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Federvini: preoccupazione per gli "health warning"

Fonte: Federvini
Data: 13/06/2023


Vini, spiriti e aceti italiani valgono oltre 20 miliardi di euro di fatturato e rappresentano il 21% dell'export complessivo alimentare italiano. Ha preso avvio da questa fotografia, illustrata da Nomisma, l'assemblea generale di Federvini svoltasi il 7 giugno a Roma.
Le evidenze sono state presentate a pochi giorni dall'approvazione, in Irlanda, del provvedimento che introdurrà i cosiddetti "health warning" sulle etichette di bevande alcoliche. Una norma che preoccupa il comparto.
"La scelta irlandese mette sullo stesso piano consumo e abuso, senza intervenire sull'educazione ad un approccio responsabile e moderato - ha commentato Micaela Pallini, presidente di Federvini -. Sulla questione, l'Italia ha saputo muoversi compatta, istituzioni e imprese, ma dobbiamo ora continuare a fare squadra sul piano internazionale per evitare che il caso irlandese possa indurre altri Paesi a seguire la stessa strada. Alla base della decisione irlandese c'è la mancata comprensione che l'abuso si sradica e si combatte con l'educazione, non con il proibizionismo".
Durante l'assemblea si è discusso anche del valore del sistema delle indicazioni geografiche (Ig) e delle denominazioni Dop e Igp.
"Il valore delle Ig è riconosciuto dal consumatore finale sia sul mercato italiano sia su quello estero, facendo registrare un differenziale di prezzo tra vini Doc/Docg e quelli da tavola sia nella grande distribuzione organizzata (+228%) sia sul fronte dell'export (+50%)", ha dichiarato Albiera Antinori, presidente del Gruppo Vini di Federvini.
"Gli attacchi che da più fronti hanno insidiato nei mesi scorsi alcuni tra i prodotti più caratterizzanti del patrimonio agroalimentare italiano, dall'Aceto Balsamico di Modena al Prosecco Dop, devono ricordarci che la battaglia per la tutela del Made in Italy ha un carattere prioritario per le imprese e per il Paese - ha sottolineato Giacomo Ponti, presidente del Gruppo Aceti della Federazione - Nella dimensione del mercato globale in cui ci confrontiamo non possiamo derogare alla riconoscibilità della qualità e della particolarità dei prodotti di cui siamo ambasciatori nel mondo. Per questo chiediamo al Governo che, senza indugi, proceda quanto prima a promuovere un ricorso contro Slovenia e Cipro. Sul piano comunitario, invece, guardiamo con speranza alla riforma del regolamento sulle indicazioni geografiche in corso nell'Unione europea per garantire al meglio il rispetto dell'autenticità dei prodotti, ponendo un freno alle imitazioni e falsificazioni che rischierebbero di causare un danno ai nostri comparti".
Nel corso dell'assemblea sono stati presentati anche i dati emersi dalle ricerche dell'Osservatorio Federvini in collaborazione con Nomisma e TradeLab. In particolare, la survey sul ruolo delle certificazioni di qualità ha rivelato come il 53% del campione di cittadini italiani coinvolti dichiari di conoscere il significato delle sigle Dop e Igp e li consideri una garanzia di qualità, mentre un terzo degli intervistati, pur ammettendo di non sapere, si dice interessato alla materia. Il 78% associa invece maggiore qualità ai prodotti certificati, il 74% alla tracciabilità del prodotto e il 68% alla sicurezza e ai controlli. Quale invece il livello di consapevolezza su vino, spiriti e aceti certificati? Il 62% dei consumatori ritiene che i vini Doc, Docg e Igt rispettano specifiche caratteristiche qualitative e particolari metodi di produzione. Una percentuale che si attesta al 28% per gli spiriti certificati e al 47% per l'Aceto Balsamico di Modena Igp.