Si è svolto ieri al Parlamento europeo, su iniziativa dell’eurodeputato Stefano Bonaccini, un incontro per discutere della necessità di introdurre una definizione europea unitaria per produzione, denominazioni ed etichettatura dell’aceto. L’obiettivo è colmare un vuoto normativo che crea, in un settore in forte crescita, distorsioni concorrenziali, incertezza negli operatori e confusione nei consumatori.

Ad oggi, infatti, solo l’aceto di vino beneficia di una definizione normativa armonizzata a livello unionale. Tutte le altre tipologie di aceto, invece, sono disciplinate da norme nazionali eterogenee.
Durante l’incontro, a cui hanno partecipato anche Valéry Brabant, presidente della European Vinegar Association (EVA), che riunisce le associazioni dei produttori di numerosi Stati membri, e l’eurodeputata francese Céline Imart, è stata avanzata la proposta di inserire una definizione europea dell’aceto all’interno del regolamento (UE) 1308/2013 sull’Organizzazione comune dei mercati agricoli, introducendo per la prima volta criteri comuni per produzione ed etichettatura.
“Il comparto – dichiara Sabrina Federzoni, presidente del Gruppo Aceti di Federvini – chiede uno standard, una definizione chiara del termine aceto. Il prodotto aceto sta vivendo un momento molto positivo: è naturale, legato al territorio, con molteplici utilizzi, sta crescendo in tutto il mondo e l’Italia e l’Europa sono grandi produttori”. “Il nostro obiettivo – precisa – è avere una definizione europea che renda trasparente l’informazione al consumatore e gli permetta di capire cosa sta effettivamente comprando”.
L’incontro è stato anche un’occasione per sottolineare il peso economico e internazionale dell’Aceto Balsamico di Modena, “il prodotto italiano a indicazione geografica – sottolinea Cesare Mazzetti, presidente del Consorzio Tutela Aceto Balsamico di Modena – che esporta di più in assoluto, con oltre il 92% del proprio volume”, oltre ad avere una “presenza in oltre 100 Paesi del mondo” e ad essere conosciuto “come l’ambasciatore del mangiare bene italiano”.