Il Made in Italy sempre protagonista

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La fiera Cibus Tec, che si terrà a Parma dal 27 al 30 ottobre, è un evento in grado di catalizzare l’attenzione internazionale sul mondo delle tecnologie alimentari. Una finestra di cui la filiera del food&beverage si mette in mostra

Le aziende del food&beverage rappresentano un’eccellenza assoluta del Made in Italy e ogni occasione fieristica è un’opportunità di crescita, aggiornamento e confronto con la domanda globale. È l’opinione di Andrea Salati Chiodini, presidente Assofoodtec, che abbiamo intervistato in occasione del Cibus Tec.

Ritiene che manifestazioni come Cibus Tec possano dare sviluppo al mercato nazionale del food & beverage?

Guardo sempre con favore alle manifestazioni fieristiche dedicate al comparto, e Cibus Tec non fa eccezione: è un appuntamento di valore per le aziende italiane della meccanica alimentare, capace di offrire visibilità e contatti validi a livello internazionale. Il nostro settore si muove da tempo all’interno di un sistema di appuntamenti internazionali già consolidato, frutto di relazioni costruite negli anni e di percorsi di collaborazione che le associazioni del food appartenenti ad Anima Confindustria continuano a coltivare con attenzione. È naturale, quindi, che la nostra strategia di rappresentanza tenda a valorizzare in modo prioritario quel network, pur riconoscendo pienamente il contributo che una manifestazione come Cibus Tec può offrire alla crescita del comparto.

Nuove tecnologie, intelligenza artificiale, sostenibilità ambientale: come si collocano le aziende vostre associate sotto questi aspetti?

In diversi comparti delle food technology rappresentati da Anima Confindustria, l’intelligenza artificiale sta favorendo una progressiva digitalizzazione dei processi produttivi, con l’obiettivo di automatizzare e al contempo rendere più intelligenti i sistemi. Alcune aziende stanno sfruttando i nuovi sistemi di IA nella gestione dei rapporti con i clienti, tramite operatori virtuali che supportano l’utente in una prima fase. Ma ci sono ancora diverse aziende che stanno calibrando l’adozione di queste tecnologie in base alla specificità del proprio prodotto. Il settore, infatti, sta vivendo l’innovazione in modo differente secondo le applicazioni e i comparti coinvolti. Nelle macchine per caffè professionali, per esempio, i sistemi raccolgono e interpretano dati, supportando gli operatori nel controllo delle variabili che influenzano la qualità del caffè. L’integrazione tra macchina espresso e macinacaffè è un esempio concreto, che permette di effettuare microcorrezioni in tempo reale per mantenere costante la qualità adattandosi alle variazioni ambientali e delle materie prime. Anche nella refrigerazione commerciale (rappresentata da Assocold) vediamo esempi concreti di tecnologie e prodotti che utilizzano IA per un migliore controllo della temperatura e dei prodotti, ma in altri comparti della meccanica per il food (affettatrici o tritacarne, per esempio) è più difficile trovare esempi concreti.

In questo contesto la tecnologia non sostituisce l’operatore, ma ne valorizza le competenze fornendo strumenti per decisioni più consapevoli e valorizzando creatività e professionalità. In questo stesso percorso di efficientamento si inserisce naturalmente il tema energetico, che oggi rappresenta una priorità trasversale, sostenuta da strumenti come Transizione 5.0, uno strumento incentivante dal grande potenziale, che però ha visto un assorbimento reale molto inferiore alle attese, anche per la complessità delle verifiche richieste. Le imprese artigianali restano invece più caute, spesso condizionate proprio dalla effettiva fruibilità delle agevolazioni disponibili.

Dall’osservatorio privilegiato Assofoodtec, come descriverebbe il periodo economico che le aziende italiane stanno attraversando a causa di fattori indipendenti dalla loro volontà?

Il periodo che le nostre imprese stanno affrontando è molto complesso, segnato da fattori esterni che nulla hanno a che fare con la competitività industriale: tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati delle materie prime, costi energetici elevati e continuamente altalenanti. È uno scenario che richiede alle aziende una capacità di adattamento continua, spesso a discapito della programmazione di medio periodo. In questo scenario già protetto da forti incertezze, si aggiungono purtroppo dinamiche di mercato scorrette che prescindono dai fattori geopolitici. Persistono infatti aziende provenienti dal Far East e da altre zone extra-Ue che esportano macchine non conformi alle rigide normative vigenti, creando sia una competizione sleale (rischio la tenuta del mercato), sia seri rischi per la sicurezza.

E che cosa fa l’Associazione per aiutarle?

Il ruolo di Assofoodtec, all’interno del sistema Anima Confindustria, è duplice: garantire una rappresentanza autorevole per la tutela e la promozione del comparto; fornire alle associate strumenti concreti per rompere l’isolamento e difendere il valore del Made in Italy. Grazie alla forza e alla capillarità della Federazione, le nostre aziende possono infatti contare sul supporto strategico di partner qualificati come Dogana Facile e Easyfrontier, asset fondamentali per districarsi nella complessità delle normative doganali, gestire le criticità dell’import/export e monitorare i flussi delle merci in entrata. A questo si affianca una collaborazione stretta e continuativa con istituzioni chiave come Inail e una presenza attiva e propositiva all’interno dei tavoli tecnico-normativi, a livello europeo e nazionale, dove si decidono le regole che governano il nostro mercato. Non possiamo intervenire direttamente sulle cause macroeconomiche esterne o bloccare le tensioni internazionali, ma il nostro dovere è fare da scudo e da acceleratore per il business delle consociate. Attraverso un servizio di informazione tempestiva sui mercati, l’attivazione di percorsi formativi dedicati alla conformità legislativa e l’organizzazione di costanti momenti di confronto B2B, lavoriamo quotidianamente per garantire che le nostre imprese affrontino questa fase complessa con maggiore consapevolezza.

Quali sono le incognite e le difficoltà maggiori che le aziende italiane del food & beverage devono affrontare per competere a livello internazionale?

Le maggiori incognite arrivano oggi da fattori che sfuggono al controllo delle imprese. La crisi nello Stretto di Hormuz ne è l’esempio più recente: il blocco di uno dei corridoi energetici più strategici al mondo ha fatto impennare le quotazioni di petrolio e gas naturale per diverse settimane, con effetti diretti sui costi di produzione e sulla logistica delle nostre aziende. L’Italia, per la sua forte dipendenza dal gas importato, paga un prezzo particolarmente alto in termini di competitività, con bollette energetiche tra le più onerose d’Europa, soprattutto per il comparto manifatturiero. A questo si aggiungono i costi di trasporto marittimo e assicurativo, anch’essi cresciuti sensibilmente. A subire i contraccolpi di questa instabilità non sono solo le forniture energetiche dirette, ma anche l’intera filiera dei materiali. Per esempio, i sensibili aumenti dei costi di resine e materie plastiche, tutti derivati del petrolio, largamente utilizzate in diversi settori industriali compreso il food, sia per la componentistica delle macchine sia per il packaging. Questa impennata dei prezzi delle materie prime grava ulteriormente sui margini operativi dei nostri costruttori, aggiungendo un altro fattore di incertezza a un quadro già teso. È una condizione che rende ancora più urgente investire in efficienza energetica e diversificazione degli approvvigionamenti, per non subire passivamente shock che prendono avvio a migliaia di chilometri di distanza da noi.

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