G come grappa, G come green

Condividi

Per Distillerie Francoli l’obiettivo della sostenibilità coincide con quello della completa autosufficienza energetica e il rispetto per l’ambiente ha ispirato anche la creazione di alcune linee di prodotto. Il legame con la tradizione e il territorio è forte, l’innovazione tecnologica è un motore

L’arte della distillazione è presente nel codice genetico della famiglia Francoli. A distanza di 75 anni esatti dalla fondazione (nel 1951), oggi Fratelli Francoli Distillerie non è soltanto un’impresa dove lavorano circa 40 persone ma anche un modello di sostenibilità da esportazione. Per quanto destini al mercato nazionale l’80% circa dei due milioni di bottiglie commercializzati ogni anno, il marchio è presente in più Paesi europei quali la Germania e il Regno Unito, le nazioni del Baltico e la Norvegia e con alcune delle sue gamme ha fatto capolino in Centro e Sud America. È a tutti gli effetti un business di famiglia amministrato dai cugini Alessandro, Alberto, Roberto e Andrea nei rispettivi ruoli di Presidente, Direttore commerciale, Responsabile per la logistica e la distribuzione in Italia, Responsabile per le certificazioni e la sicurezza. Enrico cura il progetto parallelo – ma perfettamente coerente con la filosofia aziendale – di Francoli Energia e presso le sedi del centro alto-piemontese ad accoglierci è stata Francesca, che segue la produzione e gli acquisti.

La terza generazione e la co-generazione

È stata proprio la nipote di Luigi, ed esponente perciò della terza generazione, a chiarire sin da subito che «autosufficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale» sono da sempre i traguardi che le distillerie si sono proposti di raggiungere percorrendo varie strade. «La nostra materia prima è chiaramente la vinaccia che acquistiamo per la maggior parte da fornitori dell’astigiano e dell’alessandrino e per il resto direttamente da coltivatori di queste zone. Una volta esauste le vinacce sono utilizzate come combustibile per alimentare i processi della distillazione e per il riscaldamento degli ambienti da caldaia. Dal 2006 è in funzione un impianto fotovoltaico installato su uno dei nostri capannoni e in grado di poter provvedere alla fornitura di energia elettrica; due anni più tardi sono stati avviati i progetti per creare una centrale elettrica». Quest’ultima è stata accesa per la prima volta fra il 2012 e il 2013 e “si nutre” degli scarti di potatura da vigneti o altre colture che vengono conferiti presso un centro di raccolta ad hoc e che comprendono anche quel che resta degli interventi sul verde urbano. In più, sempre dal 2006 Francoli ha aderito all’iniziativa Impatto zero promossa dall’emittente radio Lifegate e basata sulla compensazione della CO2 emessa in un anno tramite piantumazioni in Costarica e parco del Ticino. Il calcolo delle emissioni riguarda la totalità della filiera: dal prodotto ai viaggi degli agenti in auto.

Fra l’automazione e il fattore umano

La lavasciuga Cames

Per l’imbottigliamento Francoli dispone di quattro linee composte da macchine fornite da costruttori in prevalenza targati Asti e Alessandria. Una è utilizzata per i formati da 500 millilitri a 1,5 litri per un picco di 800 pezzi l’ora e forme-vetro del tutto particolari e delicate e bottiglie dal design più ricercato e raffinato, quindi da gestire con la massima accuratezza. È quasi completamente rettilinea e senza angoli ai rulli per evitare ogni possibile collisione. Il caricamento e scarico sono eseguiti manualmente per permettere agli operatori di controllare la buona riuscita delle satinature e degli altri decori. È integrata da una sciacquatrice Enopoggio, da una tappatrice e da una capsulatrice; un eventuale passaggio in lavasciuga Cames è previsto solamente per eliminare gli aloni da alcune tipologie di bottiglie.

Completa il tutto una formatrice per scatole e una inscatolatrice ma qui gli alveari sono inseriti a mano cosicché le bottiglie possano essere sottoposte a un’ultima e definitiva supervisione. Per lotti più limitati è in funzione la linea Mignon Ronchi che è stata installata quasi in coincidenza con il debutto di Distillerie Francoli sui mercati, ma che a tutt’oggi gode di un più che soddisfacente stato di salute. La principale è quella che nello stabilimento di Ghemme è indicata come la Linea 4.

«A eccezione del carico e scarico – precisa Francesca Francoli – demandato a un addetto per una maggiore affidabilità, esegue ogni mansione in maniera automatizzata. È destinata a bottiglie più robuste e standardizzate che gestisce a una velocità di 1.300-1.500 colli all’ora. Inizia con una monoblocco Fimer che sciacqua, riempie e tappa, seguita da un’etichettatrice Cavagnino e Gatti; termina con una formatrice e un’inscatolatrice che a breve saranno sostituite, una incollatrice e un sistema di pallettizzazione».

Unita alla Linea 3, la semi-linea 3 lavora in alternativa alla precedente su due forme-vetro specifiche, azzerando le lungaggini – sino a un giorno-uomo – tipiche dei cambi di linea e dei lavaggi. La sua capacità di imbottigliamento è pari a 1.500 bottiglie di grappa o liquori ogni ora. «Valutiamo di anno in anno la possibilità di rimpiazzare l’uno o l’altro macchinario con una soluzione più innovativa. Pensiamo soprattutto ai monoblocco con inscatolatrice integrata per motivi legati prevalentemente all’ergonomia e alla gestione degli spazi». Non devono soffrirne i ritmi di lavoro né i volumi, visto che Distillerie Francoli agisce anche da terzista per produttori di liquori o società solitamente operanti in altri settori, ai quali può fornire servizi di consulenza sui prodotti e il packaging e sulla conformità alle normative internazionali.

Edicola web

Ti potrebbero interessare