Orma Bianca, la Beer Firm di Costa Masnaga

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I sogni trovano sempre modo di manifestarsi. Come quelli di Alberto e Chiara. Da un’intuizione alla nascita di una linea di birre artigianali prodotte conto terzi

Immagina una tela. Bianca. Pronta ad accogliere creatività e colore. Perché anche senza telaio si può dipingere un quadro. A raccontarlo è Alberto Bosisio. Ingegnere edile di professione, birraio per amore. Insieme all’amico Cristian Benzoni nel 2014 fonda il birrificio artigianale Orma Bianca. «È stato un continuo sperimentare: tra prove e ricette. Fin dagli esordi da homebrewer, abbiamo viaggiato nel cuore dell’Europa birraria: per capire, assaggiare, imparare». Come molti, sono partiti da un impianto pilota autocostruito. I risultati, però, sono stati più che incoraggianti. E così hanno deciso di fare sul serio: seguire la loro passione! Con Luppolajo il sogno ha preso forma. Si è trasformato in realtà. Oggi al fianco di Alberto c’è Chiara Donghi, presenza centrale nel consolidamento delle loro beer firm e compagna anche nella vita.

Outsourcing

La scelta di affidarsi a Luppolajo si rivela determinante. «Poter mettere in pratica le mie ricette e seguire, passo dopo passo, ogni fase della produzione è un’opportunità straordinaria. Con Enrico e il suo team ci siamo capiti fin da subito: merito delle loro competenze, ma anche di impianti che permettono di lavorare con precisione e qualità».

Vengono utilizzate principalmente botti esauste di vino recuperate da aziende agricole valtellinesi e botti di whisky di origine scozzese. Le birre barricate sono confezionate esclusivamente nel formato 50 cl

La produzione di Orma Bianca resta – per ora – volutamente moderata. L’anno scorso sono state prodotte circa 15.000 bottiglie. «Non nascondo che quello che era nato come un hobby stia prendendo sempre più spazio». A fine 2025 il birrificio di Castel Goffredo (MN) ha investito in un importante upgrade tecnologico, ottimizzando i processi e ampliando la capacità produttiva. Luppolajo – che oggi realizza circa 120.000 litri annui di birra condizionata – ha sostituito il primo impianto multi cotta da 600 litri con una nuova sala cottura semiautomatizzata da 24 ettolitri firmata Inopax Italia. Un passaggio che ha migliorato efficienza e tempi produttivi; rafforzando anche il servizio conto terzi, grazie al quale progetti come Orma Bianca possono svilupparsi. Per le beer firm di Alberto la sala cottura viene utilizzata una volta al mese, con intensificazione nei periodi tra gennaio e febbraio. Il volume di mosto, per cotta, si attesta tra i 950 e 1.000 litri. La produzione oscilla complessivamente tra i 7.000 e i 10.000 litri annui. Dato rimasto sostanzialmente stabile dall’avvio del progetto, al netto del primo anno di assestamento e del biennio pandemico. La cantina di Luppolajo dispone di sette fermentatori: due da 2.400 litri e cinque da 1.000. Per Orma Bianca vengono utilizzati 2 fermentatori da 1.000 litri (INOXPA). Le partnership non si fermano qui. Alberto insieme a Wackybrew – microbirrificio indipendente di Casatenovo (LC) – producono una birra ispirata alle tradizionali Rauchbier di Bamberga, in Franconia. Con quel caratteristico profilo affumicato, all’anno vengono prodotti quasi 1.000 litri.

La birra prende forma

GAI MME 661 è il modello utilizzato da Luppolajo: imbottigliatrice lineare isobarica a sei becchi. L’impianto lavora a una velocità di circa 1.200 bottiglie/ora nel formato 33 cl e 800 bottiglie/ora per il formato 0,75 L. Orma Bianca ha diversificato la sua distribuzione tra vetro, lattina e fusti. In totale, la produzione del 2025, ha visto imbottigliate 7.500 bottiglie in vetro da 33 cl e 4.000 in versione 0,75 L. 2.000 le lattine da 33 cl. La scelta del confezionamento – rifermentazione in bottiglia oppure riempimento isobarico – varia in funzione dello stile e del profilo sensoriale della birra. Per le lattine viene impiegata una lattinatrice a tre teste SAMS V1.0 di Cask. Completano la gamma i fusti Polykeg da 24 litri, nel modello senza sacca; 100 i fusti di birra condizionata per il 2025. Formati speciali: nel periodo natalizio e in occasione di ricette particolari vengono riempite le magnum. Per un totale di 2.000 bottiglie da 1,5 litri. La linea annuale prevede: 1st Monkey Ale, Golden Ale leggera e semplice. Hoppy Duck in stile American IPA; Porky Tripel con miele e scorze di bergamotto. Dalla rosa delle alte fermentazioni rientrano anche: 5-5-5 IPA, 10 Passi Doble IPA e la Dubbel Bell, in stile Belgian Dubbel. Non mancano le stagionali, le one shot e una linea di birre barricate; prodotte una sola volta all’anno. Oltre al processo produttivo, Luppolajo mette a disposizione di Orma Bianca una cella frigorifera dedicata e un’area riservata alle botti.

Orme nel legno

Per le beer firm di Orma Bianca la sala cottura viene utilizzata una volta al mese, con intensificazione nei periodi tra gennaio e febbraio. Il volume di mosto, per cotta, si attesta tra i 950 e 1.000 litri. La produzione oscilla complessivamente tra i 7.000 e i 10.000 litri annui

Vengono utilizzate principalmente botti esauste di vino recuperate da aziende agricole valtellinesi e botti di whisky di origine scozzese. Le birre barricate sono confezionate esclusivamente nel formato 50 cl. «Un esempio è la nostra Tripel affinata in botti di whisky. È una birra volutamente un po’ fuori stile, con una spiccata componente dolce. Paradossalmente è quella che vendiamo di più. L’anno scorso abbiamo prodotto e venduto 400 champagnotte! A cotta utilizzo 20 kg di mirtilli provenienti da un piccolo produttore sopra Erba, conosciuto attraverso mercati agricoli. Alla base cerealicola integro frumento e avena coltivati da Luppolajo; poi miele millefiori e scorze di bergamotto. Il risultato è una birra fresca, particolare, decisamente sui generis». Una rotta che tende a valorizzare materie prime italiane e, quando possibile, locali. «Lasciare la mia orma significa anche questo: collaborare con piccoli contadini e aziende del territorio. È il mio valore aggiunto».

Specialità agroalimentari

I cereali utilizzati provengono in larga parte dai campi di Luppolajo: orzo, frumento e avena sono le colture principali. I luppoli arrivano invece da Luppolina, realtà agricola del Lecchese, a Barzago. Alberto e Chiara prediligono una filiera corta e a stretto contatto con i produttori. Solo per alcune tipologie che richiedono malti speciali o caramellati, Alberto si affida a produttori esteri selezionati. Dalla Valtellina arriva l’ispirazione per la Bitter. Valorizza un’erba spontanea della Valmalenco, conosciuta localmente come tanéda, ovvero l’achillea moscata. Pianta aromatica alpina, storicamente utilizzata anche nella tradizione liquoristica. «Prima dell’introduzione del luppolo, le birre venivano aromatizzate con erbe spontanee. Fu grazie agli studi botanici della badessa Hildegard von Bingen che si diffusero le conoscenze sulle proprietà del luppolo in birrificazione. L’idea nasce proprio da questa riflessione». Ecco che prende forma Bitter Frog: «È una birra leggera, poco gasata, in stile britannico. Caratterizzata da note erbacee».

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