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Corte di giustizia UE: Italia non può bloccare coltura di sementi OGM

Fonte: Help consumatori - www.helpconsumatori.it
Data: 07/09/2012


In Europa uno Stato non può limitare la coltivazione in attesa di misure regionali per la coesistenza tra Organismi Geneticamenti Modificati (OGM) e prodotti tradizionali. È quanto ha precisato la Corte di giustizia dell’Unione europea in una sentenza emessa ieri nella causa tra Pioneer Hi Bred Italia e il ministero della Politiche agricole, alimentari e forestali italiano sulle misure nazionali che evitano la presenza involontaria di OGM.
La Corte ha precisato che “la messa in coltura di organismi geneticamente modificati, quali le varietà del mais MON 810, non può essere assoggettata ad una procedura nazionale di autorizzazione quando l’impiego e la commercializzazione di tali varietà sono autorizzati ai sensi dell’articolo 20 del regolamento CE 1829/2003 e le medesime varietà sono state iscritte nel catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole previsto dalla direttiva 2002/53/CE, emendata con il regolamento CE 1829/2003″.
“L’articolo 26 bis della direttiva 2001/18/CE sull’emissione deliberata nell’ambiente di OGM - continua la Corte - non consente ad uno Stato membro di opporsi in via generale alla messa in coltura sul suo territorio di tali organismi geneticamente modificati nelle more dell’adozione di misure di coesistenza dirette ad evitare la presenza accidentale di OGM in altre colture”.
“La sentenza della Corte di giustizia UE è motivo di grande soddisfazione per la nostra azienda - ha affermato Paolo Marchesini, responsabile Affari istituzionali Sud Europa di Pioneer Hi Bred International - che vede confermate e avvalorate posizioni e argomentazioni che abbiamo sostenuto nel corso degli anni, in merito alla coltivazione di piante geneticamente migliorate in Europa. L’esperienza maturata in altri Paesi sulle colture geneticamente migliorate ci ha sempre portato a operare nell’osservanza dei rigorosi standard interni e di quelli riconosciuti a livello internazionale nella tutela dei prodotti, in modo da prevenire possibili impollinazioni incrociate".
L'azienda attende ora la decisione finale del Consiglio di Stato e, ha concluso Marchesini, "auspica che siano rimossi gli ostacoli che impediscono agli agricoltori di esercitare i loro diritti e libertà di scelta in merito alla semina di mais geneticamente migliorato in Italia, come previsto dalla normativa comunitaria vigente".