio Italiano a Lurago Marinone, l’inizio di una grande avventura. Da allora sono passati trent’anni con la crescita di un movimento che ha saputo trasformare una semplice bevanda in un simbolo di cultura, territorio e creatività.
Alla domanda che cosa significa per te questo anniversario, Agostino Arioli, fondatore di Birrificio Italiano, non ha dubbi nel rispondere: «Nemmeno nel migliore dei miei sogni di ragazzo accadeva tutto questo. Quanti luppoli, quante birre, viaggi e soprattutto quante persone incontrate. Gente meravigliosa, entusiasta e orgogliosa della propria appartenenza perché sì, la birra come la nostra è un credo, una filosofia e non solo un prodotto! Il nostro “marketing” è non vergognarci mai di raccontare i nostri sogni e il nostro sconfinato amore per quello che facciamo. Non solo, è anche la soddisfazione di avere aperto una strada che oggi è un grande movimento birrario con una forte identità italiana, e ancora oggi non avere perso la fantasia di creare e la voglia di sognare».

Oggi Agostino è “Direttore dello stabilimento”, socio di maggioranza e Presidente del CdA. Con lui si dividono i compiti fondamentali i due soci Maurizio Folli, responsabile delle operazioni in produzione, e Giulio Marini, responsabile del laboratorio microbiologico e del comparto Amministrazione e controllo di gestione. Dice Agostino: «Oggi non esisterebbe Birrificio Italiano se non fossero arrivati Maurizio e Giulio». In produzione, Maurizio Folli ha come suo braccio destro Francesca Guzzetti che è anche responsabile del reparto cantina, mentre Agostino ha un braccio destro (e anche sinistro come dice lui stesso!) che è Jlenia Fusaro che segue tutta la logistica, il customer care, gli ordini e la parte marketing e commerciale.
Birrificio Italiano oltre allo stabilimento, che oggi si trova a Limido Comasco (fino al 2012 era a Lurago Marinone), ha due locali taproom: uno, quello storico, a Lurago Marinone gestito da Stefano Arioli, fratello di Agostino e con lui fondatore di Birrificio Italiano, e uno a Milano, in Ferrante Aporti, Stazione Centrale, inaugurato nel 2017, e gestito da Marco Blengino.
Il convegno a Lurago Marinone
In occasione dei festeggiamenti, nella Sala Consiliare del Comune di Lurago Marinone ha avuto luogo il convegno: “Storia, evoluzione e futuro della birra artigianale italiana. 30 anni di Birrificio Italiano, 30 anni di birra artigianale italiana” moderato da Alessandra Agrestini, consulente birraio freelance, docente, formatore e giudice, che ha fornito nel corso della mattinata interessanti spunti di riflessione e approfondimento.
Alcuni tra i pionieri del movimento artigianale italiano, tra cui Agostino Arioli, Teo Musso, Enrico Borio hanno ripercorso le tappe del movimento, ricordando gli esordi sicuramente difficili ma supportati da un forte senso di comunità e condivisione che forse oggi è venuto meno immersi nella frenesia della quotidianità. Agostino ha ricordato gli ostacoli burocratici a livello di permessi e licenze «perchè non c’era la minima idea allora di come poter autorizzare la produzione», così come le difficoltà nel realizzare gli stessi impianti di produzione. Emblematico un suo aneddoto: «Ricordo ancora un anziano del paese che mi disse “Io non bevo la vostra birra perchè so che ci mettete l’acqua!”. Oggi invece è incredibile che si chieda direttamente una Tipopils!». Teo ha raccontato la sua rivoluzione a Piozzo, così come Enrico ricorda come, constatata l’assenza sul mercato di piccoli produttori di qualità, abbia avuto inizio l’avventura di Birra Beba supportata da una cultura famigliare imprenditoriale.
Parola d’ordine: semplificare
Il desiderio ma anche la necessità di ritornare a un senso di comunità emerge dalla tavola rotonda “Presente e futuro della birra artigianale” che ha visto la partecipazione dei principali esponenti del mondo birrario: oltre ad Agostino Arioli, Andrea Bagnolini, Direttore Generale Assobirra, Simone Monetti, Segretario Generale Unionbirrai, Andrea Turco, giornalista e direttore di Cronache di Birra, Luca Giaccone, curatore (assieme a Eugenio Signoroni) della Guida alle Birre d’Italia di Slow Food, Mauro Gobbo, Beer Specialist di Ferro Distribuzione, importatore e distributore di birre artigianali italiane ed estere, spirits, vini, Fabrizio Ferretti, publican e fondatore di Mosto, progetto di più birrerie incentrato sulla birra artigianale e sulla città di Napoli, Lorenzo Dabove, in arte Kuaska, una delle voci più autorevoli della birra artigianale italiana.
«Il momento attuale è sicuramente difficile e caratterizzato da un senso generale di incertezza; il cambiamento dei gusti e delle abitudini del consumatore è un dato di fatto ormai consolidato. I numeri raccontano di un ecosistema birrario molto articolato e uno dei pregi della birra artigianale italiana è stato quello di aver messo la birra nel cuore della cultura alimentare dove ha un percepito di alto valore. Dobbiamo guardare con slancio, passione ed energia al futuro in un’ottica di collaborazione e in una logica di unità», così Andrea Bagnolini a cui fa eco Simone Monetti: «Di fronte all’incertezza occorre ritrovare quella scintilla di 30 anni fa, la parola chiave è semplificare per alleggerire, decomprimere e immaginare un futuro più semplice dove semplicità significa ricreare quel senso e quello spirito forte di comunità oggi perfettamente rappresentato dalle tap room. La nostra identità deve rimanere legata alla nostra indipendenza così come dobbiamo essere in grado di sfruttare la leva del turismo birrario che ci consente di avvicinare un pubblico che non avremmo mai avvicinato».

Luca Giaccone: «Se da un lato non si è perso quel senso iniziale di “rivoluzione”, dall’altro non bisogna cadere nell’errore di diventare totalmente autoreferenziali. Mantenere quindi quella scintilla di innovazione degli albori e quel twist perfetto di ricchezza di offerta, innovazione e identità italiana intercettando quel mercato che in 30 anni la birra artigianale italiana non è ancora riuscita ad avvicinare. La birra artigianale italiana ha ancora potenzialità enormi!». «L’Italian style è un elemento forte – enfatizza Andrea Turco – e questo carattere italiano nel modo di fare la birra viene percepito anche all’estero. Occorre però cambiare approccio, abbandonare quella dimensione “ribelle” che serviva agli inizi per distinguersi rispetto allo standard e tornare a un linguaggio più facile e immediato portando la birra nelle situazioni quotidiane». Agostino lancia un messaggio forte: ci vuole un concorso con categorie più aperte che escano dagli stili comandati del BJCP in modo da poter giudicare la piacevolezza in senso lato della bevanda birra.
Kuaska stupisce la platea con il suo concetto di “goccificio” in alternativa a “birrificio”: «Il birraio è colui che cura le proprie gocce perchè il prodotto artigianale è il prolungamento della sua personalità. Il futuro è roseo per chi è consapevole di essere un vero e proprio imprenditore che come arma forte ha la riconducibilità del prodotto che crea».
Anche la distribuzione gioca un ruolo fondamentale nell’ecosistema birrario. Lo testimonia Mauro Gobbo: «Come un birrificio può essere appetibile e creare valore aggiunto? Il birraio deve essere per metà un tecnico per creare costanza, stabilità e affidabilità di prodotto e per metà un artista che usa il proprio io come motore propulsivo. Dal canto suo il distributore deve fare brand accorciando la filiera e portando una birra di qualità nel bicchiere giusto al momento giusto affinchè il consumatore trovi la birra che gli piace nei posti che frequenta». Un legame tra birrificio e distributore posto al centro della filiera anche da Fabrizio Ferretti: «La rotazione compulsiva delle spine non giova a nessuno proprio perchè non riesce a creare quel legame consolidato nè tra birrificio e distributore nè tra birrificio e consumatore. Intorno al locale bisogna creare una vera e propria community a cui saper raccontare il prodotto».
La birra craft italiana oltreconfine
Ma come viene percepito il movimento craft oltreconfine? Ne ha testimoniato Evan Rail, scrittore e giornalista americano specializzato in food&beverage e viaggi: «Il movimento craft italiano si è dimostrato interessante agli occhi della scena internazionale perchè non cercava di copiare la scena americana o belga ma ha avuto sin dall’inizio una sua specificità e una sua varietà di stili. Quello che colpisce dei birrai italiani è la loro attenzione maniacale ai dettagli e al miglioramento continuo della qualità per perfezionare il proprio prodotto. La birra è e deve continuare ad essere una bevanda democratica che crea una vera grande comunità, e questo fa la birra craft italiana».
Matthew Brynildson di Firestone Walker (Paso Robles CA-USA): «Agostino con la sua Tipopils ha messo un marchio su uno stile!». Se domenica 29 marzo è stata fatta una cotta con i fondatori del movimento della birra artigianale italiana: BeBa di Villarperosa, Baladin, Lambrate e Guido Taraschi fondatore e proprietario di Centrale della Birra Cremona (ora chiusa), martedì 31 marzo la collaborazione è con amici birrai dal mondo: Firestone Walker appunto, Brasserie de la Senne (Bruxelles), Schoenramer (Schoenram, Baviera) e Bad Seed (Aalborg, Danimarca). Le birre prodotte si potranno assaggiare al Festival di giugno.
Amber Shock 30, la birra del trentennale
Amber Shock 30 è una versione storica della birra tuttora in produzione presso Birrificio Italiano, realizzata replicando il metodo usato da Agostino Arioli durante i suoi anni da homebrewer (anni 85-95).
Bassa fermentazione di corpo pieno, dalla gradazione alcolica robusta e dotata di un ventaglio di sfumature gustative e aromatiche che esplorano ad ampio spettro le potenzialità del malto – sfumando dal lievitato festivo alla scorza di arancia rossa, dal toffee alla mela matura, con accenni di caffè e cremosi.
Nella sua ricetta originale, è una birra che richiede tempo, quindi vien fatta in occasioni speciali, come questo trentennale (la versione base invece è sempre disponibile).
Amber Shock si è reinventata per i 30 anni di Birrificio Italiano tornando alle origini in questa versione “bière de garde” (birra di conserva) condizionata in bottiglia senza aggiunta di zuccheri. Si tratta in altre parole di una versione “metodo ancestrale” che, dopo l’avvio della fermentazione primaria, raggiunto un certo target di zuccheri residui ancora presenti nella birra viene imbottigliata sviluppando carbonazione, spuma e ulteriori livelli di complessità.
È una birra in edizione limitata di 850 bottiglie, con gradazione alcolica 7%.
I festeggiamenti proseguono!
Birrificio Italiano Festival: 5, 6 e 7 giugno a Lomazzo, e a settembre la montagna
Nell’Area Feste di Lomazzo (via Cavour 2) si svolgerà una grande festa (nel classico stile dei festival birrari) con tre giorni di musica, amici, divertimento all’aria aperta, street food e naturalmente fiumi di birra. Ci saranno 45 birre alla spina, un’area Pils Pride con le migliori pils di carattere dall’Italia e dall’estero, un’area “ospiti” dedicata a prelibatezze realizzate dagli amici birrai in giro per il mondo, collaborazioni one shot esclusive, oltre all’intera gamma Birrificio Italiano, con anche birre nuove. Infine, un’area Cocktail preparati con i distillati di Birrificio Italiano Spirits. Saranno presenti tra gli ospiti nomi del calibro di Mikkeller, Dogfish Head, Omnipollo, Siren e To Øl.
Infine, il 12 e 13 Settembre ai Piani di Artavaggio presso Rifugio Nicola, Birrificio Italiano va in montagna! Due grandi amori di Birrificio Italiano, birra e montagna assieme, per festeggiare a quota 2000 in una dei rifugi più iconici del Lecchese. Escursioni, aperitivi e musica live.