Sequestro di salsicce fresche di suino sottovuoto

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Fonte: rivista “Alimenti&Bevande” n. 8/2021

Gli organi di controllo hanno rinvenuto in un ristorante delle vaschette contenenti salsicce fresche di suino sottovuoto con termine minimo di conservazione superato da 3 giorni, ma soprattutto con evidente alterazione della confezione per sviluppo abnorme di gas. Tali vaschette si trovavano ad una temperatura di refrigerazione di +3 °C. Oltre al sequestro della merce, l’organo di controllo avrebbe voluto inviare il tutto all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di riferimento, ma poiché l’ispezione è avvenuta nel tardo pomeriggio di venerdì, l’invio sarebbe stato effettuato il lunedì seguente e ha desistito. La merce sequestrata poteva essere congelata in attesa di essere inviata all’Istituto? Gli organi di controllo, inoltre, hanno fatto bene ad effettuare il sequestro penale della merce per cattivo stato di conservazione?

Risposta di: Filippo Castoldi, Dirigente Medico Veterinario, Direzione Welfare Regione Lombardia

La situazione prospettata presenta numerosi aspetti interessanti da valutare.
Il primo riguarda il superamento del termine minimo di conservazione (TMC), sempre che si tratti di un termine minimo di conservazione e non di una data di scadenza. Ai sensi dell’articolo 12.3 del decreto legislativo 15 dicembre 2017, n. 231 “Disciplina sanzionatoria per la violazione delle disposizioni del regolamento (UE) n. 1169/2011” si configura una violazione sanzionabile ai sensi del medesimo decreto solo nel caso di cessione o esposizione per la vendita al consumatore finale di alimenti che abbiano superato la data di scadenza. A parere dello scrivente, perché l’offerta in vendita al consumatore finale di un alimento oltre il proprio TMC non costituisca un motivo di contestazione, il consumatore dovrebbe essere chiaramente reso edotto della cosa, per esempio mediante un cartello che indichi che tali prodotti hanno superato il TMC e pertanto vengono offerti in vendita a un prezzo ribassato.
Nel caso in esame le salsicce, non solo avevano superato il TMC assegnato dal produttore o confezionatore, ma mostravano evidenti segni di alterazione (produzione abnorme di gas, riconducibile a proliferazione batterica). Le cause di tale proliferazione microbica non erano, al momento del sopralluogo, riconducibili a una errata procedura di conservazione – la temperatura di +3°C è sicuramente idonea alla conservazione di questo alimento, che peraltro non si può escludere che tale non fosse in altre fasi della vita del prodotto. Come pure non può essere esclusa una responsabilità anche del produttore/confezionatore delle salsicce che, comunque, chiamerà in causa il superamento del TMC a proprio sgravio.
In ogni caso, le condizioni osservate sono sufficienti a determinare la non conformità del prodotto: le salsicce si trovavano in “cattivo stato di conservazione” (legge 30 aprile 1962, n. 283, articolo 5, lettera b) e, più in generale, erano “non idonee al consumo umano” (regolamento (CE) 178/02, articolo 14.2, lettera b, articolo 14.5).
Gli eventuali successivi accertamenti di laboratorio sul prodotto non potrebbero quindi modificare il giudizio di non idoneità ma, nel caso in cui venisse accertata la presenza nel prodotto di batteri potenzialmente patogeni, a prescindere dal loro eventuale ruolo nell’alterazione delle salsicce, l’esercente potrebbe essere ritenuto responsabile della violazione dell’articolo 444 del codice penale per commercio di sostanze alimentari nocive.
Infine, il congelamento della matrice da inviare al laboratorio per permettere l’esecuzione delle analisi in un secondo tempo, potrebbe comportare un significativo cambiamento nel profilo microbico dell’alimento, per cui potrebbe portare a risultati non rappresentativi della realtà.
In conclusione, a parere dello scrivente e sulla base delle indicazioni fornite, si è del parere che il personale dell’autorità abbia operato correttamente. Ovviamente la conduzione di indagini a più ampio raggio, che coinvolgano anche il produttore/confezionatore delle salsicce, potrebbe essere opportuna al fine di meglio definire gli eventuali profili di rischio legati allo specifico alimento.

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