Cassazione penale, sentenza n. 37844 del 21 ottobre 2021 (udienza dell’11 giugno 2021 – riferimenti normativi: articoli 5, lettera b, e 6 della legge 283/1962)
Sono da considerare in cattivo stato di conservazione alimenti vari detenuti per la somministrazione ai clienti di un ristorante in locali sporchi, in celle frigorifere ammuffite, avvolti in sacchetti inidonei.
Di questa sentenza, che non apporta novità all’interpretazione della figura del “cattivo stato di conservazione, ci limitiamo a riportare la descrizione del fatto, che contiene una piccola summa dei casi ricorrenti in cui la fattispecie si manifesta: “il locale si presentava sporco, con un consistente strato di unto sul pavimento e residui di alimenti sugli strumenti e sugli attrezzi usati per preparare gli alimenti, e che la cella frigorifera e il congelatore a pozzetto erano unti e presentavano macchie di muffe. Le carni erano state congelate in sacchetti di plastica non idonei alla conservazione e si trovavano, in parte, in un secchio utilizzato in precedenza per il contenimento di vernici, il tutto senza indicazioni e/o informazioni relative ai prodotti. Gli alimenti, ritrovati all’interno dei congelatori, erano uniti tra loro a formare un unico blocco, segno di continua interruzione della catena del freddo ed emanavano un odore sgradevole”.
In questa situazione, la Cassazione ha ritenuto giustificato il diniego delle attenuanti generiche, nonostante l’incensuratezza dell’imputata, che aveva tenuto un comportamento poco collaborativo nonostante le evidenze probatorie. Tanto meno si è ritenuta applicabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto.
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Alimenti detenuti in locali sporchi, celle frigorifere ammuffite e sacchetti inidonei: è cattivo stato di conservazione
Cassazione penale, sentenza n. 37844 del 21 ottobre 2021 (udienza dell’11 giugno 2021 – riferimenti normativi: articoli 5, lettera b, e 6 della legge 283/1962)
Sono da considerare in cattivo stato di conservazione alimenti vari detenuti per la somministrazione ai clienti di un ristorante in locali sporchi, in celle frigorifere ammuffite, avvolti in sacchetti inidonei.
Di questa sentenza, che non apporta novità all’interpretazione della figura del “cattivo stato di conservazione, ci limitiamo a riportare la descrizione del fatto, che contiene una piccola summa dei casi ricorrenti in cui la fattispecie si manifesta: “il locale si presentava sporco, con un consistente strato di unto sul pavimento e residui di alimenti sugli strumenti e sugli attrezzi usati per preparare gli alimenti, e che la cella frigorifera e il congelatore a pozzetto erano unti e presentavano macchie di muffe. Le carni erano state congelate in sacchetti di plastica non idonei alla conservazione e si trovavano, in parte, in un secchio utilizzato in precedenza per il contenimento di vernici, il tutto senza indicazioni e/o informazioni relative ai prodotti. Gli alimenti, ritrovati all’interno dei congelatori, erano uniti tra loro a formare un unico blocco, segno di continua interruzione della catena del freddo ed emanavano un odore sgradevole”.
In questa situazione, la Cassazione ha ritenuto giustificato il diniego delle attenuanti generiche, nonostante l’incensuratezza dell’imputata, che aveva tenuto un comportamento poco collaborativo nonostante le evidenze probatorie. Tanto meno si è ritenuta applicabile la causa di non punibilità della particolare tenuità del fatto.
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