Le competenze delle “Aree” dei Servizi Veterinari

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Fonte: rivista “Alimenti&Bevande” n. 8/2021

Per la filiera del latte, il Servizio Veterinario dell’ASL ha compiti diversi da Regione a Regione. Mentre in alcune, la competenza dell’Area C si “ferma” alla produzione primaria, in altre le competenze riguardano anche la fase post-primaria. La commercializzazione dovrebbe ricadere nei compiti dell’Area “B”?

Risposta di: Filippo Castoldi, Dirigente Medico Veterinario, Direzione Welfare Regione Lombardia

Sembra che sia passato più di un secolo, invece la riorganizzazione dei veterinari pubblici in più servizi è relativamente recente. La suddivisione dell’unico Servizio Veterinario in più aree funzionali è stata introdotta solo dall’articolo 7 del decreto legislativo 502/92 “Riordino della disciplina in materia sanitaria”. Il decreto, come modificato dal decreto legislativo 19 giugno 1999, n. 229, dispone l’istituzione e l’organizzazione del Dipartimento di Prevenzione, tra le cui funzioni rientra la “Sanità Pubblica Veterinaria” (articolo 7-ter). Alle Regioni è quindi demandata l’articolazione delle aree dipartimentali prevedendo l’istituzione di «strutture organizzative specificamente dedicate a:

[…]d) Sanità animale;
e) Igiene della Produzione, Trasformazione, Commercializzazione, Conservazione e Trasporto degli Alimenti di Origine animale e loro derivati;
f) Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni zootecniche» (articolo 7-quater, comma 2).

Con la legge 23 dicembre 2014, n. 190, il legislatore è ulteriormente intervenuto sull’organizzazione delle strutture sanitarie disponendo, sempre all’articolo 7-quater, che «le strutture organizzative di cui al comma 2 possibilmente [siano]individuate quali strutture complesse».
Come si può apprezzare dalla frequenza con cui il legislatore è tornato sull’organizzazione dei servizi sanitari e veterinari territoriali, il tema presenta complessità notevoli che si riflettono in modelli organizzativi che possono variare sensibilmente da Regione a Regione (il decreto legislativo 502/92 (e successive modifiche e integrazioni) demanda alle regioni l’organizzazione dei Dipartimenti di Prevenzione) o addirittura nell’ambito della stessa Regione, stante l’autonomia organizzativa delle Unità/Aziende Sanitarie Locali. Così si possono osservare realtà nelle quali le aree funzionali (servizi) veterinarie sono ridotte a due o altre nelle quali viene prevista un’area funzionale (servizio) aggiuntiva, in ragione della realtà territoriale e, quindi, delle necessità organizzative che ne discendono.
Quanto alle funzioni e ai compiti dei veterinari afferenti all’area funzionale “Igiene degli Allevamenti e delle Produzioni zootecniche” (la cosiddetta “Area C”), a parere dello scrivente, sembra quasi che al momento della sua istituzione non ci sia resi conto dell’ampiezza dei compiti assegnati, che, oltretutto, è andata crescendo nel tempo – basti pensare al rilievo assunto dal tema del benessere animale in allevamento, nei trasporti, in ambito urbano o alla problematica del controllo della produzione, commercializzazione, somministrazione dei farmaci veterinari, passando per il controllo sulla filiera dei sottoprodotti di origine animale. Nelle “Linee guida sulla riorganizzazione della sanità pubblica veterinaria nell’ambito del dipartimento di prevenzione” approvate dalla Conferenza Stato – Regioni a Dicembre 1995, all’istituenda “Area C” veniva quindi attribuito, tra gli altri, il compito della “vigilanza ed il controllo sul latte e sulle produzioni lattiero-caseari”. Ripeto, sembra siano passati secoli, eravamo prima dello scandalo Diossina, prima della BSE, prima del Regolamento 1/2005 sul benessere degli animali durante il trasporto e prima del “pacchetto Igiene”.
Oggi l’Area C ha assunto un tale rilievo, in termini di salute pubblica, di sanità e benessere animale, che la scelta operata da alcune Regioni e Unità Sanitarie Locali, nell’ambito dell’ampia autonomia decisionale loro attribuita dalle disposizioni di legge, di attribuire l’attività di controllo ufficiale sugli stabilimenti di trasformazione del latte al Servizio Igiene degli Alimenti di Origine animale (la cosiddetta “Area B”), a parere dello scrivente, appare quanto mai opportuna, anche se non perfettamente rispondente agli intendimenti originari. Da un lato, viene a ricomporsi l’unità dei controlli ufficiali sull’igiene della produzione, trasformazione, commercializzazione, conservazione e trasporto degli alimenti di origine animale e loro derivati, dall’altra permette ai colleghi di Area C di focalizzarsi sui compiti di per sé già molto ampi, e continuamente in crescita, attribuiti loro dalla vigente normativa.

 

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