Forte elemento identitario, garanzia di qualità e protezione del prodotto, interfaccia di comunicazione con il cliente: la chiusura si conferma come un componente tecnico che opera su più piani e di alto valore strategico. «Non è un semplice tappo – sottolinea Enrico Bracesco, CEO del Gruppo Crealis – ma un elemento che veicola qualità, posizionamento e identità, orientando la scelta del consumatore e garantendo al tempo stesso protezione e sicurezza al prodotto».
Non si tratta di slogan ma è l’espressione di una filosofia che guida direttamente gli investimenti di ricerca e sviluppo del Gruppo che, mediamente, investe ogni anno il 6% del suo fatturato nel miglioramento di processi e prodotti.
Unificazione industriale, non solo rebranding
Il gruppo Crealis è recentemente andato incontro a un processo di rebranding. Il nuovo assetto è frutto di un percorso di aggregazione che ha portato sotto un’unica struttura e sotto un unico nome 8 marchi storici, 13 stabilimenti produttivi e competenze distribuite tra vini e spirits.

Spiega Bracesco: «Il passaggio a un brand unico non è, per Crealis, un’operazione di marketing. E nemmeno è stato motivato dalla volontà di semplificare internamente i costi. È piuttosto la formalizzazione di una trasformazione industriale e organizzativa che incide direttamente su processi, tempi di risposta e qualità del servizio lungo tutta la filiera del beverage». La riorganizzazione nasce per rispondere a una crescente complessità di un mercato globale, sempre più eterogeneo, sempre più veloce. In un simile contesto, unificare è una via per rispondere in maniera più efficace ed efficiente al cliente, qualunque sia la sua richiesta e dovunque esso si trovi. In passato, le otto realtà che costituiscono oggi il gruppo operavano con un elevato grado di autonomia, con un nome proprio, proprie specializzazioni e competenze, generando inevitabilmente complessità: processi non uniformi, interfacce commerciali multiple, integrazione tecnologica limitata e inefficienze nell’affrontare le richieste dei clienti. «La riorganizzazione era diventata necessaria e oggi introduce un modello più coerente, articolato in due business unit produttive dedicate rispettivamente a vini e spirits, affiancate da funzioni centrali trasversali, come ricerca e sviluppo, qualità e sostenibilità e da un unico team commerciale globale». L’obiettivo è semplificare l’interazione con il mercato, offrendo un accesso unico, chiaro e integrato all’intero portafoglio soluzioni.
Standardizzazione e prossimità: un equilibrio necessario
Dal punto di vista industriale, il cambiamento si traduce in una maggiore integrazione tra i siti produttivi: i processi vengono progressivamente standardizzati, la produzione diventa più intercambiabile su scala geografica e la logistica viene gestita in modo coordinato, garantendo al contempo livelli qualitativi omogenei. «Allo stesso tempo, però, gli stabilimenti restano distribuiti nelle principali aree di mercato, mantenendo quella prossimità al cliente che è fondamentale per garantire tempi di reazione rapidi», afferma Bracesco. Ne deriva un equilibrio tra scala globale e servizio locale, sempre più centrale per le aziende beverage.
Il vero elemento distintivo della trasformazione riguarda, però, la gestione delle competenze: «Abbiamo creato team centrali con il compito di raccogliere le migliori pratiche locali e metterle a fattor comune». Questo approccio si traduce in un lavoro sistematico di mappatura delle competenze, trasferimento dei processi più efficienti e sviluppo di team trasversali dedicati al miglioramento continuo. Un passaggio che, oltre agli aspetti tecnici, implica anche un cambiamento culturale: dalla logica locale a una visione globale, mantenendo però il radicamento nei singoli mercati.
“One stop shop”: semplificare senza perdere complessità
Con questa nuova organizzazione Crealis può proporsi come “one stop shop” per i suoi clienti, rendendo più semplice e chiara l’interazione con un gruppo che, negli anni, si era strutturato attraverso marchi, competenze e organizzazioni diverse: «In passato, uno stesso cliente poteva trovarsi a dialogare con interlocutori differenti a seconda del prodotto richiesto, capsule, tappi a vite, chiusure per spirits. Oggi, invece, l’obiettivo è uno solo: offrire un accesso unico e coerente a tutte le soluzioni disponibili. Vogliamo essere un punto di contatto semplice, chiaro e lineare per il mondo beverage». La semplificazione, però, è solo ciò che si vede in superficie. Dietro c’è un lavoro profondo di integrazione: processi allineati, competenze condivise, stabilimenti coordinati. È questa struttura che permette di rispondere più velocemente, con maggiore coerenza e con una visione d’insieme che prima non era possibile. Il “one stop shop”, quindi, non è solo un modo diverso di vendere. È un modo diverso di progettare e fornire soluzioni, mettendo il cliente nella condizione di accedere a tutta la complessità del gruppo, senza doverla gestire.