In etichetta una dichiarazione d’identità

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packaging distillati

Anche nel mondo dei distillati il packaging è diventato parte integrante del racconto, strumento di posizionamento, promessa visiva che anticipa il contenuto. Lo dimostra il percorso intrapreso da Distilleria Vieux Moulin, che con l’introduzione del marchio Elena Borra Distillerie ha ridefinito la propria identità visiva e, al tempo stesso, ha visto riconosciuta questa scelta con uno dei premi più significativi nel panorama nazionale: il Premio speciale “Il vestito della grappa”, assegnato alla Grappa di Barbaresco Riserva nell’ambito del 42° concorso nazionale Alambicco d’Oro ANAG. Il progetto di rebranding, avviato nel 2022, e la vittoria del premio non sono due eventi distinti, ma tappe coerenti di uno stesso processo.

«Vieux Moulin è la nostra storia – spiega Elena Borra – ma, purtroppo, pochi conoscono il francese e ancora meno lo parlano. Con la rivisitazione del brand ho voluto legare il marchio al mio nome e a quello della mia famiglia, che da tre generazioni e da 92 anni è al timone della distilleria». Una scelta che non cancella il passato, ma lo rende più leggibile, più diretto, più contemporaneo.

Il packaging come atto progettuale

Distilleria Vieux Moulin affonda le proprie radici nel 1933, quando Ugolino Grosso iniziò a distillare in un antico mulino del Cinquecento, ai piedi del Canale San Marzano, a Costigliole d’Asti. Un luogo che è già racconto e che lega indissolubilmente l’azienda al territorio tra Langhe, Monferrato e Roero. Ugolino, figlio di Lorenzo Grosso e della contessa Luigia Asinari di San Marzano, avviò l’attività partendo dai distillati di vino, dedicandosi poi alla grappa, utilizzando le vinacce dei grandi vitigni piemontesi: Nebbiolo, Moscato, Barbera, Dolcetto, Arneis.

Oggi è Elena a proseguire quella tradizione familiare, con una visione che unisce artigianalità, innovazione e una grande consapevolezza comunicativa. «Il nostro punto di forza è la famiglia». E i valori restano quelli originari: «L’amore per il nostro lavoro e la voglia di migliorare sempre». Il rebranding non si è limitato a un cambio di logo, o di etichetta. «Ha coinvolto tutto, sia il packaging che i prodotti stessi». Nuovi invecchiamenti, legni diversi, una linea completamente ripensata che spazia dalle grappe ai liquori, con l’obiettivo dichiarato di allineare qualità del contenuto e qualità della forma. Il concept visivo è nato dalla collaborazione con Gruppo Leader di Pilone, azienda astigiana attiva nel design tecnico e nella grafica pubblicitaria, ma con una regola fondamentale: «L’idea, prima di tutto, doveva piacere a me – specifica Borra -. Sono io la prima cliente, l’occhio critico e “il terrore” di grafici e illustratori». Un approccio che mette al centro l’esperienza reale del consumatore: lo scaffale affollato, la scelta per sé o per un regalo, il bisogno di distinguersi. «Volevo essere diversa e desideravo che anche i miei prodotti lo fossero; quello a cui ho aspirato è stato lasciare il segno».

Materiali, funzionalità e soluzione tecniche

La filiera dei fornitori è stata ripensata, senza dogmi: «Alcuni li abbiamo cambiati, di altri abbiamo valutato più alternative alle nostre scelte precedenti. Ma la regola, in generale, è stata che non dovessero esserci regole». Il risultato è un’immagine riconoscibile, fresca, ma coerente con il mondo della grappa. «Questo prodotto incarna lo stile, è classico. Ma classico non significa retrò: deve sempre esserci un rimando al gusto, alla raffinatezza». Accanto all’estetica, il progetto ha integrato scelte tecniche mirate. Per i liquori, ad esempio, dal limoncello alle creme alla panna, sono state adottate etichette resistenti a freezer, acqua e ghiaccio, pensate per un utilizzo reale e quotidiano. Una dimostrazione di come il packaging, per Elena Borra Distillerie, sia uno strumento funzionale, oltre che narrativo. Le diverse linee di prodotto si distinguono poi attraverso marchi, materiali e confezionamenti differenti, costruendo una gerarchia visiva chiara tra entry-level, premium ed edizioni speciali. Il tutto senza ricorrere a dichiarazioni forzate di sostenibilità. «La grappa è già il prodotto più sostenibile al mondo: nasce da un sottoprodotto, per diventare magia».

Disalcolazione continua e invecchiamento in legno

Dietro il “vestito” c’è una struttura produttiva solida e aggiornata. L’impianto originario, avviato nel 1933, era basato su caldaiette in rame alimentate a vapore, affiancate da una piccola colonna di distillazione, cassa flemme e condensatore, inizialmente dedicate ai distillati di vino e solo in seguito alla produzione di grappa. Nel tempo, l’assetto è stato progressivamente potenziato: nuove caldaiette, colonne di distillazione a piatti e condensatori in rame hanno affinato il processo, mentre l’introduzione di colonne demetilanti ha consentito una gestione più precisa delle frazioni leggere. Al metodo discontinuo tradizionale è stato affiancato il disalcolatore continuo, oggi presente in doppia unità, insieme a colonne deflemmatrici.

Un percorso culminato nel rinnovamento complessivo della distilleria nel 2024. La fase di imbottigliamento è attualmente affidata a un monoblocco che integra tutte le operazioni – lavaggio, riempimento, tappatura, applicazione di contrassegno, etichetta e capsula –, garantendo controllo e continuità su una produzione annua di circa 100.000 bottiglie, con oltre 600 articoli a catalogo, inclusa l’attività in conto terzi. L’affinamento completa il profilo tecnico dell’azienda. Le grappe di monovitigno sostano in due magazzini di invecchiamento: il più antico è ospitato nella cantina storica dell’edificio cinquecentesco dell’ex mulino, mentre il secondo è una barricaia dedicata, adiacente alla distilleria. Qui trovano posto oltre trecento botti non verniciate, in rovere, acacia e ciliegio, con capacità che spaziano dalle barrique bordolesi da 225 litri ai tonneaux da 500 litri. Complessivamente, il patrimonio aziendale supera le 500 botti, a testimonianza di un approccio all’invecchiamento strutturato e progettuale, in cui tecnologia, tempo e materia prima concorrono alla definizione dello stile finale.

L’effetto sorpresa come strategia

Il riconoscimento ANAG arriva dopo altri segnali importanti: un premio in un concorso di design era infatti già stato assegnato nel 2023 alla Grappa Moscato Riserva, mentre la Grappa di Barbaresco Riserva aveva conquistato lo stesso riconoscimento nel 2025, consolidando un percorso che ha saputo coniugare qualità del contenuto e forza espressiva del packaging. La raffinatezza delle bottiglie e il fatto che l’etichetta abbia fatto seguito alla forma sono, secondo Elena, gli elementi che hanno convinto la giuria, ma il valore del premio va oltre la dimensione simbolica e la semplice visibilità, arrivando alla sfera personale. «Ho pianto di gioia. Il consumatore vede solo una bottiglia, ma dietro c’è un mondo: mille sbagli, mille difficoltà, mille fogli di prove accartocciati. Quando qualcuno apprezza il tuo lavoro e ti premia, la commozione è d’obbligo». Guardando avanti, l’imprenditrice mantiene il riserbo che da sempre accompagna la sua visione progettuale: «La mia testa è sempre in fermento, ma non parlo mai di nulla, prima dell’ultimazione dei progetti». L’effetto sorpresa fa parte della strategia, dunque, così come la volontà di continuare a investire in qualità, rinnovamento e ricerca. «E chi se lo aspetta, da una donna? – aggiunge con ironia -. Il mercato può contare sulla nostra continuità e, allo stesso tempo, su nuove dichiarazioni di identità, sostenute da dedizione, passione e competitività. Oltre che su un vestito che non sia mai fine a sé stesso, ma espressione coerente e consapevole di ciò che la bottiglia contiene».

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