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Corte di giustizia UE: non si può commercializzare vino come "facilmente digeribile"

Fonte: Help consumatori - www.helpconsumatori.it
Data: 10/09/2012


Un vino non può essere commercializzato e pubblicizzato come “facilmente digeribile”. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea (Cgue), con una sentenza emessa il 6 settembre scorso.
Il caso trattato riguarda i prodotti della Deutsches Weintor, una cooperativa di viticoltori stabilita nel Land Renania Palatinato, che commercializza vini dei vitigni Dornfelder e Grauer/Weißer Burgunder come "edizione leggera", accompagnata dalla menzione "acidità lieve".
Sull’etichetta, in particolare, è indicato quanto segue: "grazie al nostro speciale processo protettivo "LO3" di deacidificazione biologica diventa gradevole al palato". Sul collarino delle bottiglie compare, inoltre, la dicitura "Edizione leggera, facilmente digeribile". Nel listino prezzi, poi, il vino è designato con la seguente espressione: "Edizione leggera - acidità lieve/facilmente digeribile".
Tali indicazioni sono state contestate dall’autorità che si occupa di controllare la commercializzazione delle bevande alcoliche nel Land. E la cooperativa si è rivolta alla Corte federale amministrativa della Germania, affermando che l’indicazione “facilmente digeribile” non è connessa con la salute, ma riguarda solo il benessere generale. Di diverso avviso la Corte di Giustizia dell’Unione europea, a cui la Corte federale ha chiesto di precisare la portata del divieto del diiritto europeo di utilizzare indicazioni sulla salute nell’etichettatura e nella pubblicità per le bevande che contengono più dell’1,2% in volume di alcol e per il vino.
La Cgue ha affermato che tale divieto "ricomprende l’indicazione "facilmente digeribile", accompagnata dalla menzione del contenuto ridotto di sostanze considerate negative da un gran numero di consumatori”. Non serve che le indicazioni sulla salute presuppongano un miglioramento dello stato di salute legato al consumo di un alimento: è sufficiente, argomenta la Corte, che venga suggerita la sola preservazione di un buono stato di salute nonostante un consumo potenzialmente dannoso come quello dell’alcol.
La Corte argomenta, infatti, che l’indicazione, suggerendo che il vino viene ben digerito, “sottintende che il sistema digerente non ne soffra o ne soffra poco e che lo stato di questo sistema rimanga relativamente sano ed intatto, anche in seguito a consumo ripetuto, poiché tale vino è caratterizzato da una ridotta acidità. In tal senso, l’indicazione può suggerire un effetto fisiologico benefico duraturo, consistente nella preservazione di un buono stato del sistema digerente, contrariamente ad altri vini di cui si presume che, in seguito al loro consumo cumulato, provochino effetti duraturi negativi per il sistema digerente e, conseguentemente, per la salute. Pertanto, tale indicazione costituisce un’indicazione sulla salute, vietata”.