Duplicazione dei controlli ufficiali, un problema aperto

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Fonte: rivista “Alimenti&Bevande” n. 9/2021

Per un’allerta sanitaria riguardante gelati contaminati da ossido di etilene, il titolare di una gelateria di media grandezza, riceve una prima visita dal Servizio Igiene degli Alimenti e Nutrizione (SIAN) e subito dopo dal Servizio Veterinario (sempre per la stessa allerta). Il gelato prodotto con latte crudo e/o pastorizzato è di competenza del SIAN o del Servizio Veterinario?

Risposta di: Filippo Castoldi, Dirigente Medico Veterinario, Direzione Welfare Regione Lombardia

La situazione rappresentata dal lettore mette, purtroppo, in luce una delle difficoltà e delle deficienze del sistema dei controlli ufficiali a livello nazionale: da un lato, abbiamo una duplicazione delle funzioni e delle attività svolte da soggetti diversi, spesso afferenti ad autorità diverse, dall’altro, non si può negare, permangono aree o settori scarsamente indagati. Il tutto ha un nome preciso: mancanza di coordinamento.
Periodicamente il legislatore, da ultimo con il decreto legislativo 27/2021, cerca di chiarire ruoli e responsabilità, ma rimangono comunque zone grigie di fondo ed eccesso di protagonismo da parte di alcuni soggetti e, comunque, la mancanza di criteri chiari di suddivisione dei compiti a livello nazionale che possono portare a occasioni come quella descritta.
Il cotesto è chiaro: a causa dell’uso improprio di una sostanza ritenuta cancerogena nella produzione di alcuni alimenti – purtroppo una situazione non così eccezionale, legata all’impiego disinvolto di composti chimici nella protezione/produzione/trasformazione di alimenti da parte di operatori localizzati in Paesi per lo più dotati di sistemi analisi e di controllo dei rischi meno sviluppati di quelli in essere nell’Unione europea, vengono posti sul mercato alimenti che presentano un profilo di rischio inaccettabile per gli standard europei. A questo punto, l’autorità sanitaria chiede che il prodotto in questione, quelli ottenuti dalla sua lavorazione o trasformazione, come pure quelli che l’hanno incluso come ingrediente, vengano ritirati e, se del caso, richiamati dal mercato al fine di ridurre il rischio di esposizione dei consumatori a tale pericolo.
Il compito di assicurare il ritiro/richiamo del prodotto è in capo all’operatore economico del settore alimentare, mentre l’autorità competente deve verificare che tali disposizioni siano state correttamente attuate. E a questo punto entra in gioco il personale dell’autorità competente locale.
Purtroppo, come detto, una norma chiara in materia di suddivisione dei compiti tra servizi afferenti alla medesima autorità competente non esiste, si va avanti per prassi, per tradizione, fatto salvo che, a livello locale, si siano raggiunti accordi (si chiama coordinamento) al fine di ottimizzare le risorse (efficienza) e l’efficacia (raggiungimento degli obiettivi) dei controlli ufficiali. È vero, alcuni punti fermi sono già presenti nei documenti dell’Unione europea. Così i controlli nei macelli e nei centri di lavorazione della selvaggina sono di esclusiva competenza veterinaria, ma quando ci si sposta da questi ambiti e si prendono in considerazione gli stabilimenti che operano al dettaglio, la situazione appare molto meno chiara. È vero, i veterinari dovrebbero occuparsi dei controlli sugli alimenti di origine animale e il SIAN di quelli sugli alimenti di origine vegetale, ma è chiaro che esistono ampie aree grigie che dovrebbero essere attribuite in base a una programmazione a livello locale. Se andiamo a vedere cosa succede in altri Paesi dell’Unione, i controlli sul settore del commercio al dettaglio sono spesso attribuiti a servizi dedicati, che entrano in tutti gli esercizi commerciali (ristoranti compresi) indipendentemente dalla natura delle merci offerte in vendita. Una soluzione simile semplificherebbe le cose ed eliminerebbe i rischi di duplicazione (o assenza) dei controlli che purtroppo capita di constatare nel nostro Paese.
Ritornando al caso prospettato nel quesito, ritengo che la soluzione migliore sia mostrare al personale addetto ai controlli ufficiali che dovesse intervenire in seconda battuta che tali verifiche sono già state condotte. Non è una soluzione ottimale, ma almeno si prevengono doppi interventi di controllo, sulla stessa materia, nel medesimo esercizio.

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