Il settore alimentare è un insieme di più livelli: produzione, trasformazione. logistica, distribuzione, consumi. Realizza scambi internazionali e necessita di mezzi tecnici e servizi che provano a soddisfare i nuovi bisogni del consumatore, siano essi reali o indotti.

Il Dottor Pietro Russo, dopo la laurea triennale in Scienze e Tecnologie della Ristorazione, la laurea specialistica in Environmental and Food Economics completata da un master in Diritto dei Mercati Agroalimentari è oggi Customer Technical Documentation Specialist in una multinazionale che progetta e produce soluzioni di imballaggio e sistemi di confezionamento per il settore alimentare ed altri. Il suo percorso lavorativo si è basato su competenza, esperienza, flessibilità, etica e soprattutto sulla capacità di mettere in pratica le proprie conoscenze teoriche impiegate per raggiungere obiettivi specifici.
Qual è stato il suo iter formativo?
Fin da ragazzo ho avuto una curiosità innata per il settore alimentare e per tutto ciò che ad esso attiene. Ero affascinato non solo dagli aspetti tecnici, mi riferisco per esempio ai meccanismi che regolano la produzione, la distribuzione e la ristorazione, ma anche dagli aspetti sociali e culturali correlati al cibo: cosa mangiano le persone, perché scelgono determinati prodotti, quale sia il legame profondo tra alimentazione e identità personale e collettiva. D’altronde, come diceva il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, “siamo ciò che mangiamo”.
Dopo il diploma di istituto alberghiero, ho optato per il percorso che più sembrava collimare con le mie aspirazioni professionali e mi sono iscritto al corso di laurea triennale in Scienze e Tecnologie della Ristorazione presso l’Università degli Studi di Milano. Era il naturale proseguimento di quanto acquisito durante le scuole superiori. Desideravo consolidare su base tecnico – scientifica le competenze fino ad allora acquisite ed approfondire i processi del settore agroalimentare. Al termine del primo ciclo universitario, mosso anche dal periodo trascorso in Belgio nel contesto del programma europeo Erasmus+, ho deciso di proseguire gli studi con una laurea magistrale in Environmental and Food Economics, con indirizzo Economics and Management of Agrifood System e successivamente con un master in Diritto dei Mercati Agroalimentari.
Perché per il programma Erasmus+ ha scelto il Belgio?
Conoscevo bene il francese e, quando mi si è prospettata l’occasione di studiare all’estero, ho pensato subito alla Francia ed in subordine al Belgio, in particolare alla Vallonia. Tuttavia, il destino nel mio caso è stato un po’ beffardo: mi ha portato una sorpresa. Tra le Università disponibili c’era un’Università belga, ma era nelle Fiandre dove la lingua più parlata è l’olandese. Convinto dal valore di poter fare un’esperienza internazionale, mi candidai al programma Erasmus+ e affrontai con determinazione il percorso di selezione. Ero consapevole della difficoltà di ottenere una borsa studio.
Al tempo i posti riservati agli studenti dei corsi in ambito agroalimentare erano pochissimi, perché le Università disposte ad accoglierli non erano molte. I Paesi più ambiti erano Svezia, Spagna e Paesi Bassi. Il Belgio era meno richiesto avevo quindi una discreta probabilità di riuscire a partire: e così è stato. Ho ottenuto una borsa di studio per la KU Leuven, prestigiosa università cattolica con sede a Leuven – una piccola città universitaria a trenta chilometri da Bruxelles.
GLI STUDI ALL’ESTERO
Cosa le ha lasciato dal punto di vista personale e professionale, questa esperienza all’estero?
A 10 anni di distanza, posso affermare che si è trattato di uno dei momenti più formativi della mia vita. Dal punto di vista personale, vivere e studiare per cinque mesi in un Paese straniero, a soli 21 anni, mi ha portato a confrontarmi con persone provenienti da tutto il mondo, ho pertanto sviluppato una mentalità più aperta, mi sono misurato con punti di vista molto diversi dal mio, ho imparato a gestire in autonomia situazioni nuove e a risolvere i problemi quotidiani con approcci differenti.
Sul piano professionale, il contatto con un sistema universitario completamente differente da quello italiano mi ha spronato a sviluppare nuove strategie di apprendimento e a rafforzare le mie capacità lavorative. Ho migliorato l’inglese e acquisito competenze che si sono rivelate preziose per il mio successivo iter occupazionale.
Per proseguire gli studi, ha scelto il corso di laurea magistrale in Environmental and Food Economics con indirizzo Economics and Management of Agrifood System, seguito da un master in Diritto dei Mercati Agroalimentari. Quali sono i vantaggi di un percorso così interdisciplinare?
La decisione di estendere le mie conoscenze alle materie economiche e gestionali si deve alla convinzione che l’evoluzione del settore agroalimentare non possa essere compresa a fondo ed affrontata efficacemente con una visione esclusivamente tecnica. Avere un quadro d’insieme è un grande vantaggio nonché la chiave per interfacciarsi con l’odierna complessità.
È quindi favorevole ad un approccio olistico?

Si. L’avere una visione sistemica ed interdisciplinare permette di comprendere e gestire meglio i fenomeni, dialogare efficacemente con professionisti di diversa formazione e proporre soluzioni innovative. In un settore in rapida evoluzione come è il nostro, saper integrare discipline diverse è un elemento distintivo e sempre più necessario nell’attuale contesto lavorativo.
IL MONDO DEL LAVORO
Quali prospettive di carriera aprono i numerosi corsi che ha frequentato?
Un percorso come il mio permette di combinare in modo ottimale conoscenze, competenze e attitudini. Sono caratteristiche molto apprezzate dai datori di lavoro. Il candidato è infatti potenzialmente più in grado di adattarsi alla inevitabile evoluzione dell’azienda pubblica o privata che sia. È possibile lavorare in aziende agroalimentari, società di consulenza, pubblica amministrazione, consorzi o in associazioni di categoria ed ancora nei settori della comunicazione scientifica, della formazione e dell’advocacy politica.
Le figure oggi più ricercate sono analista dei mercati agroalimentari, manager di filiera, responsabile qualità, esperto di sicurezza alimentare, consulente per la sostenibilità, responsabile delle certificazioni, specialista in affari regolatori. Le competenze acquisite sono preziose anche per chi intende avviare una propria attività o è chiamato a garantire la continuità dell’azienda familiare. In questo ultimo caso è necessario saper rispettare la storia della azienda, valutarne le prospettive future senza rinunciare a mettere in luce le proprie capacità e aspirazioni.
Come ha esordito nel mondo del lavoro?
Avendo frequentato l’istituto alberghiero, fin dal secondo anno di scuola superiore sono stato inserito in programmi di alternanza scuola/lavoro non solo durante il periodo scolastico ma anche durante le vacanze estive o invernali, fino a diventare commis di cucina. Conseguita la laurea triennale sono stato assunto da una società di ristorazione collettiva. Qui collaboravo nell’organizzazione delle attività di preparazione e distribuzione dei pasti, assicurando il rispetto delle normative igienico-sanitarie e degli standard qualitativi concordati con il committente.
Come è proseguita la sua carriera?
La prima esperienza con funzioni tecniche è stata in un grande gruppo italiano del settore vending. Ho lavorato come addetto nell’ufficio QHSE (Quality, Health, Safety, and Environment, in italiano Qualità, Salute, Sicurezza e Ambiente). Mi occupavo di fornire supporto nella valutazione e validazione di prodotti e fornitori, nella redazione e gestione delle schede tecniche dei prodotti di gastronomia e pasticceria preparati in un laboratorio artigianale affiliato al gruppo, nonché nella supervisione degli aspetti tecnici delle richieste dei clienti.
Inoltre, affiancavo i colleghi nelle attività di implementazione e supervisione dei sistemi di certificazione alimentare, ambientale e sociale di cui l’azienda era dotata. Le due esperienze appena descritte hanno plasmato il mio bagaglio professionale. Ho approfondito l’applicazione delle normative del settore alimentare, affinato le competenze organizzative e di controllo qualità. Il rapporto con clienti e fornitori mi ha regalato una visione ampia del settore.
I CAMBIAMENTI NEL SETTORE ALIMENTARE
Cosa è cambiato negli ultimi anni, soprattutto in relazione alla sicurezza alimentare e alla qualità dei prodotti?
In entrambe i casi è cresciuta l’attenzione. Un ruolo centrale è stato svolto dall’obbligo di rafforzare buone pratiche di fabbricazione e le buone pratiche igieniche. Si è posto l’accento sulla corretta gestione delle temperature, la prevenzione delle contaminazioni crociate, la corretta sanificazione degli ambienti e delle attrezzature. Anche la gestione degli allergeni è divenuta più strutturata, grazie a controlli più stringenti e ad una maggiore sensibilizzazione generale sul tema.
Parallelamente, sempre più aziende hanno scelto di certificarsi secondo standard volontari riconosciuti a livello internazionale ed approvati dalla Global Food Safety Initiative (GFSI), come il FSSC 22000, il BRC Food o l’IFS Food. Imponendo una gestione precisa e documentata di tutte le attività, queste certificazioni hanno contribuito a rafforzare la cultura della sicurezza alimentare, sancendo che essa inizia prima di tutto dall’atteggiamento proattivo di tutte le funzioni aziendali. Detto ciò, oggi, per il settore esistono ancora ampi margini di miglioramento.
Quali?

Bisogna potenziare l’impostazione del lavoro di squadra coinvolgendo e responsabilizzando maggiormente il personale. Per garantire la continuità di un comportamento positivo tutti i dipendenti devono essere motivati. È molto difficile reimpostare l’azienda dando priorità all’idea di valutare e giudicare i processi e non le singole persone. L’asse portante della normativa di riferimento, inoltre, risale a parecchi anni fa. sebbene siano state apportate alcune integrazioni e aggiornamenti, molte delle circostanze che ne avevano motivato l’approvazione sono oggi mutate.
Si pensi per esempio alla messa a punto di nuove tecnologie o alla rapida evoluzione economica e sociale. Talvolta, norme obsolete possono rallentare le aziende se non addirittura ostacolarne lo sviluppo. Da più parti ci si augura una revisione generale dell’impianto normativo food per meglio adattarlo ai mutati contesti dove operano le aziende alimentari.
LA RINNOVATA LEGISLAZIONE MOCA
Dal 2022 lavora nel settore materiali a contatto con gli alimenti. Quali ruoli ha coperto finora?
Ho iniziato come tecnico commerciale presso laboratori di analisi di rilievo, approfondendo come sono condotti i test di migrazione e la valutazione del rischio. Qui ho avuto l’opportunità di lavorare con i maggiori esperti italiani del settore: Valter Rocchelli, Gianluigi Vestrucci e Marinella Vitulli. Sono stati tra i precursori nello studio dei materiali a contatto con gli alimenti e sono tuttora i punti di riferimento per tantissime aziende.
Da poco più di un anno, invece, lavoro come Customer Technical Documentation Specialist, in Sealed Air, importante realtà produttrice nel settore degli imballaggi in plastica. Supporto i clienti in merito ai materiali da noi commercializzati. In particolare, rispondo alle richieste relative alle certificazioni, informazioni tecniche, regolatorie e alla sostenibilità, condividendo gli opportuni documenti. Devo essere molto attento ai dettagli, tenermi sempre aggiornato non solo sull’evoluzione del packaging ma anche sulle attività dei clienti acquisiti e potenziali.
È indispensabile avere una solida preparazione tecnica ed in ambito normativo nazionale ed internazionale: comprendere la struttura dei regolamenti, interpretare in modo corretto le disposizioni e monitorare costantemente le novità legislative. Anche le soft skills hanno un ruolo cruciale: servono attenzione al dettaglio, abilità comunicative per interfacciarsi efficacemente con i colleghi e con i clienti. Un altro ingrediente indispensabile è tanta curiosità.
Come sta evolvendo la normativa in tema di materiali a contatto con gli alimenti?
Da anni produttori e utilizzatori di materiali destinati al contatto con gli alimenti e in termini più generali all’industria alimentare auspicano una profonda revisione dell’attuale normativa. Le nuove regole dovrebbero soprattutto avere il pregio di riuscire a stare al passo con il continuo sviluppo tecnologico. A mio parere occorrerebbe un allineamento tempestivo della legislazione alle nuove esigenze del mercato per impedire che le recenti opportunità se non correttamente indirizzate diventino di difficile gestione in futuro.
Ad oggi il quadro normativo è molto frammentato. La normativa orizzontale, ossia il Regolamento n. 1935/2004 noto anche come regolamento quadro e il Regolamento n. 2023/2006 sulle buone pratiche di fabbricazione, non si può dire che siano recenti. Inoltre, eccezione fatta per le materie plastiche, molti tra i materiali più utilizzati sono tuttora regolamentati da norme nazionali o disciplinati da soft law, non sempre sovrapponibili tra loro. Un quadro normativo unificato, più chiaro e coerente ridurrebbe la complessità e i costi legati alla valutazione della conformità, renderebbe meno onerosi gli scambi intra UE e più competitivo l’export.
È recentemente entrato in vigore il regolamento europeo sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio (PPWR): come impatterà il settore del food packaging?

La Packaging and Packaging Waste Regulation (Reg. UE n. 2025/40) introduce alcuni importanti cambiamenti, in materia di riciclabilità, riutilizzo, etichettatura e riduzione dei rifiuti. Queste novità obbligheranno le imprese riprogettare il packaging. L’attuazione di quanto previsto dal regolamento avverrà per gradi a seconda delle misure previste.
Ad oggi permangono diverse incertezze. Numerosi aspetti operativi verranno infatti definiti successivamente tramite atti delegati o di esecuzione. Ciò significa che molte regole concrete saranno chiarite nei prossimi mesi, lasciando al momento alle aziende la possibilità di prepararsi in un contesto normativo solo parzialmente definito.
Quali sfide dovrà superare il settore del packaging alimentare nei prossimi anni?
Il settore dei materiali a contatto con gli alimenti ha di fronte sfide complesse e multisettoriali. Tra le principali annovererei lo sviluppo dei già citati nuovi materiali progettati per essere riciclati. La progettazione non dovrà derogare dalla sicurezza alimentare e l’imballaggio dovrà continuare a garantire adeguate performance tecniche nonostante il maggior impiego di materia prima riciclata. Le aziende saranno chiamate ad adattarsi rapidamente ai cambiamenti normativi e alle richieste del mercato. La competizione internazionale imporrà loro di investire in innovazione e allo stesso tempo di rimanere competitive.
Progetti per il futuro?
Nel lungo periodo, il mio obiettivo è consolidare le competenze in ambito tecnico-regolatorio, con un focus particolare sui materiali a contatto con gli alimenti. Il mio sogno nel cassetto, però, è partecipare ad un programma di divulgazione scientifica oppure ad un podcast in ambito alimentare, per rendere accessibili temi complessi a un pubblico più ampio e contribuire a una corretta informazione.