Rock ‘n’ roll hop club

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Attivo dal 2012 come beer firm e poi strutturatosi via via nel corso degli anni grazie all’operato di un gruppo di appassionati autodefinitisi “nerd del luppolo”, il birrificio molisano Kashmir sta conquistando spazio in tutta Italia proponendo un’immagine ispirata alla musica e alla cultura pop degli anni ’70 e ’80

La cittadina portuale di Ayr sorge nel sud-ovest della Scozia ed è nota fra l’altro per via della leggenda secondo la quale un osso del leggendario e cinematografico Robert Wallace (Braveheart) sarebbe conservata nell’omonima Wallace Tower che rappresenta uno dei locali siti d’attrazione. La distanza fra Ayr e il Molise è pressappoco pari a 2.600 chilometri percorribili in auto in poco meno di una trentina di ore. L’ha coperta anni orsono l’isernino Romain Verrecchia che proprio oltre il Vallo di Adriano si è recato con uno scopo ben preciso: mettersi al servizio di un mastro birraio scozzese per apprendere i segreti della produzione brassicola e trasferirli nel suo territorio d’origine. Gli insegnamenti impartitigli hanno a quanto sembra generato buoni frutti: al suo ritorno Verrecchia ha dato vita a Filignano, in provincia di Isernia, a un’attività imprenditoriale in continuo sviluppo. Si tratta del birrificio artigianale indipendente Kashmir.

Passaggio in India

A proposito di etichette va immediatamente notato che quelle del produttore molisano non passano inosservate e sono legate per la maggior parte ad alcuni simboli della cultura pop degli anni Settanta e Ottanta dello scorso secolo. È lì che d’altra parte affonda le sue radici la denominazione stessa della brewing company. «Siamo nati come beer-firm e per la precisione come birrificio nomade nel 2012 – ci ha raccontato Romain Verrecchia – e quattro anni più tardi ci siamo dotati di un nostro impianto che è stato inizialmente installato in un garage. Dopo l’esperienza maturata ho voluto acquistarne uno esattamente identico a quello sul quale mi ero fatto le ossa in Scozia di produzione inglese. La prima birra realizzata è stata una IPA e il richiamo all’India (Indian pale ale) unito alle nostre preferenze musicali è stato fonte di ispirazione per l’ideazione del brand. Com’è noto Kashmir è infatti una delle più celebri canzoni del repertorio dei Led Zeppelin». Se si parla al plurale è perché dopo avere esordito in completa solitudine, il fondatore ha imbarcato dal 2020 altri compagni d’avventura: l’esperto impiantista Mario Capuano e il responsabile finanziario e amministrativo Antonio Sinagoga. Quanto alle eredità culturali esse sono ben visibili nell’immagine della IPA senza glutine Superstereoradio ove sembra chiaro il riferimento a una hit dedicata a ben altra bevanda. O in quella di The six million dollar IPA, caratterizzata dall’effige di Lee Majors; e ancora nel volto mostruoso che distingue la lager ceca Zlaty Boy ed è una replica della truce mascotte degli Iron Maiden, Eddie. Infine, nel simil-Al Pacino della IPA a sei gradi Serpico passando per i Metallica e la cover di Master of Puppets con Master of Roasted, una porter.

Una multinazionale in cantina

La produzione attuale ammonta a circa 1000 ettolitri all’anno

Sin da principio la scelta è stata quella di suddividere le produzioni esclusivamente fra lattine e fusti monouso riciclabili Dolium o Polykeg. «Abbiamo deciso di rinunciare all’acciaio perché operiamo in una regione estremamente piccola e la maggior parte dei carichi è diretta oltre i nostri confini. I contenitori usati agevolano il trasporto e non prevedono un reso: questo ci sgrava da alcuni degli oneri tipicamente connessi al nostro settore. Per quel che riguarda le lattine abbiamo voluto indirizzarci verso questo tipo di packaging nella convinzione che fosse più adatto alle giovani generazioni e ai consumatori come noi, ovvero a quelli che scherzosamente definiamo “i nerd del luppolo”. Al contempo ci è parso che la lattina potesse valorizzare la grafica che curo personalmente e cui teniamo molto: i risultati ci hanno dato ragione». Nel bel mezzo dell’emergenza sanitaria innescata dal diffondersi della SARS-CoV-2 lo staff di Kashmir ha puntato sull’evoluzione tecnologica e ha investito in innovazione. «Abbiamo acquistato un nuovo capannone – ha ricordato Verrecchia – e ci siamo dotati di attrezzature che ritenevamo essere più al passo coi tempi e in linea con gli obiettivi che ci eravamo posti. La produzione si svolge completamente con sistemi isobarici e ammonta attualmente a circa 1000 ettolitri l’anno. Gli impianti e i fermentatori ci sono stati forniti da un’azienda cinese ma è Made in Italy il serbatoio coibentato di Officina Meccanica Leone Mastromarino. È statunitense la lattinatrice Microcanner che vanta la capacità nominale di 24 lattine al minuto: il nostro setup ne prevede 20. Non da ultimo sono stati installati un mulino e un fermentatore da 30 ettolitri complessivi insieme a un piccolo laboratorio interno per la conta dei lieviti e per alcune semplici analisi batteriologiche».

La nostra Champions League

Al momento la sede di Kashmir occupa una superficie di 1.200 m2 totali dei quali 800 sono all’esterno e cura anche le vendite al dettaglio e il commercio elettronico. Per l’avvenire è già in programma l’apertura di una tap-room: quello che non è affatto destinato a cambiare volto è la metodologia. «Lavorare con processi isobarici sempre in pressione e anche in dry-hopping ci permette di conferire alle nostre birre una notevole freschezza. Il plus è poi dato dalla continua ricerca sui luppoli e i lieviti, perché le birre siano il più possibile moderne». La passione per il dry-hopping ha suggerito a Verrecchia l’istituzione di quella che ha definito una «Coppa dei Campioni del luppolo» e cioè la Dry-hop League come ideale punto di raccolta per gli amanti del genere.

La sede centrale in Kashmir occupa una superficie totale di 1.200 metri quadrati, di cui 800 all’aperto. L’azienda si occupa anche di vendite al dettaglio e commercio elettronico

Ma se da un lato il birrificio persegue il traguardo della modernità, dall’altro non smette di omaggiare i classici e la tradizione. Il suo creatore ha svelata la «predilezione per le British» che in catalogo sono ben rappresentate sia dalla già citata Master of Toaster sia da Eric: l’atleta in rovesciata raffigurato sulla label è non a caso l’asso del Manchester United Eric Cantona. Non sono queste però le campionesse di vendita. La migliore performer nella famiglia di Kashmir è una IPA dal nome di indubbio impatto: «La bestseller è La Morte Sua il cui successo è con ogni probabilità giustificato dal buon equilibrio. Si tratta infatti di una linea da otto gradi, estrema e fortemente luppolata ma al tempo stesso facilmente accessibile. Si distingue per il colore molto chiaro, laddove in passato prevalevano al contrario le ambrate, e per l’avena che tende ad ammorbidirla. È quasi superfluo dire che il resto lo fa l’originalità del nome». In un panorama che, visto da Isernia, premia oggi le luppolate e la bassa fermentazione – «ma anche le bitter come Eric stanno prendendo piede» – l’offerta di Kashmir si sta dimostrando competitiva. «Siamo presenti nei pub e nei beer shop di tutt’Italia grazie alla collaborazione con un distributore e le regioni più popolate o nelle quali più spiccata è la cultura birraria. Lombardia, Lazio e Campania sono le capofila, la terza pure per ragioni di prossimità geografica, ma ci piacerebbe ampliare il bacino di clientela in Toscana oltre che a casa, in Molise. L’estero attrae e dopo aver concluso alcune vendite occasionali è un target per il futuro a patto che si trovino i partner giusti e si accrescano le produzioni: ma senza azzardi e sempre a piccoli passi».

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